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“Quanto mi hanno pagato i Sempio”. L’avvocato racconta tutto

Pubblicato: 06/10/2026 10:09

La svolta nell’indagine sul delitto del 13 agosto 2007 ha visto la Procura di Pavia notificare la chiusura degli accertamenti a carico di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Un passaggio propedeutico a una probabile richiesta di rinvio a giudizio che riapre i giochi a quasi due decenni dai fatti. Parallelamente agli sviluppi investigativi, a fare scalpore in queste ore è però il versante finanziario legato alla precedente gestione difensiva del giovane tra il 2016 e il 2017, con un interrogativo di fondo: quanto mi hanno pagato i sempio.

I riflettori sono stati riaccesi dal programma Ore 11, che ha trasmesso la testimonianza dell’avvocato Simone Grassi, ex legale di Andrea Sempio. Al centro dei riflettori c’è il presunto passaggio di almeno 45mila euro in contanti consegnati dalla famiglia per remunerare il vecchio collegio difensivo composto da tre professionisti.

Dalle partecipazioni tv ai contanti: la bufera sui compensi

In passato, lo stesso Simone Grassi aveva dichiarato pubblicamente: «La mia retribuzione è stata l’esposizione mediatica in televisione e sui giornali». Interrogato dagli inquirenti, il professionista ha invece corretto il tiro spiegando la presenza di una quota di 15mila euro a testa derivante dal totale di 45mila euro. Secondo tale versione, sarebbe stato l’avvocato Massimo Lovati a concordare «la cifra di 45 mila euro», poi ricevuta in contanti dai familiari e suddivisa tra i legali.

Un impianto narrativo che contrasta con la memoria dei genitori di Andrea. La madre Daniela Ferrari ha chiarito l’origine delle continue richieste monetarie spiegando: «Ci dicevano che ci servivano per le carte. Dagli avvocati ci andavano sempre mio marito e mio figlio e quando tornavano ci dicevano che gli servivano per le carte». Sulla stessa linea il padre Giuseppe Sempio, che ha ricordato il profondo stato di soggezione provato all’epoca: «Noi eravamo nelle loro mani e non sapevamo una virgola di cosa facessero, eravamo in loro balia».

Sui social e sulle piattaforme digitali la polemica è esplosa all’istante dopo la messa in onda di Ore 11. C c’è chi sottolinea che «La questione fondamentale è capire esattamente chi ha preso quei soldi e per quale attività» e chi incalza precisando che «Se erano pagamenti agli avvocati bisogna ricostruire tutto, dalle cifre alle date». Molti utenti invitano tuttavia alla massima cautela ricordando che «I pagamenti da soli non dimostrano nulla sull’omicidio, bisogna tenere separate le due vicende» e che «Dopo tutti questi anni servono documenti e riscontri, non interpretazioni», mentre resta aperto il dubbio generale: «Possibile che su una cifra così importante esistano ricostruzioni tanto diverse?».

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