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Famiglia nel bosco, Garante: “Situazione sproporzionata nel suo esito”.  Arrivano gli ispettori al Tribunale dell’Aquila

Pubblicato: 12/03/2026 18:46

Il caso della cosiddetta «famiglia nel bosco» vive ore di profonda tensione, oscillando tra una ricerca di normalità logistica e pesanti strascichi polemici sul piano istituzionale. Mentre i tre figli restano separati dai genitori, si apre una finestra di speranza per Nathan e Catherine Trevallion: nella mattinata del 12 marzo, Nathan ha effettuato un sopralluogo in una nuova abitazione messa a disposizione dal Comune, accompagnato dal sindaco e da Armando Carusi, il ristoratore che fino ad ora ha ospitato la coppia nel suo B&B.

La nuova casa, situata in una zona isolata a ridosso del bosco, dista appena dieci minuti dal vecchio casolare di famiglia, rappresentando un passaggio cruciale data l’imminente scadenza dell’ospitalità temporanea a fine mese. Catherine, intanto, ha fatto ritorno nel casolare dopo che il Tribunale dei minorenni dell’Aquila ha disposto il suo allontanamento dalla struttura protetta.

La stoccata della Garante: un intervento “sproporzionato”

Al di là della logistica, resta apertissima la ferita sul piano del merito, alimentata dal durissimo intervento di Marina Terragni, Garante per l’infanzia, dopo la sua visita nella struttura dove i piccoli vivono dal 20 novembre 2025. Per la Garante, l’intera gestione della vicenda nasce da un “difetto nel manico”: l’intervento dei servizi sociali è stato giudicato “sproporzionato” rispetto alle criticità iniziali, frutto di una presa in carico che ha imboccato una strada sbagliata senza mai riuscire a correggersi. Terragni non ha nascosto l’amarezza per l’impossibilità di un confronto diretto con l’assistente sociale titolare del caso, nonostante i tentativi di contatto.

Analizzando lo stato emotivo dei bambini, la Garante li ha descritti come «molto intelligenti» ma profondamente provati, con oscillazioni tra iperattività e malinconia. Nonostante il modello educativo non convenzionale scelto dai genitori, lo sviluppo cognitivo dei piccoli non risulta affatto compromesso. Proprio questo dettaglio, secondo Terragni, rende ancora più evidente l’incoerenza tra la vita condotta dalla famiglia e il grave trauma dell’allontanamento forzato, sollevando dubbi legittimi sull’effettiva necessità di una separazione che si sta rivelando un percorso umano estremamente faticoso per i minori.

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