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Autotrasporti in crisi carburante, ultimatum al governo: “Fermiamo il Paese”

Pubblicato: 15/10/2026 15:05

Il caro carburante rischia di paralizzare l’Italia. Gli autotrasportatori minacciano un fermo nazionale, mentre nel Sud si moltiplicano le proteste, i presidi stradali e le difficoltà nei rifornimenti di benzina e diesel. A lanciare l’allarme è il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, che chiede al governo una convocazione urgente delle associazioni di categoria e avverte: «Altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il Paese». La situazione è particolarmente critica in Calabria, dove a Cosenza numerosi distributori hanno esaurito le scorte, e in Puglia, dove agricoltori e camionisti stanno organizzando presidi e manifestazioni. Alla base della mobilitazione c’è l’aumento del prezzo del gasolio, cresciuto secondo Conftrasporto di oltre 50 centesimi al litro dall’inizio della guerra, insieme alle difficoltà economiche che stanno colpendo le imprese.

Autotrasportatori, l’ultimatum al governo: «Convocateci subito o valuteremo il fermo nazionale»

Il rischio di uno stop generalizzato dei trasporti su strada si fa sempre più concreto, almeno secondo l’allarme lanciato dalle associazioni di categoria.

Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha chiesto un intervento immediato dell’esecutivo per evitare che le manifestazioni spontanee già in corso possano trasformarsi in una mobilitazione nazionale.

«Chiediamo al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d’autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il Paese», ha dichiarato Russo all’ANSA.

Il presidente dell’associazione ha descritto un settore attraversato da tensioni crescenti, soprattutto a causa dell’impennata dei costi del carburante.

«La situazione è molto preoccupante perché l’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha generato una situazione di alta tensione fra le imprese di trasporto», ha spiegato.

Secondo Russo, il malcontento si è già tradotto in proteste spontanee in diverse zone del Paese e altre iniziative sarebbero in fase di organizzazione, soprattutto nel Mezzogiorno.

Il rischio, dunque, non riguarda soltanto l’eventuale proclamazione di uno sciopero nazionale, ma anche il moltiplicarsi di blocchi e manifestazioni non coordinati dalle organizzazioni di categoria.

«Proteste spontanee e imprenditori disperati»: cresce la tensione nel Sud

Uno degli elementi che preoccupano maggiormente Conftrasporto è proprio la natura delle mobilitazioni.

Le iniziative, infatti, non sarebbero state proclamate ufficialmente dalle associazioni di rappresentanza, ma organizzate direttamente da gruppi di trasportatori esasperati dall’aumento dei costi.

Russo ha riferito di avere notizia di altri operatori che, in diverse aree del Mezzogiorno, si stanno preparando a organizzare blocchi stradali.

«Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria», ha sottolineato.

Una situazione che il presidente di Conftrasporto considera particolarmente delicata.

Secondo Russo, infatti, l’assenza di un coordinamento nazionale rende più difficile prevedere l’evoluzione delle proteste e dimostra quanto sia elevata la tensione tra le imprese.

L’associazione chiede quindi un confronto immediato con il governo, prima che la situazione possa aggravarsi ulteriormente.

Gasolio aumentato di oltre 50 centesimi: le richieste degli autotrasportatori

Al centro della protesta c’è soprattutto il prezzo del diesel, una delle principali voci di spesa per le aziende che effettuano trasporto merci su strada.

Secondo quanto dichiarato da Conftrasporto, il gasolio avrebbe registrato un aumento superiore a 50 centesimi al litro dall’inizio della guerra.

Un rincaro che, moltiplicato per i consumi quotidiani dei mezzi pesanti, può incidere in maniera significativa sui bilanci delle imprese.

Russo ha ricordato che nel maggio scorso era stato raggiunto un accordo con il governo per sostenere il settore di fronte all’aumento dei prezzi.

L’associazione chiede ora che vengano rispettati gli impegni assunti.

In particolare, Conftrasporto sollecita lo sblocco delle risorse già stanziate per fronteggiare il caro carburante, che secondo Russo non sarebbero ancora arrivate alle imprese.

Il presidente ha inoltre chiesto ulteriori finanziamenti, alla luce della prosecuzione dei rincari.

«Il governo renda disponibile delle risorse che sono state stanziate proprio per il caro carburante ma che ancora non sono arrivate», ha dichiarato, chiedendo anche il rispetto dell’impegno a prevedere nuovi stanziamenti qualora i prezzi avessero continuato a salire.

«Queste dinamiche di prezzo, purtroppo, ci sono e quindi il governo deve intervenire con ulteriori stanziamenti», ha concluso.

Emergenza carburanti a Cosenza: distributori a secco e lunghe code

Le conseguenze della crisi si stanno facendo sentire anche sulla distribuzione dei carburanti.

La situazione più critica viene segnalata a Cosenza, dove la maggior parte delle stazioni di servizio avrebbe completamente esaurito le scorte di benzina e diesel.

I pochi distributori ancora riforniti sono stati presi d’assalto dagli automobilisti, con lunghe file di veicoli in attesa di fare il pieno.

Già nella giornata precedente si erano registrati forti disagi alla circolazione, alimentati dalla preoccupazione per possibili interruzioni nelle consegne.

A complicare il quadro contribuiscono le ripercussioni delle proteste legate all’Ilva davanti alla raffineria di Taranto e l’annuncio di una mobilitazione degli autotrasportatori in Calabria.

Il timore di rimanere senza carburante ha spinto numerosi automobilisti a raggiungere le stazioni di servizio ancora operative, aumentando ulteriormente la pressione sulla rete di distribuzione.

Le difficoltà nei rifornimenti non riguardano soltanto Cosenza, ma vengono segnalate anche in altre aree della regione.

La situazione potrebbe avere ripercussioni sia sugli spostamenti privati sia sulle attività economiche che dipendono dalla disponibilità di carburante.

Proteste in Calabria, previsti presidi a Rende e Montalto Uffugo

La mobilitazione è destinata a proseguire anche nelle prossime ore.

Per venerdì 16 ottobre sono annunciati presidi e manifestazioni di agricoltori e operatori del settore dei trasporti in diverse località della provincia di Cosenza.

Tra le aree interessate figurano Rende, Montalto Uffugo e diversi centri della costa ionica e tirrenica.

Le proteste sono rivolte contro il caro gasolio e l’aumento dei costi di produzione, che stanno mettendo in difficoltà tanto le imprese di autotrasporto quanto quelle agricole.

I manifestanti chiedono misure economiche immediate per sostenere le aziende e contrastare gli effetti dei rincari.

Il timore è che il proseguimento delle difficoltà logistiche possa aggravare ulteriormente la situazione dei distributori, già alle prese con problemi di approvvigionamento.

Proteste in Puglia, tre presidi a Vieste e rallentamenti sull’A14

La tensione è alta anche in provincia di Foggia, dove prosegue la mobilitazione congiunta di agricoltori e autotrasportatori.

A Vieste, sul Gargano, sono stati organizzati tre presidi agli ingressi della cittadina.

A riferirlo è stato Guido Cusmai, rappresentante di Orgoglio Olivicolo, secondo il quale numerosi manifestanti sono scesi in strada anche con i propri mezzi agricoli.

L’intenzione dei partecipanti sarebbe quella di unirsi alla protesta già in corso da domenica nei pressi del casello autostradale dell’A14 a Poggio Imperiale.

Rallentamenti alla circolazione vengono segnalati anche in corrispondenza di altri punti interessati dai presidi, tra cui il casello di Candela.

La Prefettura sta monitorando l’evoluzione della situazione, predisponendo servizi per garantire il rifornimento delle stazioni di servizio.

L’obiettivo è evitare che le proteste possano compromettere ulteriormente la disponibilità di carburante sul territorio.

Agricoltori in piazza per il gasolio a 1,60 euro e il crollo del prezzo dell’olio

Accanto agli autotrasportatori stanno protestando anche gli agricoltori, alle prese con l’aumento dei costi di produzione e con le difficoltà del mercato.

Nel Gargano, uno dei problemi principali riguarda il prezzo del gasolio agricolo, salito oltre 1,60 euro al litro.

A questo si aggiunge il calo del prezzo dell’olio extravergine d’oliva, che secondo i manifestanti rischia di rendere economicamente insostenibile la raccolta.

La consigliera regionale Graziamaria Starace ha raggiunto gli agricoltori sul lungomare Enrico Mattei, a Vieste, per ascoltare le loro richieste.

«Gli agricoltori del Gargano sono la mia gente, sono le nostre famiglie», ha dichiarato.

Starace ha poi sottolineato le difficoltà economiche denunciate dai produttori.

«Oggi raccontano un olio pagato meno di quanto costa produrlo e olive che rischiano di restare sugli alberi», ha spiegato.

La consigliera ha chiesto interventi concreti sia alla Regione sia al governo nazionale.

«Servono misure regionali che arrivino nei campi in tempi rapidi e proposte forti da presentare al Governo, a Roma», ha aggiunto.

Sciopero nazionale degli autotrasportatori: quando potrebbe iniziare?

La possibilità di un fermo nazionale del settore è stata esplicitamente evocata da Conftrasporto, ma al momento non risulta una data ufficiale di inizio dello sciopero nazionale.

Il presidente Pasquale Russo ha parlato della necessità di valutare questa iniziativa qualora il governo non convochi rapidamente le associazioni di categoria.

La minaccia rappresenta quindi un ultimatum politico e sindacale, non ancora la proclamazione di uno stop generalizzato.

Diversa è la situazione delle proteste locali, alcune delle quali sono già in corso e altre sono annunciate per le prossime ore.

La preoccupazione riguarda soprattutto le possibili conseguenze sulla distribuzione delle merci e sull’approvvigionamento di carburante, in un contesto nel quale alcune aree del Mezzogiorno stanno già registrando disagi significativi.

La richiesta di Conftrasporto è una risposta immediata del governo sul caro gasolio e sullo sblocco delle risorse promesse. Senza un intervento, avverte l’associazione, le tensioni potrebbero estendersi ulteriormente, fino alla valutazione di un fermo nazionale capace di provocare pesanti ripercussioni sull’economia e sulla mobilità del Paese.

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