
Una figura centrale dell’università italiana, capace di coniugare visione accademica e apertura internazionale, si spegne lasciando un’eredità che ha segnato profondamente il sistema universitario europeo.
Il suo nome resta legato a una stagione di trasformazione che ha proiettato l’ateneo bolognese oltre i confini nazionali, rendendolo protagonista di un cambiamento storico.
È morto a 87 anni Fabio Roversi Monaco, professore emerito di diritto amministrativo e storico rettore dell’Università di Bologna. Alla guida dell’Alma Mater dal 1985 al 2000, ha contribuito in modo decisivo alla sua internazionalizzazione.
Una vita per il diritto e l’università
Nato ad Addis Abeba nel 1938, si era laureato in giurisprudenza a Bologna nel 1962. Dopo la libera docenza, ha insegnato prima diritto costituzionale e poi diritto amministrativo, diventando uno dei più autorevoli studiosi del settore.
Per quarant’anni ha formato generazioni di studenti, accompagnando la crescita dell’ateneo anche sul piano scientifico e istituzionale.
Il rettorato e la svolta europea
Durante i suoi quindici anni da rettore, Roversi Monaco ha promosso iniziative destinate a cambiare il volto dell’università europea. Tra queste la Magna Charta Universitatum del 1988 e soprattutto il Bologna Process, sfociato nella Dichiarazione del 1999 firmata da 29 Paesi per rendere comparabili i titoli di studio e favorire la mobilità degli studenti.
A lui si deve anche la creazione del modello Multicampus, che ha rafforzato il legame tra università e territorio.
I riconoscimenti internazionali
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerose onorificenze, tra cui il titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la Légion d’Honneur, a testimonianza del suo ruolo nel panorama accademico internazionale.
Il ricordo dell’Ateneo
«L’Università perde una delle sue figure più autorevoli», ha dichiarato il rettore Giovanni Molari, ricordandone la visione e il profondo senso delle istituzioni.
Le esequie accademiche si terranno il 30 marzo nell’Aula Magna di Santa Lucia, mentre i funerali saranno celebrati nella Cattedrale di San Pietro a Bologna, presieduti dall’arcivescovo Matteo Maria Zuppi.
Con la sua scomparsa, l’università italiana perde uno dei protagonisti della sua apertura al mondo e della costruzione dello spazio europeo dell’istruzione superiore.


