
Ci sono personaggi televisivi che finiscono per diventare molto più grandi della serie nella quale sono nati. Restano nella memoria per un gesto, un oggetto, una frase o per il modo in cui affrontano il pericolo. E, soprattutto, riescono a rappresentare un’idea precisa di eroismo, anche quando il tempo passa e il pubblico cambia.
In questo caso, l’eroe non aveva bisogno di pistole, muscoli o violenza per uscire dalle situazioni più difficili. La sua forza era soprattutto nella capacità di osservare, ragionare e trasformare gli oggetti più comuni in strumenti capaci di risolvere problemi apparentemente impossibili.
A riportare al centro questo particolare modello di protagonista è Richard Dean Anderson, l’attore diventato celebre proprio grazie a MacGyver. Il suo nome è tornato a far discutere per un giudizio durissimo nei confronti di Donald Trump: «Trump è un pezzo di mer*a. Non lo rispetto ed è la cosa peggiore che si possa dire di un essere umano».
Una frase estremamente netta, alla quale Anderson affianca il ricordo del personaggio che ha segnato la sua carriera: «MacGyver era un eroe tv che non usava armi». È proprio questo contrasto a rendere particolarmente significativo il suo intervento: da una parte il giudizio personale sull’ex presidente degli Stati Uniti, dall’altra l’immagine di un eroe televisivo costruito sulla logica e sull’ingegno.
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L’eroe che non aveva bisogno di armi
Quando MacGyver arrivò in televisione nel 1985, il protagonista interpretato da Anderson rappresentava una novità rispetto ai tradizionali eroi delle serie d’azione.
Angus MacGyver, agente della Phoenix Foundation, non affrontava i pericoli affidandosi alle armi da fuoco. Il suo metodo era completamente diverso: osservare la situazione, analizzare ciò che aveva intorno e trovare una soluzione utilizzando gli strumenti disponibili.
Un coltellino svizzero, del nastro adesivo, una graffetta o qualsiasi altro oggetto potevano trasformarsi in strumenti decisivi. L’ingegno prendeva così il posto della forza.
La serie, ideata da Lee David Zlotoff, rimase in onda per sette stagioni, dal 1985 al 1992, per un totale di 139 episodi.
Il successo fu tale da trasformare il nome del protagonista in un’espressione entrata nell’uso comune. “Macgyverare” è diventato infatti sinonimo di arrangiarsi e trovare una soluzione creativa con quello che si ha a disposizione.

Richard Dean Anderson e il successo di MacGyver
Prima di ottenere il ruolo destinato a renderlo famoso, Richard Dean Anderson aveva già lavorato in televisione. Nato a Minneapolis nel 1950, aveva interpretato il dottor Jeff Webber nella soap opera General Hospital.
La svolta arrivò nel 1985, quando ABC lo scelse per interpretare Angus MacGyver. Da quel momento la sua carriera cambiò direzione e il personaggio diventò rapidamente uno dei volti più riconoscibili della televisione.
Dopo la conclusione della serie, Anderson trovò un altro ruolo di grande popolarità interpretando il colonnello Jack O’Neill in Stargate SG-1. Nonostante questo secondo importante capitolo professionale, il legame con MacGyver è rimasto particolarmente forte.
Ed è proprio parlando di quel personaggio che l’attore ha più volte sottolineato quanto fosse diverso dagli altri protagonisti delle serie d’azione.

«MacGyver era un eroe tv che non usava armi»
«MacGyver era un eroe tv che non usava armi». La frase sintetizza uno degli elementi più caratteristici del personaggio.
MacGyver rifletteva, osservava e cercava una soluzione prima di ricorrere alla violenza. Il suo modo di affrontare il pericolo era basato sulla capacità di improvvisare e sull’utilizzo dell’intelligenza.
Anderson aveva spiegato anche quali fossero alcuni degli aspetti della serie che sentiva più vicini ai propri interessi: «Gli sceneggiatori scrivevano cose che mi interessavano, come l’ambiente, i diritti degli animali e l’avversione per le armi da fuoco. – ha detto l’attore, come riporta El Pais – E poi c’era il suo lato umano: una persona che, come me, sciava, giocava a hockey e conduceva una vita attiva».
Il personaggio, quindi, non rappresentava soltanto un protagonista capace di uscire da situazioni pericolose. MacGyver portava in televisione un’idea di eroismo nella quale la forza non coincideva necessariamente con la violenza.
Una serie capace di parlare a più generazioni
Per Anderson, uno degli aspetti più importanti del successo di MacGyver era proprio la possibilità di proporre un eroe che potesse essere seguito insieme da adulti e ragazzi.
«MacGyver era diverso: un eroe televisivo che non usava armi. Rifletteva, osservava e risolveva i problemi sul momento, senza uccidere nessuno né sparare un colpo».
Una caratteristica che, secondo l’attore, aveva favorito anche il rapporto tra genitori e figli davanti allo schermo: «Questo permetteva a genitori e figli di guardare lo show insieme».
Ed è proprio questo uno degli elementi che Anderson considera più importanti quando guarda oggi a quella esperienza: «Ed è proprio questo che mi rende più orgoglioso e felice: quei legami, specialmente tra figlie e padri. Credo che questa combinazione abbia reso la serie memorabile per un pubblico più vasto del solito».
Il riferimento a Donald Trump e il ricordo di MacGyver finiscono così per incontrarsi sul terreno dell’idea di eroismo. La critica dell’attore nei confronti dell’ex presidente è espressa con parole estremamente dure, mentre il personaggio che lo ha reso celebre viene ricordato per caratteristiche quasi opposte: niente armi, niente ricerca della violenza, ma ragionamento, osservazione e capacità di trovare una soluzione.
È questa l’immagine di MacGyver rimasta nell’immaginario di milioni di spettatori: un eroe che non aveva bisogno di sparare per vincere e che aveva trasformato l’arte di arrangiarsi in una delle caratteristiche più riconoscibili della televisione.


