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“Non si tocca!”. Maggioranza spaccata, lite furiosa: salta il voto in Parlamento

Pubblicato: 13/10/2026 13:49

Il diritto di veto nelle istituzioni europee riapre le tensioni all’interno della maggioranza di governo. Lo scontro tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia ha portato al rinvio del voto alla Camera sulla mozione dedicata al futuro del veto nazionale nell’Unione europea, facendo emergere le divergenze tra le forze della coalizione. La decisione arriva alla vigilia delle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento, in vista del prossimo Consiglio europeo.

Al centro della disputa c’è una questione che divide da tempo le posizioni dei partiti di maggioranza: mantenere il diritto di veto degli Stati membri nelle decisioni europee oppure valutare un suo superamento per ridurre il rischio di paralisi delle istituzioni comunitarie. Su questo punto, le differenze tra gli alleati si sono tradotte in un confronto politico che ha impedito di arrivare a un testo condiviso.
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Le posizioni divergenti sul diritto di veto europeo

Fratelli d’Italia e Lega sostengono il mantenimento del diritto di veto, considerato uno strumento per tutelare il ruolo degli Stati nazionali nei processi decisionali dell’Unione europea. Forza Italia, invece, è favorevole al superamento di questo meccanismo, ritenendo necessario evitare che singoli Paesi possano bloccare decisioni comuni.

Tra gli elementi che alimentano il dibattito figura il caso dell’Ungheria, spesso richiamato nel confronto sull’unanimità e sulla possibilità che le posizioni di un singolo governo impediscano agli altri Stati membri di procedere su questioni condivise.

La distanza tra le tre forze politiche ha reso difficile individuare una formulazione in grado di soddisfare tutti gli alleati. Il confronto non riguarda soltanto il contenuto della mozione, ma anche l’indirizzo che il governo intende sostenere sul funzionamento delle istituzioni europee e sull’equilibrio tra sovranità nazionale e capacità decisionale dell’Unione.

Il tentativo di mediazione guidato da Tommaso Foti

Un primo tentativo di trovare un’intesa era stato avviato la settimana precedente, in occasione del voto sulla legge elettorale. Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti aveva riunito i capigruppo e i rappresentanti dei partiti della maggioranza per cercare una soluzione condivisa.

Al confronto avevano partecipato Enrico Costa per Forza Italia, Gian Giacomo Calovini per Fratelli d’Italia, Stefano Candiani per la Lega e Maurizio Lupi per Noi Moderati.

In quella fase, il confronto aveva portato a un accordo su una mozione dal contenuto generale, da contrapporre a quella presentata dal centrosinistra. La formulazione individuata prevedeva di monitorare l’evoluzione dei lavori delle istituzioni europee, lasciando aperta la possibilità di valutare un eventuale superamento del diritto di veto.

Si trattava di un testo volutamente generico, che non avrebbe comportato un impegno politico definitivo sulla direzione da seguire. Proprio questa impostazione aveva consentito ai partiti della coalizione di convergere su una soluzione comune, almeno nella prima fase della trattativa.

La riscrittura del testo fa saltare l’intesa

L’accordo raggiunto nei giorni precedenti, tuttavia, non ha retto al successivo intervento di Palazzo Chigi. Lunedì è arrivata la richiesta di modificare la mozione, introducendo riferimenti espliciti al mantenimento del diritto di veto e alla necessità di garantire la tutela degli Stati nazionali all’interno delle istituzioni europee.

La nuova formulazione ha cambiato l’impostazione del documento, rendendo più netta la posizione a favore della conservazione del meccanismo. Una modifica che Forza Italia non ha accettato, comunicando l’impossibilità di votare il testo così riscritto e annunciando la presentazione di una propria mozione.

La contrapposizione ha impedito alla maggioranza di procedere con il voto previsto alla Camera. Di conseguenza, la decisione è stata rinviata a una data ancora da stabilire, senza che fosse raggiunta un’intesa definitiva tra le forze di governo.

Il nodo europeo alla vigilia delle comunicazioni di Meloni

Il rinvio del voto porta in primo piano le differenze tra gli alleati proprio mentre Giorgia Meloni si prepara a intervenire in Parlamento in vista del Consiglio europeo. La questione del diritto di veto rappresenta uno dei punti sui quali la maggioranza deve ancora trovare una posizione comune, soprattutto rispetto al rapporto tra la protezione degli interessi nazionali e l’efficacia delle decisioni europee.

Il mancato accordo sulla mozione evidenzia la difficoltà di tradurre le diverse impostazioni politiche in un indirizzo condiviso. Da una parte, Fratelli d’Italia e Lega insistono sulla necessità di preservare il veto; dall’altra, Forza Italia sostiene un modello che consenta di limitare i blocchi nelle decisioni dell’Unione.

Per il momento, il confronto resta aperto e il voto alla Camera è sospeso. La presentazione di una mozione autonoma da parte di Forza Italia conferma che, sul futuro del diritto di veto nell’Unione europea, la maggioranza non è riuscita a superare le proprie divergenze. Il calendario della votazione e la possibilità di un nuovo compromesso restano da definire.

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