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Ftalati nella plastica, studio su The Lancet: “Associati a oltre 70mila morti neonatali”

Pubblicato: 08/04/2026 21:41

Uno studio scientifico accende i riflettori su una possibile connessione tra alcune sostanze chimiche presenti nella plastica e la mortalità infantile. Secondo una ricerca condotta negli Stati Uniti, l’esposizione a specifici additivi industriali potrebbe aver contribuito, in un solo anno, a un numero significativo di nascite premature e decessi tra i neonati. Si tratta di dati che, pur essendo stimati, rilanciano il dibattito sui rischi legati alla diffusione globale delle microplastiche e delle sostanze associate.

Nel dettaglio, la ricerca attribuisce al 2018 quasi 2 milioni di parti pretermine e circa 74.000 morti neonatali a una sostanza molto diffusa nei materiali plastici. Il fenomeno, sottolineano gli autori, va inserito in un contesto più ampio, in cui la contaminazione ambientale da plastica e derivati è ormai presente ovunque, inclusi il corpo umano e i tessuti più sensibili.

Cos’è il DEHP e perché preoccupa

La sostanza sotto osservazione è il DEHP (di-2-etilhexilftalato), appartenente alla famiglia degli ftalati, utilizzati per rendere la plastica più flessibile, in particolare il PVC. Questi composti possono essere rilasciati nell’ambiente durante il deterioramento dei materiali, finendo nell’aria, nell’acqua e negli organismi viventi. Tracce di microplastiche sono state individuate anche nella placenta e nel sistema riproduttivo umano.

Il DEHP è classificato tra gli interferenti endocrini, ovvero sostanze capaci di alterare il funzionamento ormonale. Studi precedenti lo avevano già collegato a problemi di salute come infertilità, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. Proprio per questi rischi, nell’Unione Europea il suo utilizzo è stato fortemente limitato o vietato in diversi prodotti.

Il legame con i parti prematuri

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica del gruppo The Lancet, si è concentrata sul possibile rapporto tra esposizione agli ftalati e aumento del rischio di parto pretermine, una delle principali cause di mortalità nei neonati. I dati suggeriscono che oltre l’8% delle nascite premature globali nel 2018 potrebbe essere collegato a queste sostanze.

Le aree più colpite risultano essere il Medio Oriente e l’Asia meridionale, mentre l’Africa registra il numero più alto di decessi neonatali in proporzione ai parti pretermine. Si tratta di una distribuzione che evidenzia anche forti disuguaglianze sanitarie e ambientali a livello globale.

Un problema globale e ancora aperto

Gli scienziati hanno analizzato anche un altro composto, il DiNP, spesso utilizzato come alternativa al DEHP. I risultati indicano che anche questa sostanza potrebbe avere effetti simili, contribuendo a circa 1,88 milioni di nascite premature. Un dato che rafforza l’idea di un problema sistemico legato all’intera categoria degli ftalati.

Gli autori dello studio sottolineano che non è possibile stabilire un rapporto diretto di causa-effetto, ma evidenziano la necessità di ulteriori approfondimenti. Il rischio, spiegano, è che sostituire una sostanza con un’altra poco studiata non risolva il problema alla radice. La questione resta quindi aperta, ma i numeri emersi indicano con forza l’urgenza di nuove ricerche e politiche di prevenzione.

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Ultimo Aggiornamento: 08/04/2026 21:42

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