
Un discorso ampio, solenne e fortemente politico, ma costruito a partire dalla cultura. A Salamanca, nel giorno del conferimento del dottorato honoris causa, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tracciato un lungo percorso storico e ideale per spiegare che senza Spagna e Italia non si può comprendere davvero l’Europa. E soprattutto per ribadire che l’identità europea non si fonda soltanto su interessi economici o istituzionali, ma su una trama secolare di pensiero, diritto, libertà e responsabilità.
Nel suo intervento, Mattarella ha ringraziato l’università spagnola per l’onorificenza ricevuta, inserendola dentro una tradizione accademica che ha accompagnato per secoli la costruzione della civiltà europea. Il capo dello Stato ha insistito sul rapporto profondo tra i due Paesi, descritto come uno degli assi portanti della storia continentale: un legame nato con l’Impero romano, proseguito nel Medioevo, rafforzato dalle grandi università e consolidato attraverso autori, filosofi e giuristi che hanno formato il lessico comune dell’Europa.
Nel ricostruire questa eredità, Mattarella ha evocato figure come Seneca, Cicerone, Virgilio, Francisco de Vitoria, Machiavelli, Cervantes, Beccaria, Jovellanos, Primo Levi e María Zambrano. Non una rassegna erudita, ma una genealogia culturale pensata per mostrare come i valori di dignità, libertà, uguaglianza e primato del diritto siano nati da un dialogo continuo tra esperienze italiane e spagnole. In questo quadro ha attribuito un ruolo decisivo alla Scuola di Salamanca, ricordando la centralità di Francisco de Vitoria nella definizione di una comunità universale del genere umano e di un moderno diritto internazionale.
Dal piano storico-culturale, il discorso si è poi spostato con nettezza sull’attualità. Mattarella ha lanciato un allarme sulla crisi dell’ordine internazionale, denunciando l’erosione dei principi stabiliti dopo la Seconda guerra mondiale. Il presidente ha richiamato con forza la Carta delle Nazioni Unite, in particolare il divieto dell’uso della forza, il principio di sovrana eguaglianza degli Stati e la promozione universale dei diritti umani. Secondo Mattarella, questi tre pilastri sono oggi messi in discussione da una crescente insofferenza verso le regole condivise, dalla delegittimazione delle Corti internazionali, dal deterioramento del multilateralismo e dal ritorno di una concezione aggressiva e illimitata della sovranità.
Nel suo ragionamento, la pace non coincide con un semplice equilibrio tra potenze, ma esiste soltanto quando si accompagna a condizioni di giustizia e inclusione. Per questo ha denunciato come particolarmente grave la tendenza attuale a considerare di nuovo la guerra come uno strumento praticabile nei rapporti internazionali. Ha parlato di una progressiva normalizzazione dell’aggressione, indicando nell’assalto russo all’Ucraina uno spartiacque e allargando poi lo sguardo al Medio Oriente, al Golfo, all’Iran, al Libano e alla spirale di crisi apertasi dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023.
Mattarella ha avvertito che questa deriva rischia di far passare in secondo piano le vere emergenze globali: la crisi climatica, quella alimentare, quella energetica, quella demografica e quella sanitaria. In parallelo, ha osservato, si assiste a un impoverimento delle politiche di aiuto e a un aumento delle spese militari. Da qui l’idea centrale del discorso: l’Europa deve saper dire no. No all’allargamento dei conflitti, no alla logica del più forte, no alla sostituzione del modello cooperativo con una visione puramente competitiva e contrattualistica dei rapporti tra Stati.
Per il presidente, proprio mentre le istituzioni internazionali sembrano perdere autorevolezza, l’Europa non deve arretrare né adattarsi passivamente. Al contrario, deve proporre una visione alternativa, fedele ai propri valori storici e capace di rinnovare strumenti e metodi senza rinunciare ai principi. In questo passaggio, Mattarella ha richiamato anche il progetto dei padri fondatori dell’integrazione europea e le finalità indicate dai Trattati dell’Unione: pace, sicurezza, sviluppo sostenibile, solidarietà tra i popoli, tutela dei diritti umani e rispetto del diritto internazionale.
Non è mancato un richiamo forte contro i nuovi sovranismi, descritti come una minaccia che riporta indietro la storia e mette in discussione le scelte di civiltà costruite dopo i totalitarismi del Novecento. Citando anche Unamuno, Mattarella ha ricordato che la cultura resta un argine contro le spinte autoritarie. E ha insistito sul fatto che smantellare o svuotare il sistema multilaterale significa aprire uno spazio arbitrario, una “terra di nessuno” favorevole a nuove egemonie, conquiste e forme di sopraffazione che colpiscono soprattutto i Paesi più deboli.
Il finale del discorso è stato rivolto agli studenti, con un tono insieme affettuoso e impegnativo. Mattarella ha ricordato i tanti giovani italiani presenti a Salamanca e il valore del programma Erasmus come simbolo concreto di una Europa senza barriere, fatta di incontri, scelta, mobilità e conoscenza. Ha detto che per le nuove generazioni la libertà e la pace sembrano condizioni normali, quasi acquisite, ma che oggi entrambe sono esposte a rischi reali, tra chiusure identitarie e nuove tensioni sulla sicurezza.
Da qui l’invito conclusivo a custodire e trasmettere questi spazi di libertà, facendo della conoscenza e dello spirito critico gli strumenti per difenderli. Nell’immagine finale del presidente, i giovani devono diventare il “vento” di cui il mondo ha bisogno: un vento senza confini, come la cultura, capace di tenere viva l’ambizione europea anche nel tempo delle crisi.


