
Le dimissioni dell’assessora Roberta Cecere scuotono il Comune di Garda dopo la diffusione di una fake news su un presunto rapimento di un bambino nel vicino paese di Bardolino, sul lago di Garda. La vicenda, nata da un messaggio vocale WhatsApp, ha generato forte allarme tra i cittadini e acceso un acceso dibattito politico e istituzionale.
L’ormai ex assessora al Sociale e all’Istruzione ha deciso di lasciare l’incarico dopo essere stata indicata come l’autrice del messaggio audio che ha diffuso la notizia, poi rivelatasi completamente infondata. Il contenuto del vocale parlava di un tentativo di rapimento di un ragazzino di 11 anni, collegandolo addirittura a presunti fenomeni di traffico di organi e pedofilia. Una versione che, una volta circolata nelle chat e sui social, ha rapidamente alimentato preoccupazione e paura nella comunità locale.
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Le dimissioni dopo la diffusione della fake news
La decisione di lasciare l’incarico è arrivata lunedì mattina, quando Roberta Cecere ha protocollato la lettera di dimissioni indirizzata all’amministrazione comunale. Nel documento l’ex assessora ha riconosciuto il proprio errore e le conseguenze provocate dalla diffusione della notizia non verificata.
Nel testo della comunicazione, Cecere ha spiegato di aver contribuito alla circolazione del messaggio vocale che ha generato un allarme ingiustificato su presunti rapimenti di minori. Ha quindi espresso le proprie scuse ai cittadini e all’amministrazione comunale, sottolineando la volontà di evitare ulteriori ripercussioni sull’ente.
L’ex assessora ha anche chiarito che il gesto non sarebbe stato dettato da intenzioni dolose, ma da paura e preoccupazione personale, dichiarando di aver reagito come madre davanti a una situazione che riteneva potenzialmente pericolosa.

L’interrogazione dell’opposizione e le accuse di procurato allarme
La vicenda ha avuto anche immediate conseguenze politiche. Nelle stesse ore in cui sono state formalizzate le dimissioni, le consigliere del gruppo di minoranza Garda Futura avevano depositato un’interrogazione chiedendo proprio un passo indietro dell’assessora.
Secondo la capogruppo Lorenza Ragnolini, il caso rappresenterebbe un episodio senza precedenti nel panorama nazionale: negli ultimi mesi, infatti, diversi Comuni italiani sono stati interessati da catene virali di fake news su presunti rapimenti di bambini fuori dalle scuole, ma in questo caso la notizia falsa sarebbe stata diffusa direttamente da una persona con un ruolo istituzionale.
La diffusione del messaggio audio ha provocato una vera e propria psicosi tra i residenti, con numerosi genitori preoccupati per la sicurezza dei figli. L’allarme è rientrato soltanto dopo circa 48 ore, grazie agli accertamenti delle forze dell’ordine e alle rassicurazioni pubbliche delle istituzioni locali.
Il sindaco di Bardolino, Daniele Bertasi, aveva chiarito fin da subito di aver contattato carabinieri e polizia locale per verificare l’accaduto. Dai controlli effettuati non sarebbe emerso alcun episodio di tentato rapimento né situazioni di pericolo per la comunità.

Cosa è accaduto davvero a Bardolino
Le indagini hanno permesso di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, rivelando una realtà molto diversa da quella diffusa nel messaggio virale.
Secondo quanto emerso, un gruppo di artigiani impegnati in un cantiere sul Garda stava utilizzando un servizio di car sharing per gli spostamenti. Nella serata di giovedì, intorno alle 19, l’auto si era fermata nei pressi della scuola alberghiera di Bardolino per far scendere uno dei lavoratori.
Proprio in quel momento si trovava nelle vicinanze il ragazzino di 11 anni. L’improvvisa apertura dello sportello e la discesa dell’uomo avrebbero spaventato il minore, generando un equivoco che ha poi dato origine alla catena di segnalazioni.
Le telecamere di sorveglianza della zona hanno permesso ai carabinieri di individuare il veicolo e ricostruire l’episodio, chiarendo definitivamente che gli operai non avevano alcun coinvolgimento in tentativi di rapimento.
L’episodio, nato da un semplice fraintendimento, si è così trasformato in poche ore in un caso di disinformazione virale, culminato con le dimissioni di un membro dell’amministrazione comunale e con un acceso dibattito sul tema della responsabilità istituzionale nella diffusione delle notizie.


