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Referendum e terremoto nei sondaggi: il campo largo sorpassa, Meloni perde terreno ma resta davanti

Pubblicato: 26/03/2026 15:19

Il primo dato che emerge dopo il referendum costituzionale è politico prima ancora che numerico: qualcosa si è mosso. Non in modo definitivo, non ancora in modo strutturale, ma abbastanza da incrinare una narrazione che negli ultimi mesi sembrava consolidata. Il centrodestra resta competitivo, ma non più dominante. E soprattutto, per la prima volta dopo tempo, il campo avversario torna a essere percepito come potenzialmente competitivo sul piano aggregato.

Il segnale più evidente è il calo di Fratelli d’Italia, che scende al 28,2%, il dato più basso dalle Europee 2024. Non è una caduta verticale, ma è un arretramento significativo perché avviene in un momento simbolicamente delicato: subito dopo un voto che ha avuto inevitabilmente una lettura politica nazionale. In parallelo cresce il Movimento 5 Stelle, che guadagna quasi un punto e mezzo nell’ultimo mese, tornando a essere un attore centrale nello scacchiere dell’opposizione.

Il dato politico: il sorpasso del campo largo

Il passaggio più rilevante non è però nei singoli partiti, ma nelle coalizioni. La nuova Supermedia 2026 segna il sorpasso del campo largo (Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa), che arriva al 45,4%, contro il 44,6% del centrodestra. Uno scarto minimo, ma politicamente enorme: rompe un equilibrio e introduce una dinamica competitiva che fino a poche settimane fa sembrava assente. Il dato è ancora più significativo se confrontato con la fotografia delle coalizioni 2022, quando il centrodestra dominava con un vantaggio netto. Oggi quel vantaggio è evaporato, e la partita torna aperta. Non è ancora una vittoria dell’opposizione, ma è certamente la fine di una fase.

Il nodo politico: pressione su Meloni e nuova tentazione centrista

Nel dettaglio, il Pd cresce leggermente al 21,8%, senza però compiere il salto necessario per diventare il vero perno del sistema. Il recupero più dinamico è quello del M5s, che torna sopra il 13% e si conferma decisivo nella costruzione di qualsiasi alternativa. Nel centrodestra, oltre al calo di FdI, si registra una sostanziale stabilità di Forza Italia e una nuova flessione della Lega, che scende al 6,3%, ormai stabilmente sotto la soglia psicologica del 7%. È un dato che pesa negli equilibri interni della coalizione e che riduce la capacità di traino complessiva del blocco.

Dentro questo quadro si inserisce un elemento più sottile ma potenzialmente decisivo: la ridefinizione degli equilibri interni alla maggioranza. Il calo di FdI e la tenuta di Forza Italia aprono uno spazio politico che può essere interpretato in due modi. Da un lato, come una richiesta di maggiore moderazione e apertura verso il centro; dall’altro, come il tentativo di costruire un baricentro meno dipendente dalla leadership di Giorgia Meloni.

È qui che il dato numerico si trasforma in dinamica politica. Se una parte dell’area berlusconiana dovesse spingere verso un posizionamento più autonomo e centrista, si aprirebbe uno scenario nuovo: quello di una forza disponibile, almeno in teoria, anche a logiche di grandi intese in caso di stallo elettorale. Non è uno scenario immediato, ma è uno scenario possibile. Ed è proprio questo che rende questa Supermedia più di una semplice fotografia: è l’inizio di una partita che torna aperta.

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Ultimo Aggiornamento: 27/03/2026 10:36

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