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Maltempo spaventoso in Italia, Matteo è morto così: “Orgoglioso della divisa, dolore immenso”

Pubblicato: 22/10/2026 09:32

Aveva indossato l’uniforme in diverse missioni di pace all’estero, compreso l’Afghanistan, portando avanti il proprio lavoro con dedizione e senso del dovere. Ma la tragedia che gli è costata la vita si è consumata a pochi chilometri da casa, lungo una strada che percorreva abitualmente per raggiungere la caserma. Matteo Ambu è morto ieri mattina in un incidente stradale, dopo che una parte di un platano è crollata sulla sua automobile in via Roma Destra. Una morte improvvisa che ha spezzato la vita di un uomo profondamente legato alla famiglia e ha lasciato nello sconforto la comunità di Ca’ Savio, dove viveva con la moglie e i loro due bambini.

Originario di Cagliari, Ambu aveva 45 anni e avrebbe compiuto 46 anni il prossimo 21 dicembre. Abitava al secondo piano di un condominio a Ca’ Savio, sul litorale veneziano, in un appartamento non lontano da via Fausta. Ogni mattina si alzava presto per raggiungere Padova, dove prestava servizio al Comando territoriale Nord dell’Esercito, nella zona di Prato della Valle. Anche il giorno dell’incidente era uscito di casa intorno alle 6, pronto a iniziare una nuova giornata di lavoro. Indossava la divisa, che aveva sempre portato con orgoglio e convinzione.

Nel corso della carriera militare aveva prestato servizio anche a Forlì, al 66° Reggimento fanteria aeromobile. Negli ultimi anni era stato trasferito a Padova, dove ricopriva l’incarico di responsabile dell’armeria di reparto. Un ruolo delicato, svolto con serietà e precisione, qualità che colleghi e conoscenti gli riconoscevano anche al di fuori dell’ambiente professionale. Le missioni all’estero, compresa quella in Afghanistan, avevano rappresentato una parte importante del suo percorso, ma nella vita quotidiana il centro di tutto era diventato il nucleo familiare costruito sul litorale veneziano.

A Ca’ Savio Matteo aveva trovato l’amore e messo radici. Con la moglie Susanna Dei Rossi, professionista impegnata nella comunicazione per l’azienda locale Ecosistem srl, aveva avuto due figli, di 4 e 8 anni. Una famiglia descritta come unita e molto presente nella comunità, legata anche alla vita della parrocchia di Cavallino. La notizia della morte ha colpito profondamente quanti conoscevano la coppia, che si era fatta apprezzare per la discrezione, la gentilezza e la partecipazione alla vita del territorio.

Nelle ore successive alla tragedia, accanto alla famiglia si sono stretti amici, vicini e colleghi dell’Esercito arrivati da Padova per manifestare la propria vicinanza. Anche il parroco di Cavallino, don Fabio Miotto, ha raggiunto i familiari per portare una parola di conforto in un momento di dolore difficile da affrontare. La solidarietà ha coinvolto anche il mondo del lavoro: Susanna, appresa la notizia mentre si trovava in azienda, è stata circondata dall’affetto dei colleghi e dei titolari. Una rete di vicinanza che testimonia quanto la famiglia fosse conosciuta e stimata nella comunità.

Tra i vicini resta soprattutto il ricordo di un padre che dedicava ai figli ogni momento libero. «Sapevo che era un soldato e che partecipava spesso a missioni all’estero», racconta uno di loro. «Quando rientrava, però, la sua più grande passione erano i figli. Capitava di vederlo giocare con loro nel piazzale». Un’immagine semplice, quotidiana, che restituisce il ritratto di un uomo capace di lasciare fuori dalla porta di casa le responsabilità del lavoro per dedicarsi pienamente ai bambini. Chi lo frequentava lo descrive come una persona tranquilla, pacata e riflessiva, sempre educata e gentile.

Accanto alla divisa e alla famiglia, Matteo coltivava anche passioni personali, dalla musica metal e rock ai videogiochi. Gli amici di famiglia ricordano soprattutto il suo carattere e la convinzione con cui svolgeva il proprio servizio. «Credeva profondamente in quello che faceva e nel suo lavoro, anche nelle missioni che lo avevano portato in giro per il mondo», raccontano. E aggiungono: «Era una persona cordiale, meravigliosa, buona, educata e gentile. Con i bambini era dolcissimo, un papà attentissimo e soprattutto presente». Anche il rapporto con la moglie viene ricordato come particolarmente solido: «Erano una coppia molto unita, si vedeva quanto fossero legati».

Resta ora lo sgomento per una morte improvvisa, arrivata mentre Ambu stava semplicemente andando al lavoro. «Non riusciamo a capacitarci di quello che è successo», spiegano gli amici. «Siamo sconvolti, è una tragedia terribile, una sfortuna atroce». Nel ricordo di chi gli era vicino torna anche la sua indole riservata: «Era una persona tranquilla, calma e riflessiva. Non era uno che faceva qualcosa fuori posto. Lo era per carattere, ma anche per la formazione ricevuta nell’Esercito». Parole che si uniscono al dolore dei colleghi e della comunità, chiamati a fare i conti con una perdita difficile da comprendere.

La tragedia lascia una famiglia privata del marito e del padre, due bambini che dovranno affrontare un’assenza enorme e una comunità che si stringe attorno ai suoi cari. Matteo Ambu aveva dedicato anni al servizio nell’Esercito e alle missioni all’estero, ma il suo ritratto più vivo resta quello di un uomo innamorato della propria famiglia, presente nella quotidianità e attento ai figli. È attraverso questi ricordi, insieme alla solidarietà di chi gli ha voluto bene, che amici, colleghi e vicini stanno cercando di affrontare il dolore per una morte tanto improvvisa quanto drammatica.

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