
È finita dopo oltre un anno di ricerche la latitanza di Roberto Mazzarella, ritenuto tra i criminali più pericolosi in circolazione e figura di vertice dell’omonimo clan di camorra attivo a Napoli e provincia. Il 48enne è stato arrestato nella notte dai carabinieri, al termine di un’indagine lunga e complessa coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia. L’uomo, inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero dell’Interno, si nascondeva in una struttura di lusso in Costiera Amalfitana.
Il blitz è scattato a Vietri sul Mare, in provincia di Salerno, dove il boss si trovava insieme alla moglie e ai due figli. Al momento dell’irruzione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non ha opposto resistenza. L’operazione ha visto impegnati anche lo Squadrone “Cacciatori di Calabria”, le Api del gruppo di Napoli e una motovedetta della Capitaneria di porto di Salerno, che ha controllato l’area via mare per evitare tentativi di fuga.
La latitanza e le accuse
Mazzarella era ricercato dal gennaio 2025, quando riuscì a sfuggire a un primo tentativo di cattura. La sua posizione si è aggravata nei mesi successivi, fino all’emissione, il 18 aprile dello stesso anno, di un mandato di arresto europeo da parte del Tribunale di Napoli. Gli inquirenti lo ritengono il mandante dell’omicidio di Antonio Maione, ucciso il 15 settembre 2000 in una salumeria di San Giovanni a Teduccio, nella zona orientale del capoluogo campano.
Secondo la ricostruzione investigativa, si trattò di una vendetta trasversale, un regolamento di conti maturato negli equilibri criminali del territorio. Mazzarella, nipote di storici capiclan come Ciro, Gennaro e Vincenzo, viene considerato l’attuale reggente del gruppo, da anni protagonista delle dinamiche della criminalità organizzata locale.
Il covo e il materiale sequestrato
All’interno della villa utilizzata come rifugio, i militari hanno trovato elementi ritenuti rilevanti per le indagini. Sono stati sequestrati tre orologi di lusso, circa 20mila euro in contanti, diversi documenti falsi, telefoni cellulari e smartphone. Tra gli oggetti rinvenuti anche appunti manoscritti che potrebbero riferirsi a una sorta di contabilità del clan, ora al vaglio degli investigatori.
La cattura rappresenta un colpo significativo alla criminalità organizzata campana e chiude una lunga attività investigativa, che ha permesso di localizzare il latitante in un contesto apparentemente lontano dai tradizionali nascondigli.


