
Il nuovo decreto carburanti, arrivato questa mattina alle 9 sul tavolo del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, in un momento cruciale per il contenimento del caro benzina, è stato approvato. Il provvedimento si inserisce nel quadro delle misure urgenti contro l’aumento dei prezzi energetici legato alle tensioni internazionali.
All’ordine del giorno del Cdm lampo di stamattina c’era dunque il decreto legge sulle “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi”, insieme all’adeguamento della normativa italiana al regolamento europeo sul ripristino della natura, un altro dossier strategico per il governo.
Cuore dell’intervento resta la proroga del taglio delle accise sui carburanti, introdotto lo scorso 19 marzo. La misura prevede uno sconto di 24,4 centesimi al litro su benzina e gasolio, con l’obiettivo di alleggerire i costi per cittadini e imprese.
A rilanciare il tema è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che punta ad ampliare la platea dei beneficiari. In particolare, chiederà l’estensione del rimborso anche agli operatori dell’autotrasporto sostenibile finora esclusi.
La richiesta nasce dalle pressioni del settore, che denuncia l’impatto crescente dei rincari sui costi operativi. L’obiettivo è sostenere le aziende che hanno investito in mezzi più ecologici, ma che oggi non beneficiano degli stessi incentivi.
Parallelamente, il governo intende rafforzare il monitoraggio sui prezzi alla pompa. Nei prossimi giorni, infatti, saranno nuovamente convocate le compagnie petrolifere per affrontare il tema delle possibili speculazioni sui carburanti.
Conti pubblici sotto pressione: “Le risorse per gli aiuti stanno finendo”
E’ stato “approvato un decreto legge” perché c’è “l’urgenza” che giustifica il provvedimento e “tampona la situazione fino al 1° maggio”. Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa dopo il Cdm che ha dato il via libera al dl Accise.
Nel confronto a Palazzo Chigi emerge con chiarezza un punto: la capacità dello Stato di sostenere nuovi interventi contro il caro energia si sta esaurendo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avrebbe avvertito la premier Giorgia Meloni e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini che le risorse disponibili sono ormai limitate, e che il decreto per la proroga del taglio delle accise potrebbe essere l’ultimo sostenibile nelle attuali condizioni.
Il rischio, in caso di conflitto prolungato in Medio Oriente, è duplice. Da un lato l’impatto diretto sui prezzi, con la benzina che potrebbe arrivare a livelli record; dall’altro, effetti pesanti sui conti pubblici, con il rapporto deficit-Pil che potrebbe tornare sopra la soglia del 3% già nel 2026. Uno scenario che metterebbe in discussione il percorso di uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo e limiterebbe fortemente i margini per una manovra economica espansiva.
Il problema principale resta la copertura finanziaria. Nelle ultime settimane, spiegano fonti dell’esecutivo, è stato possibile finanziare i provvedimenti solo attraverso operazioni straordinarie: tagli, congelamento di fondi già stanziati e utilizzo parziale dell’extragettito Iva legato proprio ai rincari energetici. Una strategia che però non appare più replicabile nel medio periodo.
In questo quadro, anche le prospettive di politica economica si fanno più incerte. Il Documento di finanza pubblica dovrebbe limitarsi al quadro tendenziale, senza indicazioni programmatiche, segno di una difficoltà crescente nel definire interventi strutturati. Tutto resta legato all’evoluzione del conflitto e alla possibilità, al momento incerta, di una de-escalation che possa allentare la pressione su prezzi e conti pubblici.


