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“Quella vaschetta con le cozze”. Avvelenate con la ricina, colpo di scena

Pubblicato: 27/10/2026 11:33

Ci sono dettagli che, nelle indagini su una vicenda complessa, possono assumere un’importanza decisiva anche a distanza di mesi. Un avanzo di cibo, un contenitore finito nella spazzatura o il ricordo di una giornata trascorsa in famiglia possono diventare elementi da verificare per ricostruire una sequenza di eventi ancora senza una spiegazione definitiva. Quando la causa della morte è legata a una sostanza altamente tossica, ogni passaggio della ricostruzione può contribuire a chiarire dove e quando sia avvenuta l’esposizione.

È in questa fase che gli investigatori continuano a raccogliere testimonianze e a seguire le tracce degli alimenti consumati prima della tragedia. L’obiettivo è ricostruire con precisione le circostanze che hanno preceduto la morte di due persone della stessa famiglia, senza trascurare elementi che inizialmente potrebbero sembrare secondari. Parallelamente, proseguono gli accertamenti specialistici sui reperti raccolti nell’abitazione, mentre i risultati definitivi delle analisi restano attesi.
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Giallo di Pietracatella, interrogato l’addetto alla raccolta dei rifiuti

Proseguono a Campobasso le attività investigative sul caso noto come giallo di Pietracatella, relativo alla morte di Sara Di Vita, quindicenne, e della madre Antonella Di Ielsi, decedute nel dicembre 2025 dopo essere state avvelenate con ricina.

Nella mattinata odierna, gli investigatori della Squadra Mobile stanno ascoltando in questura l’addetto al servizio di raccolta dei rifiuti urbani del paese molisano in cui vivevano le due vittime. La sua testimonianza riguarda una fase precisa della ricostruzione: il conferimento dei resti di una cena nei giorni precedenti alla morte delle due donne.

L’attenzione degli inquirenti si concentra, in particolare, sugli avanzi alimentari che sarebbero stati gettati nella spazzatura. Si tratta di un passaggio già emerso nel corso dell’interrogatorio del 13 gennaio scorso di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara.

L’uomo aveva riferito agli investigatori che i residui della cena erano stati eliminati attraverso il normale sistema di raccolta dei rifiuti. La testimonianza dell’operatore potrebbe quindi contribuire a chiarire le modalità e i tempi dello smaltimento, nell’ambito degli accertamenti ancora in corso.

Le cozze e gli avanzi della cena del 23 dicembre

Uno degli elementi al centro dell’inchiesta riguarda alcune cozze, portate a casa dopo un pranzo di lavoro organizzato il 22 dicembre in un ristorante di Campobasso. Secondo quanto ricostruito, i molluschi sarebbero stati consumati nell’abitazione familiare quella stessa sera oppure durante la cena del giorno successivo.

Resta da chiarire con esattezza quando siano stati mangiati e quale destinazione abbiano avuto gli eventuali avanzi. È proprio su questi dettagli che gli investigatori stanno cercando di raccogliere ulteriori elementi, verificando quanto già riferito nelle precedenti audizioni.

Durante l’interrogatorio di gennaio, Gianni Di Vita aveva spiegato di non essere in grado di stabilire con certezza il giorno in cui le cozze erano state consumate in casa, indicando però il momento in cui i resti sarebbero stati eliminati.

«Non posso dire con certezza quando le abbiamo mangiate in casa – disse allora Di Vita agli investigatori – posso però affermare con certezza che gli eventuali residui sono stati buttati con i rifiuti umidi mercoledì 24 dicembre, lo stesso giorno, sono stati smaltiti i rifiuti in plastica, quindi anche la vaschetta che conteneva le cozze».

Il riferimento al 24 dicembre rappresenta dunque un punto temporale importante per gli accertamenti. Gli investigatori devono ricostruire il percorso dei rifiuti e verificare quali elementi possano ancora essere utili a chiarire la vicenda. Al momento, tuttavia, il passaggio relativo alle cozze costituisce un filone investigativo da approfondire e non permette, da solo, di stabilire l’origine dell’avvelenamento.

Ricina, prorogati gli accertamenti degli esperti tedeschi

Parallelamente alle audizioni, prosegue il lavoro degli specialisti incaricati di analizzare i reperti e gli alimenti prelevati nell’abitazione di Pietracatella. Secondo quanto appreso dall’ANSA da fonti della Procura di Larino, agli esperti tedeschi impegnati negli esami è stata concessa una proroga di trenta giorni.

L’attività coinvolge il Robert Koch Institute, istituto tedesco impegnato nelle analisi tecniche. Un’ulteriore estensione dei tempi, sempre di trenta giorni, potrebbe essere concessa alla fine di novembre. In questo scenario, le comunicazioni ufficiali sui risultati non sarebbero attese prima della fine di dicembre.

Le proroghe rientrano nei tempi previsti per le consulenze tecniche: dopo il periodo iniziale, gli esperti possono ottenere ulteriori intervalli di trenta giorni, fino al limite complessivo di sei mesi dall’avvio delle operazioni.

L’attesa riguarda accertamenti considerati centrali per l’inchiesta, perché destinati a fornire elementi scientifici sui reperti e sugli alimenti sequestrati. Fino alla conclusione delle analisi, non sono disponibili risultati ufficiali definitivi che consentano di chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

Un’inchiesta ancora aperta sui giorni precedenti alla tragedia

Il nuovo interrogatorio e la proroga concessa agli esperti rappresentano due sviluppi distinti ma inseriti nello stesso percorso investigativo. Da una parte, gli inquirenti continuano a ricostruire gli spostamenti degli alimenti e lo smaltimento degli avanzi; dall’altra, attendono gli esiti degli esami scientifici sui materiali raccolti nell’abitazione.

Nel giallo di Pietracatella, la ricostruzione delle giornate precedenti alla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi resta un passaggio essenziale. Le informazioni raccolte finora indicano una serie di circostanze da verificare, ma non consentono ancora di formulare conclusioni definitive sull’origine dell’avvelenamento e sulle modalità con cui la ricina sarebbe entrata in contatto con le vittime.

L’inchiesta prosegue quindi attraverso l’incrocio delle testimonianze con i risultati delle analisi di laboratorio. Saranno gli elementi raccolti nel corso di queste attività a permettere agli investigatori di valutare le diverse ipotesi e di ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto nei giorni che hanno preceduto la tragedia.

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Ultimo Aggiornamento: 27/10/2026 11:34

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