
Le tensioni in Medio Oriente non accennano a diminuire e la guerra in Iran resta una delle crisi più osservate sul piano internazionale. Negli ultimi mesi il conflitto ha alimentato una crescente instabilità geopolitica, con effetti a catena che arrivano fino all’Europa e incidono anche sul dibattito politico interno dei Paesi occidentali.
Tra escalation militare, sanzioni e operazioni nella regione, il clima è quello di un’incertezza continua. E quando lo scenario globale si fa più fragile, anche la politica nazionale tende a muoversi: con prudenza, ma anche con inevitabili contraccolpi sui consensi.
Sicurezza, energia e referendum: la politica italiana guarda ai numeri
In questo contesto, la politica italiana si trova a fare i conti con un quadro internazionale sempre più delicato. Il tema della sicurezza globale e quello della stabilità energetica si intrecciano con il confronto interno, mentre si avvicina un appuntamento decisivo: il referendum.
Il voto è un passaggio che può pesare sugli equilibri politici, e i partiti lo sanno. Per questo le segreterie osservano con attenzione l’andamento dei sondaggi e le oscillazioni, spesso minime ma significative, delle intenzioni di voto.

Sondaggi: in calo Fratelli d’Italia e Pd, male la Lega
L’ultima fotografia delle intenzioni di voto restituisce un quadro in movimento: scendono i due principali partiti, Fratelli d’Italia e Partito democratico. Recuperano invece Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra.
Nel frattempo continua a crescere Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che arriva al 3,3%. La Lega appare stabilizzata al 6,5%, ma il dato pesa: il partito viene superato sia da Forza Italia sia da Avs. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio di Eumetra.

Fratelli d’Italia scende al 29,4%: il nodo referendum
Entrando nel dettaglio, Fratelli d’Italia perde tre decimi e si attesta al 29,4%. Per il partito guidato da Giorgia Meloni si avvicina un passaggio delicato, perché il referendum rischia di diventare, volenti o nolenti, un test politico.
La premier ha ripetuto più volte di non voler personalizzare il voto sul referendum: persino all’evento di chiusura della campagna non era presente il simbolo del partito. Ma nel ragionamento politico il punto resta: una sconfitta potrebbe trasformarsi in un colpo pesante e riflettersi sul livello dei consensi.

La corsa ai moderati e la tensione dentro la maggioranza
È uno scenario che Meloni e il centrodestra provano a evitare. Negli ultimi giorni, la presidente del Consiglio ha intensificato gli appelli all’elettorato moderato, quello ancora indeciso e potenzialmente decisivo nell’orientare l’esito del referendum.
Una fascia che, in un momento di incertezza e stanchezza politica, può spostare gli equilibri. Non solo sul voto, ma anche nei rapporti di forza all’interno della coalizione di governo, dove ogni punto percentuale conta.
L’effetto Vannacci e il calo della Lega al 6,5%
A complicare il quadro per la maggioranza c’è anche il ruolo dell’ex generale Roberto Vannacci. La sua uscita dalla Lega e la nascita del movimento Futuro Nazionale hanno prodotto una redistribuzione dei consensi, soprattutto nell’area più spostata a destra.
Il dato che colpisce di più è quello del Carroccio: se fino all’inizio dell’anno la Lega si muoveva attorno all’8%, oggi scende e si ferma al 6,5%, con una flessione che segnala l’interesse di una parte dell’elettorato verso la nuova proposta politica di Vannacci.
Tutti i numeri: Forza Italia avanti, M5S sale, Pd scende
Il confronto con gli altri partiti chiarisce meglio gli spostamenti: Forza Italia supera nettamente la Lega e arriva all’8,5%, anche grazie a un posizionamento più moderato che sembra reggere l’urto della nuova concorrenza a destra.
Futuro Nazionale cresce fino al 3,3%, supera la soglia di sbarramento e guadagna 0,3% rispetto alla precedente rilevazione. Salgono anche Alleanza Verdi-Sinistra al 6,6% e il Movimento 5 Stelle all’11,8%. Il Partito democratico invece scende al 21,6%.
Partiti minori: Azione al 3,3%, Iv al 2,3%
Tra le forze più piccole, i numeri restano contenuti ma rilevanti per eventuali alleanze e strategie: Azione è al 3,3%, Italia Viva al 2,3%, +Europa all’1,6%.
Chiude Noi Moderati all’1%. Un quadro che, a pochi passi dal referendum, racconta un’Italia politica in movimento: con i grandi partiti in affanno, e una parte dell’elettorato che sembra cercare nuove sponde.


