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Marsili, il rischio delle frane sottomarine: cosa dicono davvero gli studi su tsunami e grandi depositi

Pubblicato: 27/10/2026 12:19
marsili

Il pericolo potenziale del Marsili non riguarda soltanto un’eventuale eruzione, ma anche la stabilità dei suoi fianchi. Un cedimento sufficientemente grande e rapido potrebbe spostare una massa d’acqua e generare uno tsunami. Questo, però, non significa che ogni eruzione provocherebbe una frana o che gli studi disponibili annuncino un evento imminente.

Il grande vulcano sottomarino del Tirreno meridionale resta una struttura complessa da studiare. Per comprenderne la pericolosità bisogna distinguere tre elementi: l’attività vulcanica, i possibili collassi dei versanti e i grandi depositi sedimentari individuati nel bacino circostante. Fenomeni che possono essere collegati, ma che non sono automaticamente la stessa cosa.

Un gigante con la sommità a 500 metri di profondità

Secondo l’INGV, il Marsili si estende per circa 70 chilometri in lunghezza e 30 in larghezza, a nord delle isole Eolie. La sua sommità rimane circa 500 metri sotto la superficie del mare.

È un vulcano attivo, interessato da circolazione di fluidi idrotermali, degassamento e attività sismica. Le informazioni disponibili sulla sua storia eruttiva sono tuttavia limitate.

In un approfondimento del 2024, l’INGV spiega che un’eruzione poco esplosiva a profondità comprese tra 500 e 1.000 metri avrebbe effetti superficiali principalmente legati alle emissioni gassose e al materiale vulcanico galleggiante. Un quadro diverso riguarda eventuali fenomeni più intensi e la possibilità di destabilizzare i versanti.

I depositi di 50mila anni non raccontano soltanto il Marsili

Lo studio del 2023 firmato da Derek E. Sawyer, Roger Urgeles e Claudio Lo Iacono, pubblicato su Geology, ha individuato quattro grandi depositi nel settore occidentale del bacino del Marsili, formatisi negli ultimi 50mila anni.

Si tratta di megabed, strati eccezionalmente spessi di sedimenti trasportati e accumulati sul fondale. La distinzione geografica è essenziale: il bacino è un’area marina più ampia del solo edificio vulcanico. Trovare materiale vulcanico al suo interno non significa dimostrare che provenga da una frana del Marsili.

Una ricerca pubblicata nel novembre 2025 su Basin Research ha approfondito questa ricostruzione, identificando cinque depositi e possibili collegamenti con grandi eruzioni della provincia vulcanica campana, comprese quelle dei Campi Flegrei. Le analisi indicano inoltre processi di deposizione più complessi di quanto inizialmente ipotizzato.

Questi strati sono quindi un archivio della storia geologica del Tirreno, non una sequenza automaticamente attribuibile a collassi del vulcano sottomarino.

Tsunami, cosa prevedono le simulazioni

Un diverso studio, pubblicato online nel dicembre 2020 sul Bulletin of Volcanology, ha simulato cinque scenari di cedimento dei fianchi del Marsili, valutandone le possibili conseguenze sul mare.

I risultati cambiano secondo dimensioni e profondità della frana. I cedimenti piccoli o profondi non producono necessariamente tsunami significativi; quelli che coinvolgono porzioni più superficiali possono avere effetti maggiori.

Il caso estremo ipotizza il distacco di 17,6 chilometri cubi di materiale, con onde che potrebbero raggiungere circa 20 metri in alcuni settori costieri. Nei modelli, i tempi di propagazione sono dell’ordine di 10 minuti verso le Eolie e 20 minuti verso Calabria e Sicilia.

Sono conseguenze calcolate per specifiche ipotesi di collasso: lo studio non attribuisce loro una probabilità né una data.

Le incertezze che restano da risolvere

L’INGV sottolinea la necessità di raccogliere più dati sulla stabilità dei versanti, sui volumi potenzialmente coinvolti e sulla dinamica degli eventuali cedimenti. Sono parametri indispensabili per valutare se una frana possa effettivamente generare un maremoto.

Lo studio dei sedimenti e le simulazioni aiutano a comprendere i processi possibili. Per trasformare queste conoscenze in una valutazione più solida della pericolosità servono però ulteriori osservazioni geofisiche, campionamenti e misure dell’attività del vulcano.

Fonti: INGV, gli studi sul Marsili e le incertezze sulla pericolosità; Sawyer, Urgeles e Lo Iacono, studio del 2023 su Geology; Higgins, Sawyer e Urgeles, ricerca del 2025 su Basin Research; Gallotti e colleghi, simulazioni dei collassi e degli tsunami.

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