
L’ultimo viaggio di Umberto Bossi si chiude dove tutto era cominciato: sul prato di Pontida, cuore simbolico della sua avventura politica. Domenica andranno in scena i funerali di Umberto Bossi, un ritorno carico di significato nelle valli bergamasche che lo hanno consacrato.
Non è una scelta casuale quella di Pontida, ma un richiamo potente alle origini della Lega, nata proprio qui all’inizio degli anni Novanta e cresciuta fino a diventare protagonista della scena politica nazionale.
Sarà una cerimonia partecipata e densa di presenze istituzionali. In prima fila i volti simbolo del partito, a partire da Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, pronti a rendere omaggio al loro fondatore.
Accanto a loro, i vertici dello Stato: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier Antonio Tajani, e i presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.

Il fulcro della cerimonia sarà l’abbazia di San Giacomo, luogo che unisce storia, identità e memoria collettiva. Qui si ritroveranno militanti e sostenitori per l’ultimo saluto al Senatùr.
Un luogo che parla di storia: nel 1167, tra queste mura, nacque il giuramento della Lega dei Comuni lombardi contro Federico Barbarossa. Un episodio che nel tempo è diventato mito fondativo e riferimento politico.
A pochi metri, il celebre “pratone” di Pontida, teatro del tradizionale raduno della Lega a Pontida, pronto ancora una volta ad accogliere la comunità leghista per un momento destinato a entrare nella memoria collettiva.
A confermare la scelta è stato il figlio Renzo Bossi, che sui social ha condiviso immagini storiche dei militanti. La famiglia ha voluto un addio condiviso ma riservato, chiedendo rispetto e discrezione.
Dalla proposta dei funerali di Stato, avanzata da Palazzo Chigi, è arrivato invece un rifiuto netto. Una decisione che rafforza l’idea di un addio coerente con la visione di Bossi, lontano dai protocolli e vicino alla sua gente.


