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Bollette, l’Arera congela la misura del dl Energia: può configurare aiuto di Stato

Pubblicato: 02/04/2026 09:08

Il piano del governo per alleggerire il peso delle bollette del gas sulle imprese subisce una brusca frenata. Una delle misure centrali del decreto bollette, pensata per ridurre i costi energetici attraverso la vendita del gas di Stato, viene di fatto sospesa dopo l’intervento dell’Autorità di regolazione.
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Stop alla misura sul gas di Stato

A bloccare l’attuazione è stata ARERA, che ha evidenziato l’impossibilità di procedere senza un passaggio fondamentale: l’autorizzazione dell’Unione Europea. La norma prevedeva che GSE e Snam vendessero circa 2,1 miliardi di metri cubi di gas, residuo delle scorte accumulate durante la crisi energetica legata al conflitto tra Russia e Ucraina.

Le risorse ottenute dalla cessione sarebbero confluite nella CSEA, con l’obiettivo di finanziare una riduzione delle componenti tariffarie per le imprese a forte consumo energetico nel periodo compreso tra aprile e dicembre 2026.

Tuttavia, secondo l’Autorità, la misura non può entrare in vigore nelle condizioni attuali.

Il nodo degli aiuti di Stato

Il principale ostacolo riguarda la natura selettiva dell’intervento. La riduzione delle bollette gas sarebbe destinata solo a specifiche categorie di aziende, configurando così un possibile aiuto di Stato. In base alle normative europee, questo tipo di intervento deve essere notificato e approvato dalla Commissione Europea prima di poter essere applicato.

Fino a quel momento, entra in gioco il principio di stand still, che impedisce qualsiasi attuazione della misura. Una condizione che congela di fatto l’intero impianto previsto dall’articolo 9 del decreto.

Anche in sede parlamentare, la criticità è stata riconosciuta. La Commissione competente ha aperto alla possibilità di subordinare l’efficacia della norma al via libera europeo, consapevole che i tempi di valutazione possono essere lunghi e incerti.

Tempi incompatibili e decreto a rischio

Il provvedimento, nel frattempo, deve completare il suo iter di conversione in legge entro una scadenza ravvicinata. Tuttavia, il passaggio parlamentare non incide sul problema europeo: la misura resterà comunque sospesa fino all’eventuale autorizzazione di Bruxelles.

Questo significa che, anche in caso di approvazione definitiva del decreto bollette, uno dei suoi pilastri operativi non potrà essere immediatamente applicato, lasciando in sospeso gli effetti attesi per le imprese.

Le criticità economiche

Oltre al nodo normativo, emergono anche rilevanti questioni finanziarie. Secondo ARERA, i proventi derivanti dalla vendita del gas non rappresentano un margine libero da utilizzare. Le somme incassate dovrebbero infatti compensare anticipazioni già effettuate, generando il rischio di un semplice spostamento dei costi tra diverse categorie di utenti.

In altre parole, il beneficio per alcune imprese potrebbe tradursi in un aggravio per altre, riducendo l’efficacia complessiva della misura.

A complicare ulteriormente il quadro è lo sfasamento temporale tra entrate e utilizzo delle risorse. Il decreto prevede l’avvio degli sconti già da aprile 2026, ma i ricavi effettivi della vendita del gas sarebbero disponibili solo mesi dopo, verso la fine di settembre. Una dinamica che obbligherebbe la Cassa a intervenire con anticipazioni finanziarie senza avere certezze sugli incassi.

Misura congelata e scenari aperti

Alla luce delle osservazioni tecniche e giuridiche, la misura simbolo del decreto bollette resta dunque congelata. Il governo dovrà ora valutare possibili correttivi o attendere i tempi, non brevi, delle istituzioni europee.

Nel frattempo, il tema del caro energia per le imprese rimane aperto, con un intervento atteso che rischia di slittare, lasciando irrisolta una delle principali emergenze economiche del sistema produttivo.

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