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Sanremo 2026, seconda serata: stessa noia, ma con gli straordinari

Pubblicato: 25/02/2026 21:51

La seconda serata del Festival di Sanremo 2026 riesce nell’impresa più difficile: essere noiosa quanto la prima, forse persino un filo di più. Non è facile peggiorare una partenza già fiacca, eppure l’Ariston ci riesce con una precisione quasi chirurgica. Tutto scorre, tutto funziona, tutto è ordinato. Ed è proprio questo il problema: funziona troppo, scorre troppo, è ordinato fino allo sfinimento. Nessuna crepa, nessun guizzo, nessuna follia capace di spostare l’aria. Il Festival sembra avvolto in una coperta di lana beige, rassicurante e perfettamente stirata, ma tremendamente prevedibile.

Sul palco torna lui, Carlo Conti, con l’aria di chi deve correggere i compiti in classe. Carlo Conti fa il solito maestrino. Carlo Conti spiega. Carlo Conti introduce. Carlo Conti ringrazia. Carlo Conti sorride. Carlo Conti fa il solito maestrino. E mentre lo fa, lo fa benissimo, perché il mestiere lo conosce. Ma dov’è la botta? Dov’è la scintilla? Dov’è quella scheggia di arte pura che ti fa dire: ecco, è successo qualcosa? Niente. Tutto impeccabile, tutto sotto controllo. Troppo sotto controllo.

Il festival in modalità “compitino perfetto”

Le canzoni passano una dopo l’altra come treni regionali in orario. Nessun ritardo, nessuna deviazione, nessun improvviso temporale creativo. È un Sanremo che sembra aver deciso di non disturbare nessuno. E se ieri qualche critica parlava già di partenza sottotono, stasera la sensazione si consolida: la seconda serata non alza il livello, lo consolida nella sua placida normalità.

Carlo Conti fa il solito maestrino. Senza mai una botta di fantasia. Senza mai una scintilla di arte pura. Carlo Conti fa il solito maestrino. Ripete il copione, scandisce i tempi, tiene tutto in ordine come un registro di classe. E mentre tutto fila liscio, lo spettatore si chiede se non sia lecito desiderare un piccolo incidente creativo, una deviazione, un momento che rompa la superficie liscia della serata.

Nessun rischio, nessuna scossa

Il punto non è che qualcosa sia andato male. È che non è successo nulla di memorabile. Nessun momento capace di incendiare i social, nessuna performance che costringa ad alzarsi dal divano. Solo una lunga, lunghissima sequenza di esibizioni corrette, professionali, talvolta persino eleganti. Ma mai davvero sorprendenti.

E allora resta quella frase che rimbalza come un ritornello involontario: Carlo Conti fa il solito maestrino. Senza mai una botta di fantasia. Senza mai una scintilla di arte pura.

Se la prima serata aveva il beneficio del dubbio, la seconda ha quello della conferma. E a questo punto la vera suspense non riguarda la classifica, ma una domanda più semplice: arriverà mai quella scossa? Oppure il Sanremo 2026 continuerà così, preciso, educato, e terribilmente composto?

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