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Salvini-Conte, cosa succede: ancora una volta dalla stessa parte

Pubblicato: 18/04/2026 14:57

Succede senza che venga dichiarato, senza una regia comune, senza un accordo politico visibile. Eppure succede. Nella fase più delicata della crisi energetica, mentre il Mediterraneo torna a essere un punto di tensione e lo Stretto di Hormuz riapre scenari che sembravano lontani, due leader che rappresentano poli opposti del sistema italiano finiscono per dire la stessa cosa. Non è un’alleanza, ma è qualcosa che pesa allo stesso modo.

Perché quando la pressione economica cresce, quando il costo dell’energia diventa una questione quotidiana e non più una discussione da convegno, le distanze si accorciano. Non per scelta, ma per necessità. E così la linea che emerge non è quella dei partiti, ma quella della realtà: il nodo del gas russo torna centrale, e torna con una forza che la politica aveva provato a rimuovere.

La convergenza che nessuno rivendica

Da una parte c’è Giuseppe Conte, che parla apertamente di negoziato e indica come obiettivo finale la possibilità di tornare ad acquistare energia da Mosca. Non lo fa in modo ideologico, ma dentro una logica che tiene insieme diplomazia e convenienza economica. Il punto è semplice: il gas russo costa meno, e in una fase di instabilità globale diventa una leva decisiva per imprese e cittadini.

Dall’altra parte c’è Matteo Salvini, che da giorni insiste sullo stesso concetto con parole ancora più dirette. “Il gas russo ci è necessario”, ha detto, aggiungendo che non possiamo permetterci di farne a meno. Non è una posizione isolata: dentro la Lega la linea è esplicita, con dirigenti che parlano apertamente della necessità di tornare a comprare energia da Mosca per abbassare i costi.

Non c’è coordinamento, non c’è strategia comune. Ma il risultato è identico. Due leader lontani su tutto si ritrovano sulla stessa posizione nel momento più sensibile.

Il punto che cambia il quadro

Il dato politico vero non è la singola dichiarazione, ma il fatto che questa convergenza avvenga mentre l’Europa resta ferma su una linea opposta. Da una parte la rigidità delle sanzioni, dall’altra la pressione crescente delle economie nazionali che devono reggere il peso dei prezzi energetici.

E in mezzo c’è l’Italia, che più di altri Paesi paga il costo di questa tensione. È qui che la questione smette di essere teorica e diventa concreta. Perché se il problema è il prezzo dell’energia, la soluzione più immediata torna a essere quella che fino a poco tempo fa era considerata impraticabile: riaprire al gas russo.

È una dinamica che la politica non controlla del tutto. Non è un accordo, non è un campo largo trasversale. È qualcosa che emerge da sotto, quasi inevitabile. E proprio per questo è più forte: perché non nasce da una scelta tattica, ma da una pressione strutturale.

Alla fine il quadro è chiaro. Conte e Salvini restano avversari su tutto, ma su questo punto parlano la stessa lingua. E quando succede, il problema non è più politico. È reale.

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