
GERUSALEMME, 26 ottobre 2026 – Una selva di telecamere, grandi bracci meccanici sospesi sopra le postazioni televisive, monitor accesi, microfoni ancora avvolti nella plastica, chilometri di cavi e una gigantesca parete blu sulla quale campeggia il simbolo della Commissione elettorale centrale israeliana. Mancano poche ore all’apertura delle urne e nel cuore della Knesset, il Parlamento israeliano, è tutto pronto. Qui, in uno spazio che normalmente è soltanto un corridoio, è stato costruito il quartier generale dal quale sarà controllata la macchina elettorale di un intero Paese. Un centro operativo capace di raccogliere in tempo reale le informazioni provenienti da migliaia di seggi, intervenire sulle emergenze, verificare le segnalazioni di irregolarità e raccontare ai cittadini, attraverso le televisioni, quello che accade durante la giornata elettorale.
Le file di sedie blu sono ancora vuote, le grandi telecamere già allineate davanti alle postazioni delle emittenti israeliane. Sugli schermi scorrono i notiziari, mentre le luci della scenografia illuminano il lungo spazio parlamentare. L’impressione è quella di trovarsi in una struttura televisiva permanente, un grande studio tecnologico costruito per seguire gli avvenimenti più importanti della vita nazionale. E invece questo apparato imponente viene montato in appena quarantotto ore e smantellato una volta concluse le operazioni. Il corridoio tornerà a essere un corridoio. Ma per le prossime ore sarà il centro nervoso della democrazia israeliana, il luogo dal quale verranno coordinate le operazioni per l’elezione della ventiseiesima Knesset, composta da 120 deputati.
Il Centro di controllo e coordinamento della Commissione elettorale centrale entrerà in funzione alle sei del mattino di martedì 27 ottobre, un’ora prima dell’apertura dei seggi. Da quel momento comincerà a ricevere un flusso continuo di comunicazioni provenienti da tutto il territorio israeliano. Segnalazioni tecniche, problemi organizzativi, richieste di intervento, denunce di possibili irregolarità. Ogni comunicazione sarà registrata, classificata e indirizzata alla struttura competente. Per assicurare il funzionamento di questa macchina, Israele dispone di 20 comitati elettorali regionali, distribuiti sul territorio nazionale e collegati direttamente con la centrale di Gerusalemme. Un’organizzazione che permette di affrontare le emergenze localmente, mantenendo contemporaneamente un quadro aggiornato della situazione generale.

Una gomma bucata, una scuola chiusa, un blackout: anche così si difende il diritto di voto
La democrazia, osservata da questa particolare cabina di regia, ha anche una dimensione molto materiale. Può dipendere da una chiave dimenticata, da un’automobile in panne, da un’interruzione della corrente elettrica. Alle sette del mattino devono aprire migliaia di seggi e basta che il responsabile di una sezione abbia una gomma bucata per creare un problema. Oppure che il custode di una scuola utilizzata come sede elettorale non arrivi in tempo. O che manchino le buste, le schede o altri materiali indispensabili. Sono gli imprevisti sui quali deve intervenire immediatamente la rete di coordinamento, impedendo che una difficoltà organizzativa possa ostacolare l’esercizio del voto.
La centrale comincia a lavorare alle sei proprio per questo. Quando i seggi aprono, tutto deve già funzionare. I problemi vengono segnalati direttamente dagli addetti alle operazioni elettorali, ma esiste anche un secondo canale, quello dei cittadini. Chiunque riscontri una difficoltà o ritenga di aver assistito a un’irregolarità può comunicarlo attraverso gli strumenti predisposti dalla Commissione. Le informazioni confluiscono nel sistema centrale, dove vengono elaborate per individuare le criticità e organizzare gli interventi.
Il meccanismo permette di trasformare migliaia di comunicazioni individuali in una fotografia complessiva della giornata. Un blackout in una scuola, una difficoltà nei trasporti, un problema con il materiale elettorale: ciascun episodio viene trattato singolarmente, ma entra anche in un quadro nazionale. I responsabili possono così conoscere il numero delle segnalazioni relative all’elettricità, ai collegamenti, all’apertura dei seggi o al rispetto delle procedure. Anche le votazioni speciali, comprese quelle organizzate negli ospedali e per il personale diplomatico all’estero, hanno una propria struttura di riferimento.
Una parte del quartier generale è invece sottratta agli sguardi delle telecamere. Dietro una parete operano gli addetti alle segnalazioni di possibili frodi elettorali, incaricati di raccogliere e verificare le informazioni relative a eventuali violazioni. È uno dei settori più delicati dell’intera organizzazione, soprattutto in una consultazione che si svolge in un clima politico particolarmente acceso. Le procedure di verifica richiedono riservatezza, mentre la comunicazione pubblica resta affidata agli uffici autorizzati.
Anche i partiti devono rispettare una separazione rigorosa. I rappresentanti delle liste possono presentare segnalazioni e contestazioni attraverso una postazione collocata all’esterno della centrale, ma non hanno libero accesso agli ambienti operativi. «Questo spazio deve restare apolitico» è il principio che governa l’organizzazione. La competizione tra le forze politiche rimane fuori dalla stanza nella quale si decide come risolvere un problema tecnico, come intervenire in un seggio o come garantire che ogni cittadino possa votare regolarmente.
C’è poi una caratteristica del sistema israeliano che lo distingue nettamente da quello italiano. Le elezioni non sono amministrate direttamente dal ministero dell’Interno, ma dalla Commissione elettorale centrale, un organismo autonomo che opera secondo le proprie competenze istituzionali. Il ministero collabora per gli aspetti di sua competenza, ma la responsabilità del processo elettorale e delle sue garanzie spetta alla Commissione. Al vertice dell’organismo siede un giudice della Corte Suprema, mentre la struttura comprende anche rappresentanti delle forze politiche presenti nel Parlamento uscente.
È un’architettura istituzionale particolare, nella quale convivono la rappresentanza dei partiti, l’autorità giudiziaria e una macchina amministrativa professionale. L’autonomia della Commissione è talmente marcata da essere descritta, negli ambienti dell’organizzazione elettorale, come una sorta di quarto potere dello Stato. Una definizione naturalmente informale, ma efficace per raccontare il ruolo di un organismo che deve garantire la correttezza delle elezioni indipendentemente dagli interessi del governo in carica e delle forze politiche che aspirano a sostituirlo.


Sei televisioni in diretta e una centrale operativa che non si ferma
Nello stesso spazio in cui vengono coordinate le operazioni elettorali, Israele ha allestito anche il proprio grande centro di comunicazione sul voto. Sei emittenti televisive hanno predisposto le postazioni per i collegamenti, con telecamere professionali, monitor di servizio, illuminazione e microfoni. Un grande braccio meccanico permette riprese dall’alto, mentre i tavoli delle dirette sono distribuiti davanti alla scenografia blu che riproduce graficamente il Parlamento israeliano. Gli schermi mostrano già le immagini dei notiziari nazionali e tutto è predisposto per una lunga giornata di trasmissioni.
L’attività della sala stampa comincerà alle sei del mattino, contemporaneamente all’apertura della centrale operativa. Sono previsti briefing pubblici indicativamente ogni due ore, con ulteriori aggiornamenti quando la situazione lo richiederà. La direzione della Commissione e i responsabili dei diversi settori forniranno informazioni sull’andamento delle operazioni, sulle eventuali criticità e sugli interventi effettuati. Una sala delimitata da pareti trasparenti consentirà alle televisioni di seguire anche alcuni momenti dell’attività istituzionale, mantenendo comunque protette le informazioni riservate.
All’interno del quartier generale lavoreranno tra 50 e 70 persone, distribuite tra coordinamento territoriale, elaborazione dei dati, gestione delle emergenze, comunicazione e controllo delle procedure. Un numero relativamente contenuto rispetto alle dimensioni dell’intera organizzazione elettorale israeliana, ma sufficiente a governare una rete che raggiunge ogni parte del Paese. Il sistema è costruito per impedire che le informazioni si disperdano: ogni segnalazione deve trovare il proprio destinatario, ogni problema deve essere classificato, ogni intervento deve poter essere seguito fino alla sua soluzione.
Tutto questo avviene alla vigilia di elezioni particolarmente delicate per Israele, le prime dopo il 7 ottobre 2023 e le guerre che hanno segnato profondamente il Paese. La sicurezza nazionale, il futuro politico, le fratture interne alla società israeliana e il rapporto tra le istituzioni saranno inevitabilmente al centro della competizione elettorale. Ma dentro questo quartier generale le contrapposizioni politiche devono restare sullo sfondo. Qui contano le procedure, la capacità di intervenire, la regolarità del voto e l’affidabilità delle informazioni. È il lavoro meno appariscente della democrazia, quello che generalmente rimane invisibile mentre l’attenzione pubblica si concentra sui candidati, sui sondaggi e sulle prospettive di governo.
A colpire, alla fine, è proprio il contrasto tra la complessità dell’organizzazione e la semplicità del luogo che la ospita. Un corridoio del Parlamento, trasformato in quarantotto ore in una centrale tecnologica, con grandi telecamere, pareti luminose, postazioni di controllo e una rete di collegamenti estesa all’intero territorio nazionale. Domani mattina, alle sei, cominceranno ad arrivare le prime comunicazioni. Alle sette apriranno i seggi e milioni di israeliani potranno esercitare il proprio diritto di voto. Per tutta la giornata, dietro le immagini televisive e le dichiarazioni dei protagonisti della politica, questa macchina continuerà a lavorare.
La democrazia israeliana, prima ancora di conoscere il nome di chi governerà il Paese, deve assicurarsi che ogni cittadino possa votare e che ogni voto venga correttamente registrato e conteggiato. È un lavoro fatto di tecnologia, organizzazione, controlli e responsabilità. E per qualche giorno ha il suo centro operativo in un luogo insospettabile: un corridoio della Knesset, a Gerusalemme.


