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Tajani di nuovo nella bufera: cosa ha detto stavolta su Giulio Regeni

Pubblicato: 29/09/2026 15:48

Di nuovo bufera su Antonio Tajani. E di nuovo per una frase che fa discutere, poche ore dopo una sentenza storica attesa dieci anni. Il giorno dopo la condanna di tre 007 egiziani per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni, il ministro degli Esteri sceglie parole che l’opposizione definisce gravissime, sminuendo la portata della decisione dei giudici di Roma. Il campo largo si compatta, le richieste di dimissioni si moltiplicano, Tajani è costretto a correre ai ripari con un chiarimento che non spegne le polemiche.

Cosa ha detto Tajani dopo la sentenza su Giulio Regeni

Il ministro degli Esteri ha sottolineato che sono state condannate tre persone, ma non l’Egitto, scatenando le proteste delle opposizioni. La frase incriminata è arrivata poche ore dopo la sentenza della Corte d’assise di Roma che ha condannato, in primo grado, tre 007 egiziani con l’accusa di aver sequestrato, torturato e ucciso il ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo e poi trovato cadavere il 3 febbraio successivo. Commentando la decisione dei giudici, Tajani ha rimarcato che esiste la separazione dei poteri aggiungendo che non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone. È stato deciso che sono colpevoli, ha spiegato il ministro a margine di un evento a Milano, vedremo quello che succederà in secondo e in terzo grado, però c’è stato un omicidio, quindi è stata una cosa non accettabile. Quanto ai rapporti con Il Cairo ha aggiunto, noi abbiamo sempre chiesto collaborazione, sono stati condannati e la giustizia farà il suo corso.

Chiarimento del ministro

Alla fine Tajani è stato costretto a chiarire il senso delle sue esternazioni. Io sono stupito dalle polemiche, ha spiegato il ministro, mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri che è una sentenza limitata che non dice chi sono gli assassini di Regeni mentre noi vogliamo che si faccia piena luce su questo. Noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale, ha aggiunto il titolare della Farnesina. Scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni, ha spiegato ancora il ministro sottolineando che agire con diplomazia, con discrezione, non significa non agire. Tajani ha quindi concluso dicendo che l’attività diplomatica non ha nulla a che vedere con copertura, noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità. Un tentativo di spegnere l’incendio, ma la polemica è servita. Di nuovo.

Dalle opposizioni accuse di negazionismo e richiesta di dimissioni

Le opposizioni si sono scatenate. Per Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, tra tutte le parole che il vice premier Tajani poteva usare per commentare la storica sentenza sull’assassinio di Giulio Regeni ha scelto le peggiori. Tajani dovrebbe ricordarsi che è il ministro degli Esteri dell’Italia, non dell’Egitto, ha quindi tagliato corto l’esponente dem. Secondo Elly Schlein dopo la sentenza dei giudici di Roma nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi e le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e uno sforzo encomiabile della Procura. Il leader di Avs Nicola Fratoianni parla di indecenza pura e di un ministro che ha perso definitivamente il controllo. Riccardo Magi di +Europa di parole che fanno rabbrividire e da cui trapela un certo negazionismo. E così via. Da più parti arrivano richieste di dimissioni.

Seconda gaffe in pochi giorni dopo le frasi sulle gonne lunghe e le donne affidabili

Il campo largo contro Antonio Tajani. Di nuovo. Dopo l’uscita sulle donne che indossano gonne più lunghe, ritenute serie e affidabili, il titolare della Farnesina inciampa anche sul caso Regeni. Una doppia scivolata che sta diventando un caso politico per il governo Meloni. La frase sulle gonne aveva già provocato un’ondata di critiche per sessismo e bigottismo, tanto che lo stesso generale Roberto Vannacci ha rincarato con una battuta, gonna lunga o corta? Meglio senza gonna, a cui la conduttrice ha replicato duramente. Ora la nuova uscita sul caso Regeni rischia di fare ancora più danni, perché tocca un nervo scoperto della politica estera italiana, il rapporto con l’Egitto di Al Sisi, da sempre al centro di polemiche per gli interessi economici e strategici che legano Roma e Il Cairo.

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