
Nato a Milano nel 1949, Giuliano Pisapia è figlio del giurista Giandomenico Pisapia, tra i promotori della riforma del processo penale negli anni Ottanta. Avvocato e figura storica dell’area progressista, è stato sindaco di Milano dal 2011 al 2016, diventando uno dei principali riferimenti del centrosinistra cittadino.
La sua posizione sul referendum sulla giustizia, però, ha sorpreso parte del suo stesso elettorato e alcune personalità della sinistra. Il sostegno al Sì lo ha infatti collocato su posizioni diverse rispetto a quelle espresse da una parte significativa del Partito Democratico.
La presa di posizione di Pisapia ha colto di sorpresa anche l’attuale sindaco di Milano, Beppe Sala. «Non ne ho mai parlato con lui, non so, ma rispetto chi voterà Sì – ha dichiarato – non dev’essere una questione ideologica, ma di opinione».
Sala ha ribadito la propria scelta di votare No al referendum e ha annunciato la partecipazione, insieme alla segretaria del Pd Elly Schlein, a un evento politico previsto la prossima settimana a Milano. Secondo il sindaco, l’iniziativa promossa dal governo rappresenterebbe una “prova di forza” sul piano politico.
L’iter della riforma della giustizia, tuttavia, ha seguito il percorso previsto dalla Costituzione, con il doppio passaggio parlamentare alla Camera e al Senato, tra discussioni, votazioni e dibattiti. Ora la decisione finale spetta agli elettori, chiamati a confermare o respingere le modifiche alla Carta.
Sul fronte politico il centrosinistra appare diviso. Schlein e una parte consistente del Pd sostengono il No, mentre l’area più riformista del partito si è espressa a favore del Sì. In questo quadro si inserisce anche la posizione di Pisapia, che si aggiunge al gruppo di esponenti della sinistra favorevoli alla riforma proposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Nel frattempo la premier Giorgia Meloni ha ribadito il proprio sostegno al Sì durante un evento organizzato da Fratelli d’Italia al Teatro Parenti di Milano. Nel suo intervento ha cercato di rassicurare i cittadini, sostenendo che la riforma non ha l’obiettivo di «liberarsi dei giudici» né di compromettere l’autonomia della magistratura.
Le dichiarazioni della presidente del Consiglio hanno comunque alimentato nuove polemiche, tra critiche di esponenti dell’opposizione e contestazioni organizzate all’esterno del teatro.
Nonostante il clima di forte confronto politico, Meloni ha dichiarato che un’eventuale vittoria del No non metterebbe a rischio la stabilità del governo, assicurando che l’esecutivo proseguirebbe comunque la propria attività.
Il dibattito resta acceso anche all’interno della magistratura. Il sindacato dei magistrati ANM e una parte del Partito Democratico temono che la separazione delle carriere possa indebolire l’autonomia della magistratura, uno dei principi cardine del sistema giudiziario italiano. Una questione che continua a dividere il panorama politico in vista del referendum.


