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Wayne Perkins, il chitarrista morto a 74 anni, suonò con Bob Marley: il ricordo dei Rolling Stones sui social

Pubblicato: 18/03/2026 10:54

Il mondo della musica piange la scomparsa di Wayne Perkins, chitarrista statunitense morto all’età di 74 anni dopo le complicazioni legate a un ictus che lo aveva colpito all’inizio di marzo. Il musicista si è spento in un ospedale di Birmingham, lasciando un segno profondo nella storia del rock e della musica internazionale.

Figura spesso lontana dai riflettori ma centrale dietro le quinte, Perkins è stato uno dei protagonisti silenziosi di numerose produzioni che hanno segnato intere generazioni.
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La morte e l’annuncio della famiglia

A dare la notizia della sua scomparsa è stato il fratello, Dale Perkins, con un messaggio condiviso sui social: “Per chi non aveva sentito, Wayne è morto ieri serenamente. Le nostre sorelle e familiari erano lì con lui. Apprezziamo tutti i pensieri e i ricordi gentili. Era unico nel suo genere e gli abbiamo voluto tanto bene e grazie a tutti”.

Parole che restituiscono il ritratto di un artista amato non solo per il suo talento, ma anche per la sua umanità. Dopo l’ictus, le sue condizioni non erano mai migliorate, fino al decesso avvenuto nei giorni successivi.

Il ricordo dei Rolling Stones

Tra i primi a rendergli omaggio ci sono stati i Rolling Stones, che hanno voluto ricordare il contributo del chitarrista a uno dei loro lavori più particolari, l’album Black and Blue. In un messaggio ufficiale, la band ha scritto: “È con tristezza che annunciamo la scomparsa di Wayne Perkins. Il suo lavoro su Black and Blue ha contribuito a plasmare uno degli album più sperimentali dei Rolling Stones. Sarà ricordato con affetto”.

Un tributo che sottolinea il ruolo fondamentale avuto da Perkins nella costruzione del sound di uno dei gruppi più influenti della storia del rock.

Una carriera tra grandi nomi della musica

La carriera di Wayne Perkins si è sviluppata a partire dagli anni Sessanta, quando iniziò a lavorare negli studi di registrazione dopo aver lasciato gli studi. Fu proprio lì che ebbe l’opportunità di collaborare con artisti di primo piano come Percy Sledge, Wilson Pickett e Jimmy Cliff.

Nel corso degli anni, il suo talento lo portò a lavorare con alcune delle realtà più importanti della scena musicale internazionale, tra cui i Lynyrd Skynyrd e la cantautrice Joni Mitchell, con cui collaborò anche nell’album Court and Spark.

Il suo nome è legato anche a produzioni iconiche come Catch a Fire di Bob Marley and the Wailers, confermando la sua versatilità e la capacità di adattarsi a generi diversi, dal rock al reggae.

Il talento dietro le quinte

Pur non essendo una figura da copertina, Perkins è stato uno dei più richiesti session man degli Stati Uniti tra gli anni Sessanta e Settanta. Le sue chitarre hanno contribuito a creare riff iconici, diventando parte integrante di brani entrati nella storia della musica.

La sua carriera è stata segnata anche dal rapporto con Ronnie Van Zant, leader dei Lynyrd Skynyrd, che lo stimava al punto da considerarlo per un ruolo stabile nella band. Un’opportunità che non si concretizzò, ma che testimonia il valore riconosciuto al chitarrista.

Lo stesso Perkins aveva raccontato con semplicità il segreto del suo successo: “Girare per l’Inghilterra con una chitarra in mano e fare sessioni di registrazione è un buon modo per farsi scoprire”. Una filosofia che riflette la sua carriera, fatta di incontri, talento e occasioni colte al momento giusto.

La morte di Wayne Perkins lascia un vuoto nel panorama musicale internazionale, ma anche un’eredità fatta di collaborazioni prestigiose, innovazione sonora e contributi fondamentali a dischi che continuano a influenzare artisti e appassionati in tutto il mondo.

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