
Quindici anni dopo la sua assoluzione nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher, Amanda Knox è tornata davanti al tribunale di Perugia, uno dei luoghi simbolo della vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la sua vita. La 39enne statunitense ha pubblicato sui social un selfie scattato davanti all’edificio, raccontando il ritorno in Italia e il diverso rapporto che oggi sente di avere con il Paese nel quale arrivò da studentessa nel 2007.
«Per molto tempo ho pensato che gli anni trascorsi in Italia fossero un incubo destinato a perseguitarmi per sempre», ha scritto Knox su X. Questa volta, raccontando il suo viaggio tra diverse città italiane, ha invece sottolineato di aver camminato «a testa alta».
Il ritorno davanti al tribunale di Perugia
Nel lungo racconto pubblicato sui social, Amanda Knox ha condiviso diverse fotografie del viaggio, compresa quella davanti al tribunale umbro dove si svolsero i processi di primo e secondo grado per l’omicidio di Meredith Kercher.
«Sono appena rientrata dall’Italia, dove sono andata a trovare Don Saulo, il sacerdote che mi è stato vicino tenendomi per mano durante quegli anni di buio, quando la mia famiglia non poteva farlo», ha raccontato.
Poi il ritorno in uno dei luoghi più difficili della sua esperienza italiana: «Ho visitato anche il tribunale di Perugia, dove fui condannata a 26 anni di carcere e dove la folla locale gridò “Vergogna!” al momento della mia assoluzione».
Knox e Raffaele Sollecito furono definitivamente assolti dall’accusa di aver partecipato all’omicidio di Meredith Kercher dalla Corte di Cassazione nel 2015, dopo una lunga e complessa vicenda processuale.

«Ho camminato a testa alta»
Il viaggio non si è limitato a Perugia. Knox ha raccontato di aver attraversato Venezia, Milano e Roma, condividendo sui social alcuni momenti della visita.
«Ho camminato per Venezia, Milano e Roma a testa alta», ha scritto. Nel suo itinerario hanno trovato spazio anche la musica e la Sicilia: Knox ha assistito all’esecuzione del Terzo Concerto di Rachmaninov da parte dell’Orchestra Sinfonica di Palermo in un antico teatro di Taormina e ha raccontato di aver visto un’eruzione dell’Etna.
Immagini e momenti che la scrittrice e podcaster statunitense ha contrapposto ai ricordi degli anni trascorsi in Italia durante e dopo l’inchiesta sull’omicidio della studentessa britannica.
«L’Italia non deve per forza essere un incubo»
Nel messaggio pubblicato su X, Knox ha spiegato come per molto tempo il suo rapporto con l’Italia sia rimasto inevitabilmente legato alla vicenda giudiziaria.
«Per molto tempo ho pensato che gli anni trascorsi in Italia fossero un incubo destinato a perseguitarmi per sempre. Ma l’Italia non deve per forza essere un incubo per me», ha scritto.
«L’Italia è bellissima. C’è un motivo se ci sono andata, fin dall’inizio», ha aggiunto, concludendo il racconto del viaggio con un semplice «Ciao Italia».
Il ritorno davanti al tribunale di Perugia assume così, nelle parole della stessa Knox, il significato di un confronto con uno dei luoghi centrali del suo passato: quello in cui venne condannata e successivamente assolta, e davanti al quale, quindici anni dopo quella prima assoluzione in appello, ha scelto di farsi fotografare.


