
Nelle prime ore di questa mattina la terra è tornata a tremare in una delle aree più monitorate e complesse del territorio campano. L’evento sismico si è verificato precisamente alle 5:04 del 5 marzo 2026, cogliendo di sorpresa i residenti che a quell’ora stavano ancora riposando. Le strumentazioni dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno rilevato una magnitudo di 2.4, un valore che rientra nei parametri della sismicità frequente di questo periodo ma che non manca mai di generare apprensione tra la popolazione locale. La profondità stimata è stata molto esigua, circa 3 chilometri, un fattore tecnico che spiega come mai una scossa di energia moderata sia stata comunque distintamente avvertita in diversi quartieri della zona costiera e dell’immediato entroterra.
L’epicentro nei Campi flegrei
I dati ufficiali forniti dall’Osservatorio Vesuviano hanno permesso di localizzare con precisione il punto di origine del fenomeno. La scossa ha avuto il suo epicentro nel distretto dei Campi flegrei, con un impatto maggiore riscontrato nella frazione di Arco Felice e lungo il perimetro del golfo di Pozzuoli. Questa specifica area geografica è da tempo al centro dell’attenzione mediatica e scientifica a causa della sua natura vulcanica e dei movimenti del suolo che la caratterizzano. La popolazione di questa zona convive quotidianamente con la consapevolezza di abitare sopra un sistema geologico vivo e pulsante, dove ogni minimo spostamento delle masse rocciose sotterranee si traduce in vibrazioni percepibili in superficie.
Il bradisismo e i dati tecnici
Gli esperti confermano che l’evento registrato all’alba è strettamente connesso alla natura bradisismica del territorio. Il fenomeno del bradisismo consiste in un lento ma costante sollevamento o abbassamento del suolo, accompagnato da una serie di micro-terremoti che servono a scaricare l’energia accumulata dalla pressione dei gas e dei fluidi presenti nel sottosuolo. Nonostante la profondità di 3 chilometri sia considerata superficiale, essa è tipica delle dinamiche flegree, dove la crosta terrestre risulta particolarmente sottile e sollecitata. Questo tipo di sismicità si differenzia dai terremoti tettonici classici proprio per la sua frequenza elevata e per la localizzazione puntuale delle scosse, che spesso restano circoscritte a un raggio d’azione limitato ma intenso.
Quella di oggi non è purtroppo un’eccezione isolata, ma si inserisce in un contesto di sciame sismico più ampio che sta interessando l’area napoletana ormai da diversi mesi. Solo nel mese di gennaio erano stati contati centinaia di eventi minori, mentre il suolo continua a mostrare segni di variazione altimetrica con un sollevamento medio stimato intorno a 1,5 centimetri al mese. Il susseguirsi di scosse, tra cui alcune più forti avvertite nei giorni precedenti con magnitudo superiori a 3, mantiene alta l’allerta delle autorità competenti. La gestione dell’emergenza e la comunicazione costante con i cittadini diventano strumenti fondamentali per evitare il panico e garantire che le procedure di sicurezza siano sempre ben note a chiunque risieda nei comuni interessati.
Le reti di sorveglianza dell’INGV restano attive ventiquattro ore su ventiquattro per catturare ogni singola variazione dei parametri chimici e fisici della zona. Oltre alla sismicità, vengono costantemente analizzate le emissioni gassose delle fumarole e la temperatura delle acque sotterranee, elementi che forniscono un quadro completo dello stato di salute del supervulcano. Al momento non sono stati segnalati danni a persone o cose a seguito della scossa di magnitudo 2.4, ma l’attenzione resta massima soprattutto per quanto riguarda la stabilità degli edifici più datati. La Protezione Civile e le amministrazioni locali continuano a invitare alla calma, ricordando che la prevenzione e la conoscenza del rischio sono le armi più efficaci per abitare con consapevolezza un territorio così affascinante quanto imprevedibile.


