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Sondaggi, batosta per Giorgia Meloni: “Ora è terrorizzata”

Pubblicato: 20/04/2026 13:25

A un mese da uno degli appuntamenti politici più discussi degli ultimi anni, il quadro che emerge appare meno netto di quanto ci si potesse attendere nell’immediato. Il referendum sulla giustizia, che aveva acceso il confronto pubblico e alimentato aspettative di cambiamento, non ha prodotto una frattura evidente nel panorama politico, ma ha comunque lasciato segni visibili sugli equilibri di governo.

In questo scenario, la tenuta dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni resta un elemento centrale, ma accompagnata da segnali di progressivo logoramento politico. Tra tensioni interne, polemiche e fattori esterni come la crisi energetica e i rapporti internazionali, la fase attuale sembra segnare la fine di quella che molti osservatori avevano definito una “luna di miele” con l’elettorato.
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Fiducia e consenso dopo il referendum

Secondo quanto emerge dal sondaggio realizzato da Demox, la premier mantiene ancora un livello significativo di consenso, ma con segnali di erosione. La fiducia nei confronti di Giorgia Meloni si attesta al 41,4%, confermandola comunque come la figura politica più forte nel panorama nazionale.

Alla domanda sulla possibilità di dimissioni, il 57,1% degli intervistati ritiene che la presidente del Consiglio debba restare al suo posto, mentre il 38,2% si esprime per un passo indietro. Una quota minoritaria, ma comunque consistente, che fotografa una crescente polarizzazione dell’opinione pubblica.

Leadership e confronto con le opposizioni

Nonostante le difficoltà, Meloni continua a mantenere il primato anche nel confronto diretto con i leader dell’opposizione. Nel sondaggio, infatti, resta la prima scelta come guida del Paese anche in uno scenario futuro, con il 34,8% delle preferenze.

I principali esponenti del centrosinistra, Giuseppe Conte e Elly Schlein, si collocano a distanza, rispettivamente con il 18,2% e il 16,3%. Un divario che evidenzia le difficoltà del cosiddetto campo largo nel proporsi come alternativa compatta.

Nuovi equilibri e crescita di Vannacci

Tra gli elementi più rilevanti emersi dall’indagine, si segnala anche il consolidamento della figura di Roberto Vannacci, che raggiunge una quota di fiducia del 7,1%. Un dato che riflette la crescita di un’area politica autonoma e identitaria, sviluppatasi dopo l’uscita dalla Lega e il lancio del suo movimento.

Parallelamente, resta significativa la percentuale di elettori che non si riconoscono in alcuna forza politica: l’8,9% del campione si dichiara distante dall’intero sistema, segnale di una disaffezione che continua a caratterizzare parte dell’elettorato.

Un governo che regge ma si indebolisce

Il sondaggio delinea anche le aspettative degli italiani sul futuro dell’esecutivo. Il 39,1% ritiene che il governo Meloni resterà in carica ma in una posizione più debole, mentre il 31,1% prevede una tenuta senza particolari scossoni.

Le ipotesi di crisi appaiono al momento meno probabili: solo l’11,3% immagina una caduta del governo, mentre l’8,4% ipotizza elezioni anticipate. Complessivamente, oltre il 70% degli intervistati si orienta verso uno scenario di continuità, seppur con un esecutivo meno solido.

Le difficoltà del campo largo

Sul fronte delle opposizioni, il sondaggio evidenzia una situazione ancora incerta. Il campo largo viene percepito come esistente ma non pienamente strutturato dal 61% degli elettori. Le leadership di Conte e Schlein, pur rilevanti, appaiono ancora separate e prive di una strategia condivisa.

Questa frammentazione si traduce in una difficoltà nel costruire un’alternativa politica credibile e unitaria, lasciando spazio a un sistema in cui il governo, pur indebolito, continua a mantenere una posizione centrale.

Una fase di usura politica

Il quadro complessivo che emerge è quello di una fase di transizione, in cui il governo non appare in crisi immediata ma attraversa un evidente processo di usura. Come sottolineato dagli analisti, si tratta di una situazione in cui la leadership non crolla, ma si confronta con una crescente pressione politica e sociale.

In questo contesto, il referendum sulla giustizia non ha rappresentato un punto di rottura, ma piuttosto un passaggio che ha contribuito a ridefinire gli equilibri, aprendo una fase nuova per il governo e per l’intero sistema politico italiano.

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