
Il monitoraggio dello spazio profondo ha recentemente portato alla scoperta di due nuovi visitatori celesti che, proprio in queste ore, stanno effettuando un passaggio ravvicinato nei pressi del nostro pianeta. Secondo le rilevazioni fornite dalla NASA e dall’Agenzia Spaziale Europea, gli asteroidi denominati 2026EJ1 e 2026EG1 rappresentano un’occasione preziosa per la comunità scientifica di studiare le dinamiche dei corpi celesti che orbitano nel sistema solare interno. Sebbene la parola passaggio ravvicinato possa suscitare una naturale apprensione, gli esperti rassicurano sul fatto che le traiettorie calcolate non prevedono alcun rischio di collisione. Tuttavia, la particolarità di questi eventi risiede nella distanza ridotta a cui transiteranno, specialmente per quanto riguarda il secondo oggetto, che si spingerà fin dentro l’orbita della Luna, un fenomeno che non si verifica con estrema frequenza nell’arco di un anno solare.
Dettagli tecnici e orari dei transiti spaziali
Entrando nel merito dei tempi e delle distanze, il primo dei due sassi spaziali a farsi vivo è 2026EJ1. Il suo sorvolo è previsto per la serata di mercoledì 11 marzo, con un culmine della vicinanza fissato alle ore 20:43 italiane. Questo corpo celeste passerà a una distanza di circa 790.000 chilometri dalla superficie terrestre, uno spazio che corrisponde all’incirca al doppio della distanza media che intercorre tra la Terra e il suo satellite naturale. Ben più suggestivo e monitorato con attenzione è invece il passaggio di 2026EG1, la cui visita è programmata per le prime ore di venerdì 13 marzo. Alle 04:26 del mattino, questo secondo asteroide si troverà a soli 318.000 chilometri da noi. Per avere un termine di paragone immediato, basti pensare che la Luna orbita mediamente a 384.000 chilometri, il che colloca il transito di 2026EG1 in una zona dello spazio estremamente prossima al nostro mondo, rendendolo un oggetto di grande interesse per i sistemi di sorveglianza radar e ottica.
Dimensioni e potenziali scenari di impatto
La classificazione di questi oggetti si basa principalmente sulle loro dimensioni stimate, che derivano dalla luminosità riflessa e dalle osservazioni dei centri di coordinamento dei Near Earth Objects. L’asteroide 2026EJ1 possiede un diametro che oscilla tra i 7 e i 17 metri, mentre 2026EG1 appare leggermente più imponente, con una grandezza compresa tra i 10 e i 22 metri. Gli scienziati spiegano che, qualora tali oggetti dovessero entrare in collisione con l’atmosfera terrestre, le conseguenze sarebbero simili a quelle osservate nel febbraio 2013 a Chelyabinsk, in Russia. In quell’occasione, un corpo di circa 15 metri esplose in alta quota sprigionando un’energia immensa. L’onda d’urto fu capace di mandare in frantumi migliaia di vetri e causare il ferimento di circa 1.500 persone. Questi dati confermano che, pur non essendo dei distruttori globali, asteroidi di tale pezzatura possono comunque generare danni significativi e panico se l’evento si verifica sopra aree densamente popolate.
Scoperta e monitoraggio delle minacce celesti
L’identificazione di questi due corpi è avvenuta in tempi estremamente ristretti, a dimostrazione di quanto sia complessa la sfida della difesa planetaria. Il primo oggetto, 2026EJ1, è stato scovato solo il 7 marzo scorso grazie al lavoro dell’osservatorio ungherese situato sui monti Mátra. Il secondo, 2026EG1, è stato invece individuato domenica 8 marzo tramite il programma di monitoraggio finanziato dalla NASA in Arizona. Il fatto che vengano scoperti solo pochi giorni prima del loro massimo avvicinamento evidenzia una vulnerabilità del nostro sistema di sorveglianza. La responsabile della difesa planetaria della NASA, Kelly Fast, ha recentemente sollevato dubbi sulla nostra effettiva capacità di reagire prontamente nel caso in cui un oggetto di medie dimensioni, i cosiddetti killer di città, dovesse essere rilevato con così scarso preavviso. Nonostante il successo della missione DART, che ha dimostrato la fattibilità della deviazione cinetica, il tempo resta la variabile più critica per organizzare una missione di intercettazione efficace.
Classificazione dei pericoli e prospettive future
Il panorama degli oggetti che orbitano vicino alla Terra è estremamente variegato e viene suddiviso dagli esperti in diverse categorie di pericolosità. Gli asteroidi come quelli in transito questa settimana sono considerati relativamente piccoli, ma il vero timore riguarda i corpi con un diametro tra i 50 e i 100 metri. Questi ultimi avrebbero l’energia necessaria per radere al suolo un’intera metropoli, proprio come accadde nel 1908 a Tunguska, dove migliaia di ettari di foresta vennero inceneriti in un istante. Fortunatamente, la tecnologia sta compiendo passi da gigante e l’entrata in funzione di nuove strutture, come il potente Osservatorio Vera Rubin, promette di catalogare una percentuale molto più alta di questi pericolosi vicini di casa spaziali ancora ignoti. Resta invece molto più remota, ma non impossibile, la minaccia dei killer di pianeti, simili a quello che causò l’estinzione dei dinosauri 66 milioni di anni fa. Sebbene tali eventi avvengano su scale temporali di milioni di anni, la consapevolezza della nostra attuale impotenza spinge la ricerca scientifica verso una vigilanza sempre più serrata.


