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Referendum, corteo per il “no sociale” a Roma: bruciata un’immagine di Meloni e Nordio: divampa la polemica

Pubblicato: 14/03/2026 19:02

Movimenti, collettivi e cittadini sono scesi in piazza oggi a Roma per il cosiddetto “no sociale” al referendum costituzionale sulla giustizia previsto il 22 e 23 marzo. La manifestazione, promossa da Potere al Popolo, ha unito alla contestazione del referendum anche proteste contro il governo e contro la guerra.
Al corteo hanno aderito diverse realtà, tra cui collettivi studenteschi come Osa e Cambiare Rotta, movimenti per la Palestina come Global Movement to Gaza, oltre a centri sociali, movimenti per il diritto alla casa e l’Unione sindacale di base (Usb).
La manifestazione è partita da piazza della Repubblica ed è diretta verso piazza San Giovanni, uno dei luoghi simbolo delle mobilitazioni nella capitale.

Gli slogan contro governo e guerra

Tra gli slogan scanditi dai manifestanti si sono sentiti cori come “Vota no, Giorgia Meloni vattene”, ma anche messaggi legati allo scenario internazionale come “Giù le mani dall’Iran” e “Giù le mani da Cuba socialista”.
Ad aprire il corteo è stato lo striscione del Comitato per il no sociale con la scritta: “No al referendum, no alla guerra, no al governo liberticida”.

Subito dietro quello di Potere al Popolo con la frase: “Diciamo no all’Italia peggiore, no alla guerra, no al governo Meloni”.
Tra le bandiere esposte durante la manifestazione si sono viste, oltre a quelle degli organizzatori, anche bandiere della Palestina, di Cuba, del Venezuela e dell’Iran, insieme alla bandiera della pace.

Bruciata un’immagine della premier

Durante il corteo alcuni manifestanti hanno dato alle fiamme un’immagine della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che tiene al guinzaglio il ministro della Giustizia Carlo Nordio, raffigurato con la museruola. Sul cartello era riportata la scritta “No al vostro referendum”.

Un’altra immagine bruciata raffigurava invece la premier mentre stringe la mano al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accompagnata dalla scritta: “No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 mln di sfollati”.

Sempre durante la manifestazione sono stati bruciati anche due cartelloni, uno con l’immagine della bandiera degli Stati Uniti e uno con la foto del presidente americano Donald Trump.

La reazione della maggioranza: “Gesto gravissimo e propaganda estremista”

Il rogo dei cartelloni con le immagini della premier Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio ha immediatamente scatenato una dura polemica politica. I partiti di maggioranza hanno condannato l’episodio, accusando gli organizzatori della manifestazione di alimentare un clima di odio.

Fratelli d’Italia, condividendo sui social la foto dei cartelloni incendiati, ha attaccato i manifestanti sostenendo che dietro la protesta ci sia soprattutto propaganda politica. “Se provate a chiedere loro della riforma, a stento sapranno dirvi che riguarda la giustizia”, si legge nel messaggio pubblicato su X dal partito della premier, accompagnato dalla scritta: “L’odio rosso scende in campo per il no”.

Sulla stessa linea anche la Lega. La senatrice Erika Stefani, componente della commissione Giustizia al Senato, ha definito quanto accaduto “un gesto veramente gravissimo che nulla ha a che vedere con la democrazia”, sottolineando che episodi come l’incendio delle immagini di esponenti istituzionali e della bandiera americana contribuiscono ad alimentare un clima di odio inaccettabile.

Condanne trasversali e invito ad abbassare i toni

Solidarietà alla presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia è arrivata anche dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Quest’ultimo ha parlato di “gesti incomprensibili e inaccettabili di odio nei confronti di esponenti del governo”.

Condanne sono arrivate anche da esponenti dell’opposizione e dagli stessi promotori della campagna referendaria. Il presidente del Comitato Giusto dire no, Enrico Grosso, ha preso le distanze dall’episodio, affermando che bruciare immagini di Meloni e Nordio non rappresenta in alcun modo lo spirito della campagna referendaria e che la stanchezza verso queste forme di protesta è ormai diffusa e trasversale.

Un invito alla moderazione è arrivato anche dall’Associazione nazionale magistrati, che ha chiesto di abbassare i toni della campagna referendaria. “Il nostro invito ad abbassare i toni è sempre valso e sempre varrà per chiunque”, ha ricordato l’Anm.

Ferma la posizione anche del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha condannato l’episodio ribadendo che la battaglia politica sul referendum deve rimanere nel perimetro del confronto democratico, senza gesti di violenza o provocazioni che rischiano di prestarsi a strumentalizzazioni.

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Ultimo Aggiornamento: 14/03/2026 19:06

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