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“Chiesto l’arresto”. Ex Ilva, terremoto: l’annuncio ora

Pubblicato: 26/10/2026 15:18

La Procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, nell’ambito di un’inchiesta sull’inquinamento ambientale legato allo stabilimento siderurgico dell’ex Ilva. La richiesta di misura cautelare riguarda anche Alessandro Labile, ex direttore dell’Area Ambiente del polo industriale tarantino, e Francesco Astorri, responsabile dell’Ispra per la valutazione e i controlli degli impianti di interesse strategico nazionale, categoria nella quale rientra anche il siderurgico pugliese.

L’inchiesta sull’inquinamento tra il 2019 e il 2024

Al centro dell’indagine ci sono le presunte responsabilità legate all’inquinamento ambientale a Taranto nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024. Si tratta di una fase cruciale per la gestione dello stabilimento, durante la quale Acciaierie d’Italia era guidata da Morselli, con la multinazionale ArcelorMittal come socio di maggioranza. Gli investigatori stanno ricostruendo le condotte e le eventuali omissioni che, secondo l’ipotesi accusatoria, potrebbero aver contribuito alla commissione dei reati contestati.

Domiciliari per tre, misure interdittive per altri dieci

Oltre agli arresti domiciliari per i tre manager, la Procura ha chiesto misure interdittive per altre dieci persone, tra dirigenti e responsabili di diverse funzioni aziendali e istituzionali. Il procedimento coinvolge complessivamente 28 persone e cinque società. Le richieste avanzate dai pubblici ministeri dovranno essere valutate nelle sedi competenti: non equivalgono a provvedimenti già disposti né costituiscono, di per sé, un accertamento definitivo delle responsabilità degli indagati.

Il ruolo di Morselli durante la gestione ArcelorMittal

Il nome di Lucia Morselli è legato alla stagione gestionale in cui Acciaierie d’Italia operava sotto la guida di ArcelorMittal, prima del passaggio alla gestione straordinaria. L’ex amministratrice delegata si trova ora al centro dell’inchiesta della magistratura tarantina, che punta a fare luce sulla conduzione dell’impianto e sulle presunte violazioni ambientali contestate per gli anni esaminati. Saranno gli accertamenti giudiziari a stabilire le eventuali responsabilità individuali.

A febbraio 2024 il passaggio all’amministrazione straordinaria

La gestione societaria è cambiata nel febbraio 2024, quando Acciaierie d’Italia è entrata in amministrazione straordinaria, una procedura tuttora in vigore secondo quanto riportato nell’articolo. Il passaggio ha segnato una nuova fase per il gruppo industriale, già alle prese con una crisi produttiva e finanziaria e con le difficoltà legate al futuro dello stabilimento di Taranto. L’indagine giudiziaria si concentra tuttavia sulle condotte riferite al periodo compreso tra il 2019 e il 2024.

Le contestazioni: ambiente, incolumità pubblica e pubblica amministrazione

Tra i reati ipotizzati nell’inchiesta figura anche l’associazione per delinquere, finalizzata, secondo l’accusa, alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. Questa contestazione riguarda otto degli indagati. La magistratura è chiamata a verificare se le condotte oggetto dell’indagine siano riconducibili a responsabilità individuali o a un eventuale sistema organizzato di comportamenti illeciti.

I magistrati al lavoro sul caso

L’inchiesta è stata condotta dai pubblici ministeri Mariano Buccoliero, Francesco Ciardo e Francesco Sansobrino. Ciardo è successivamente passato alla Procura di Lecce. Il lavoro degli inquirenti mira a ricostruire le decisioni assunte nella gestione dell’impianto, il rispetto delle prescrizioni ambientali e il ruolo svolto dai diversi soggetti coinvolti nei controlli e nelle attività produttive.

Ex Ilva, un caso che intreccia industria e tutela ambientale

La vicenda riporta al centro il difficile equilibrio tra continuità produttiva, salvaguardia dell’occupazione e tutela della salute e dell’ambiente. Il polo siderurgico di Taranto rappresenta un nodo strategico per l’industria italiana, ma da anni è anche al centro di controversie e procedimenti legati alle emissioni e al loro impatto sul territorio. L’indagine della Procura si inserisce in questo contesto, con l’obiettivo di accertare eventuali violazioni e individuare le responsabilità previste dalla legge.

Ora la valutazione sulle misure cautelari

La richiesta di arresti domiciliari per Morselli, Labile e Astorri apre una nuova fase giudiziaria del caso. Spetterà agli organi competenti valutare i presupposti delle misure richieste e decidere se sussistano le condizioni previste dalla legge. Nel frattempo, l’inchiesta prosegue su un quadro articolato che coinvolge manager, responsabili di funzioni e società. Le responsabilità penali dovranno essere accertate nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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