
La vittoria di Sal Da Vinci con “Per sempre” chiude il Festival di Sanremo 2026 nel segno della tradizione melodica. Un primo posto solido, costruito su una canzone immediata, popolare, capace di parlare a un pubblico trasversale. Ha battuto favoriti annunciati come Fedez-Masini e un’agguerrita Ditonellapiaga, oltre a un’Arisa in stato di grazia.
Fin qui, nulla da eccepire. Ma è sulla parte bassa della top ten che il dibattito si è acceso, trasformandosi in polemica social.
Il caso Serena Brancale: premio della critica, ma solo nona
Il vero nodo della serata finale è il nono posto di Serena Brancale. Una canzone intima, elegante, interpretata con misura e intensità. Un’esibizione che ha convinto stampa e addetti ai lavori, tanto da valere il Premio della Critica e il Premio Lucio Dalla.
Eppure, nella classifica generale, solo nona. Il cortocircuito è evidente: da un lato il riconoscimento tecnico e artistico, dall’altro un piazzamento che la colloca dietro nomi dal peso mediatico maggiore ma, per molti osservatori, non necessariamente superiori sul piano interpretativo. La distanza tra giuria qualificata e voto complessivo del Festival si è fatta, ancora una volta, evidente.
Una classifica che premia il consenso più che il rischio
La parte centrale della classifica racconta molto delle dinamiche sanremesi:
6° Nayt
7° Fulminacci
8° Ermal Meta
9° Serena Brancale
10° Tommaso Paradiso
Artisti credibili, solidi, ma nessuna vera sorpresa. La sensazione è che il pubblico abbia scelto la continuità, premiando brani riconoscibili e rassicuranti.
Più sotto, il quadro si fa ancora più indicativo:
11° LDA e Aka7Even
12° Luchè
13° Bambole di pezza
14° Levante
15° J-Ax
16° Tredici Pietro
Qui si concentrano esperimenti, contaminazioni, tentativi di spostare l’asse del Festival. Ma Sanremo, ancora una volta, sembra aver preferito un equilibrio tradizionale piuttosto che l’azzardo.
Le cadute eccellenti
Colpiscono anche alcune posizioni inaspettate:
19° Malika Ayane
23° Francesco Renga
24° Patty Pravo
Tre nomi che rappresentano storia, tecnica, solidità. Eppure relegati nella seconda metà della classifica. È il segno di un Festival sempre più competitivo, ma anche di un sistema di voto che tende a penalizzare ciò che non riesce a catalizzare consenso immediato.
Il trionfo di Sal Da Vinci: vittoria popolare, ma non unanime
La vittoria di Sal Da Vinci non è in discussione dal punto di vista regolamentare. Il suo brano ha funzionato, è arrivato, ha convinto una platea ampia.
Ma il Festival 2026 si chiude con una domanda aperta: la classifica ha premiato davvero le migliori canzoni o le più riconoscibili?
Il caso Brancale è emblematico: quando critica e pubblico divergono così nettamente, il dibattito non è solo inevitabile, ma necessario. Perché Sanremo resta uno specchio dell’Italia musicale, ma non sempre riesce a rifletterne tutte le sfumature.


