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Mario Adinolfi arrestato a Roma: truffa milionaria con il sistema della “scommessa collettiva”

Pubblicato: 08/07/2026 09:10

Il risveglio alle prime luci dell’alba ha segnato l’inizio di una delle giornate più buie e drammatiche per uno dei volti più discussi della galassia politica e mediatica italiana. Quando i militari della Guardia di Finanza hanno varcato la soglia della sua abitazione, per Mario Adinolfi si sono spalancate le porte dei provvedimenti restrittivi. Il giornalista, scrittore e leader del Popolo della Famiglia si trova attualmente ristretto in regime di arresti domiciliari. Il provvedimento cautelare si fonda su accuse pesantissime formulate dagli inquirenti, che ipotizzano a suo carico i reati di truffa ed evasione fiscale. Secondo la Procura di Roma, il presunto meccanismo illecito avrebbe generato un buco milionario, producendo un danno complessivo vicino ai cinque milioni di euro, a cui si aggiungerebbero altri 400 mila euro legati alla presunta frode al fisco.

L’intera architettura accusatoria ruota attorno a un’attività che da tempo si trovava al centro di feroci polemiche e che era già finita sotto i riflettori dei media, in particolare per i servizi realizzati dalla trasmissione Le Iene.
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Il meccanismo della scommessa collettiva e i risparmi svaniti

Nel mirino del procuratore aggiunto Maurizio Arcuri è finito il circuito ribattezzato della “scommessa collettiva”. Secondo gli inquirenti, attraverso questa modalità sarebbero state raccolte ingenti somme di denaro da privati cittadini, attratti da promesse di rendimenti altissimi legati al mondo del betting sportivo. Guadagni e capitali che, tuttavia, per moltissimi partecipanti non sarebbero mai stati restituiti, spingendo le vittime a presentare esposti dettagliati dopo aver visto svanire i propri risparmi. I controlli bancari e le verifiche fiscali affidate al comando provinciale delle Fiamme Gialle hanno progressivamente allargato il raggio d’azione fino al blitz odierno.

Questa clamorosa svolta giudiziaria si abbatte su una figura eclettica, che per trent’anni ha navigato tra il giornalismo cattolico, il Tg1, i tavoli da gioco come pokerista professionista e gli scranni della Camera dei Deputati con il Partito democratico, prima di fondare il movimento ultracattolico nel 2016. Di fronte al pressing mediatico e alle denunce, l’ex parlamentare ha sempre rivendicato la totale correttezza del suo operato. Subito dopo gli attacchi televisivi, infatti, il leader politico aveva bollato l’intera ricostruzione come falsa e diffamatoria, annunciando querele e pesanti azioni legali contro i vertici di Mediaset. Adesso, però, la parola passa definitivamente ai magistrati.

Come funziona la “scommessa collettiva”

La “Scommessa Collettiva” era un sistema di investimento privato basato sulle scommesse sportive, promosso da Mario Adinolfi. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i partecipanti affidavano il proprio denaro su conti riconducibili all’organizzatore, che lo impiegava in giocate considerate a rischio molto contenuto e con quote basse.

A chi aderiva venivano prospettati guadagni elevati, fino al 40% annuo, insieme alla garanzia della restituzione del capitale anche nell’eventualità di perdite. Le criticità sarebbero emerse quando numerosi investitori hanno chiesto di riavere le somme versate o i rendimenti promessi. Diversi partecipanti sostengono di aver recuperato solo una parte del denaro o di non aver ricevuto alcun rimborso, circostanze finite anche al centro di inchieste televisive con le testimonianze di persone che dichiaravano di aver perso importi rilevanti.

L’indagine della Procura di Roma riguarda proprio il funzionamento di questo sistema. L’ipotesi accusatoria è che l’attività abbia provocato un danno complessivo di circa 5 milioni di euro agli aderenti, oltre a una presunta evasione fiscale di circa 400 mila euro. Per questi fatti, e allo stato delle indagini, Adinolfi è stato posto agli arresti domiciliari con le accuse di truffa ed evasione fiscale, contestazioni che saranno oggetto del procedimento giudiziario e sulle quali potrà esercitare il proprio diritto di difesa.

Secondo gli inquirenti, non si sarebbe trattato di una semplice raccolta di denaro tra appassionati di scommesse, ma di un sistema in cui i partecipanti affidavano capitali a un gestore con la prospettiva di ottenere profitti attraverso una strategia di gioco. È proprio la gestione dei fondi e la presunta mancata restituzione delle somme versate a rappresentare il fulcro dell’inchiesta.

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