
Il mondo della fantascienza perde una delle sue voci più originali e sperimentali. Tra i protagonisti della sci-fi europea contemporanea, è morto lunedì 13 aprile all’età di 82 anni a Gijón, in Spagna, dove viveva da tempo. Da alcuni mesi era in cura dopo la diagnosi di un tumore.
Autore prolifico e visionario, è stato apprezzato non solo per i suoi romanzi, ma anche per il contributo alla sceneggiatura del film “A.I. Intelligenza artificiale” (2001), diretto da Steven Spielberg e sviluppato a partire da un progetto di Stanley Kubrick.

E’ morto Ian Watson, una carriera tra letteratura e scienza
E’ morto Ian Watson. Nato a St. Albans, in Inghilterra, il 20 aprile 1943, Watson aveva esordito negli anni Settanta imponendosi rapidamente all’attenzione internazionale. Il suo romanzo “Riflusso (Il grande anello)”, pubblicato in Italia da Editrice Nord, vinse nel 1975 il Prix Apollo, segnando l’inizio di una carriera caratterizzata da forte originalità.
Fin dagli esordi, Watson si è distinto per la capacità di intrecciare fantascienza, linguistica, neuroscienze e filosofia della mente, costruendo opere complesse e spesso sperimentali. Nel corso della sua attività ha pubblicato circa trenta romanzi e numerose raccolte di racconti, molti dei quali tradotti anche in Italia.
Le opere più note e il successo in Italia
Tra i titoli più conosciuti figurano “L’anno dei dominatori” e “Il pianeta di Dio”, ma anche opere come “Gli dei invisibili di Marte”, “La doppia faccia degli Ufo” e “Il mistero dei Kyber”.
Particolarmente apprezzata è anche la trilogia composta da “Il libro del fiume”, “Il libro delle stelle” e “Il libro delle creature”, che rappresenta uno dei punti più alti della sua produzione narrativa.
Molti dei suoi lavori sono stati pubblicati in Italia nella storica collana Urania Mondadori, contribuendo a consolidare il suo seguito tra gli appassionati italiani di fantascienza.
Dalla narrativa al cinema e ai mondi espansi
Oltre alla produzione letteraria, Watson ha lavorato anche nel cinema e nella narrativa derivata. Il suo nome è legato alla sceneggiatura di “A.I. Intelligenza artificiale”, uno dei progetti più ambiziosi della fantascienza cinematografica contemporanea.
Ha inoltre scritto romanzi ambientati nell’universo di Warhammer 40.000, dimostrando una grande versatilità nel passare dalla narrativa più speculativa a quella legata ai mondi condivisi.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con autori di rilievo come Brian Aldiss e lo scrittore italiano Roberto Quaglia, con cui ha realizzato la serie “The Beloved of My Beloved”.
Un autore tra innovazione e riflessione
Accanto all’attività di scrittore, Watson aveva insegnato futurologia al Politecnico di Birmingham, portando avanti una riflessione costante sui rapporti tra tecnologia, linguaggio e conoscenza.
La sua opera si è sempre distinta per la capacità di esplorare territori di confine, mescolando scienza, filosofia e immaginazione. Una voce fuori dagli schemi, che ha contribuito in modo significativo all’evoluzione della fantascienza europea. Con la sua scomparsa, il genere perde uno dei suoi interpreti più profondi e originali.


