
La vicenda della famiglia nel bosco continua a far discutere l’opinione pubblica italiana, ma nelle ultime ore al dibattito si è aggiunto un intervento destinato a sollevare più di un sopracciglio. A intervenire è stata Romina Power, che sui social ha deciso di commentare il caso dei coniugi Catherine Birmingham e Nathan Trevallion – i cui figli sono stati allontanati dalle autorità italiane – sostenendo che la sua famiglia con Al Bano fosse, negli anni Sessanta, qualcosa di molto simile. Nel post pubblicato su Instagram, la cantante ha difeso apertamente la madre dei bambini e ha attaccato la decisione delle istituzioni italiane, chiedendosi come sia possibile separare una madre dai propri figli. Un messaggio emotivo, costruito su un paragone suggestivo, ma che alla prova dei fatti appare fragilissimo. Perché il confronto tra la storia personale della coppia Romina Power–Al Bano e quella dei coniugi che vivevano isolati con i figli nel bosco non regge praticamente su nessun piano: né su quello educativo, né su quello sociale, né su quello delle condizioni di vita.
Il paragone che non regge
Il punto centrale della vicenda della famiglia nel bosco non riguarda semplicemente uno stile di vita alternativo o il desiderio di vivere lontano dalla società. Il nodo della questione è molto più concreto e riguarda soprattutto l’istruzione dei figli e la loro mancata frequenza scolastica, elemento che negli ultimi mesi ha acceso un acceso dibattito pubblico. Il tema è diventato ancora più sensibile dopo il cosiddetto decreto Caivano, con cui il governo ha introdotto sanzioni molto severe, fino al carcere, per i genitori che non mandano i figli a scuola. È su questo terreno che il paragone evocato da Romina Power crolla immediatamente. I figli della coppia formata da Al Bano e Romina non sono mai cresciuti fuori dal sistema educativo: al contrario, hanno frequentato alcune tra le scuole più prestigiose disponibili, in Italia e all’estero. La loro non è stata affatto una crescita lontana dalle istituzioni scolastiche o dalla società organizzata, ma piuttosto un percorso educativo tipico delle famiglie con grandi possibilità economiche e relazioni internazionali.
Collegio, scuole private e Harvard
Le stesse dichiarazioni pubbliche rilasciate negli anni dalla famiglia Carrisi raccontano una realtà completamente diversa da quella evocata oggi sui social. In più occasioni è stato spiegato che Yari e Ylenia Carrisi trascorrevano lunghi periodi in collegio, mentre le sorelle più piccole restavano a casa. Anche le altre figlie della coppia hanno frequentato istituti scolastici di alto livello, tra cui l’Istituto Marcelline di Lecce, una scuola privata considerata tra le più rinomate della città. Il percorso educativo è poi proseguito all’estero: Cristel Carrisi, per esempio, ha studiato letteratura alla Harvard University, una delle università più prestigiose al mondo. Un curriculum accademico che racconta una storia diametralmente opposta rispetto a quella dei bambini cresciuti senza scuola nella vicenda della famiglia nel bosco.
Anche sul piano delle condizioni di vita il parallelo appare del tutto improprio. Negli anni del successo internazionale, Al Bano e Romina Power vivevano nella grande tenuta di Cellino San Marco, una proprietà immersa nella campagna ma dotata di tutti i servizi e oggi trasformata in parte in struttura turistica. Un contesto rurale, certo, ma molto lontano dall’idea di isolamento totale evocata nel caso della famiglia australiana. Persino lo stesso Al Bano, intervenendo sulla vicenda in un’intervista, ha ricordato che i suoi figli frequentavano “la scuola americana”, sottolineando quindi che l’educazione dei ragazzi era pienamente inserita in un sistema scolastico strutturato. Un dettaglio che, da solo, basta a smontare il parallelo. Per questo il confronto proposto sui social appare oggi più come una suggestione emotiva che come un’analisi della realtà: una narrazione affascinante, forse, ma che alla prova dei fatti non ha alcun fondamento.


