
Nel pieno della campagna politica per il referendum, all’interno di Fratelli d’Italia cresce la tensione attorno alla figura del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Tra i corridoi del Palazzo dei Congressi dell’Eur, dove si è svolta la chiusura dell’evento del partito, emergono malumori sempre più evidenti, segnale di una frattura interna che potrebbe acuirsi nei prossimi giorni.
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Malumori interni e tensioni politiche
A dare voce al disagio è Massimo Milani, esponente di rilievo dell’organizzazione del partito e vicino alle correnti interne. Le sue parole, pronunciate in un contesto informale ma cariche di significato politico, lasciano intendere come la posizione di Delmastro sia tutt’altro che solida. Il riferimento a comportamenti ritenuti inopportuni e alla gestione di rapporti personali e professionali giudicati discutibili evidenzia un clima di crescente insofferenza tra alcuni dirigenti.
Il nodo centrale resta la vicenda che coinvolge il sottosegretario in relazioni indirette con ambienti legati alla criminalità organizzata, circostanza che, pur non configurando al momento accuse formali, alimenta interrogativi e preoccupazioni all’interno del partito. L’attenzione è puntata soprattutto sulle possibili evoluzioni dell’inchiesta, che rappresentano il vero fattore di rischio politico.

La linea della leadership
Dal canto suo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene per difendere pubblicamente il suo collaboratore, pur riconoscendo alcune leggerezze. La linea ufficiale resta quella della cautela: nessuna presa di distanza netta, ma nemmeno un sostegno incondizionato privo di riserve. Una posizione che mira a contenere l’impatto mediatico della vicenda senza aprire, almeno per ora, una crisi interna.
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca Arianna Meloni, che respinge le ricostruzioni critiche e denuncia un clima di pressione mediatica eccessiva. La difesa si fonda su un elemento chiave: l’assenza di indagini formali a carico del sottosegretario. Tuttavia, questo argomento non sembra sufficiente a placare i dubbi che serpeggiano tra le fila del partito.

Il ruolo della commissione antimafia
Parallelamente, si muove anche il fronte istituzionale. La presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, sottolinea la necessità di non escludere alcun approfondimento quando si parla di criminalità organizzata. I riferimenti agli atti già presenti negli archivi parlamentari e relativi ai soggetti coinvolti indicano che la questione potrebbe assumere una dimensione più ampia.
L’attività della commissione potrebbe quindi rappresentare un ulteriore banco di prova per il sottosegretario, soprattutto nel caso in cui emergessero nuovi elementi o venissero formalizzati approfondimenti specifici.
Silenzi, imbarazzi e attese
Nel frattempo, gran parte dei dirigenti di Fratelli d’Italia sceglie la linea del silenzio. Le dichiarazioni sono rare, spesso evasive, e tradiscono un evidente imbarazzo. Anche figure di primo piano evitano prese di posizione nette, segno di una situazione ancora in evoluzione e politicamente delicata.
La strategia appare chiara: rinviare ogni decisione a dopo il referendum, evitando scossoni immediati che potrebbero avere ripercussioni sul consenso elettorale. Tuttavia, questa sospensione non elimina il problema, ma lo sposta semplicemente nel tempo.
Attacchi delle opposizioni
Sul fronte opposto, le forze di opposizione intensificano le critiche. Elly Schlein chiede chiarimenti immediati e una presa di posizione decisa da parte del governo, mentre Angelo Bonelli solleva ulteriori interrogativi sulla trasparenza patrimoniale del sottosegretario, aggiungendo nuovi elementi al dibattito politico.
Le accuse contribuiscono ad aumentare la pressione sull’esecutivo, trasformando una questione interna al partito in un caso politico nazionale.
Dopo il referendum la resa dei conti
Il sottosegretario continua intanto la sua attività politica sul territorio, mantenendo una linea pubblica di minimizzazione della vicenda. Ma all’interno del partito la sensazione diffusa è che il vero momento decisivo arriverà dopo il voto.
Sarà allora che Fratelli d’Italia dovrà affrontare apertamente il caso Delmastro, valutando se le tensioni interne e i rischi reputazionali rendano inevitabile un cambio di rotta. La resa dei conti, finora solo rinviata, appare sempre più vicina.


