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Jlenia Musella uccisa dal fratello, autopsia: ora l’atroce scoperta

Pubblicato: 07/07/2026 17:22

Una svolta drammatica e definitiva rischia di riscrivere completamente i contorni del brutale omicidio di Jlenia Musella, la ventiduenne strappata alla vita lo scorso 3 febbraio nel rione Conocal, a Ponticelli, nella periferia di Napoli Est. I dettagli emersi dagli accertamenti autoptici effettuati sul corpo della giovane vittima sembrano smentire categoricamente la versione dei fatti fornita dal fratello della ragazza, il ventottenne Giuseppe Musella, attualmente in stato di detenzione. L’uomo, costituitosi in Questura poco prima della mezzanotte del giorno del delitto insieme al suo legale, Andrea Fabbozzo, ha sempre tentato di alleggerire la propria posizione parlando di una fatalità: un lancio accidentale dell’arma al culmine di un furioso alterco domestico, senza alcuna intenzione di uccidere.

La relazione del medico legale descrive invece uno scenario assai più agghiacciante e ravvicinato. Il fendente mortale che si è conficcato nella schiena di Jlenia non sarebbe affatto il risultato di un lancio disperato, ma un colpo sferrato tenendo saldamente l’arma in pugno. Nelle conclusioni depositate dagli esperti si legge infatti che l’azione criminale “deve ritenersi inferto a distanza ravvicinata, ovvero in condizioni di contatto diretto tra vittima e aggressore, che brandiva l’arma nella propria mano”.

La bugia del lancio e la ricostruzione degli inquirenti

Fin dalle prime battute, la ricostruzione di quella tragica giornata aveva destato forti perplessità negli investigatori. Secondo Giuseppe Musella, la lite si sarebbe consumata in più fasi, iniziando dentro le mura dell’appartamento e degenerando poi all’esterno in una vera e propria zuffa, conclusasi con il presunto lancio del coltello mentre la sorella tentava di allontanarsi. Successivamente, la ventiduenne era stata trasportata d’urgenza al Pronto Soccorso di Villa Betania dalla madre, dallo stesso fratello e da un conoscente, i quali si erano poi dileguati subito dopo averla affidata ai medici.

La Procura ha sempre sostenuto che la giovane fosse stata “colpita con forza e determinazione”. L’esito dell’autopsia spazza via ogni dubbio residuo, confermando che la lama è penetrata così in profondità da recidere le strutture vascolari maggiori. Gli esperti evidenziano come “non trova fondamento la versione dei fatti secondo cui l’arma da punta e taglio sia stata lanciata piuttosto che impugnata”, poiché un semplice lancio non avrebbe mai impresso la “sufficiente forza inerziale da ledere una serie di strati costituiti da indumenti, cute, sottocute, fasce e muscoli”.

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