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Chi al posto di Mattarella? I nomi che circolano e quello che spaventa di più i partiti

Pubblicato: 21/04/2026 21:48

Sergio Mattarella resterà al Quirinale fino alla scadenza naturale del secondo mandato, iniziato con il giuramento del 3 febbraio 2022. La partita per il successore si giocherà dunque nel 2029, ma da mesi il dibattito politico e mediatico si è già acceso. Il motivo è chiaro: le elezioni politiche del 2027 vengono ormai considerate il vero passaggio decisivo, quello che definirà gli equilibri parlamentari e quindi anche chi avrà il peso per orientare la scelta del prossimo Capo dello Stato.
Negli ultimi dodici mesi, i retroscena dei principali quotidiani hanno insistito su questo punto: la prossima legislatura non determinerà solo il governo, ma anche il “kingmaker” del Quirinale. È un cambio di prospettiva significativo, che trasforma l’elezione del presidente in una conseguenza diretta dei nuovi rapporti di forza tra centrodestra e centrosinistra.

L’eredità di Mattarella e l’identikit del successore

Il profilo costruito da Mattarella in questi anni pesa inevitabilmente sulla scelta del suo successore. Il suo è stato un mandato caratterizzato da sobrietà, equilibrio istituzionale e capacità di tenere insieme fasi politiche molto diverse, intervenendo con autorevolezza nei momenti più critici.

Proprio questo modello sembra oggi il punto di riferimento più condiviso. Dalle analisi dell’ultimo anno emerge con chiarezza un identikit: una figura con statura istituzionale, credibilità internazionale, cultura costituzionale e capacità di raccogliere consenso trasversale. In sostanza, non un leader di parte, ma un garante capace di parlare a tutto il sistema politico.

I nomi in campo: una gerarchia già visibile

Se si osservano i nomi circolati con maggiore continuità negli ultimi mesi, emerge una gerarchia piuttosto definita. Mario Draghi è il nome più ricorrente e quello più compatibile con il profilo richiesto dal Colle. Giorgia Meloni rappresenta invece l’ipotesi politica più ingombrante, legata alla possibilità che il centrodestra punti a conquistare anche il Quirinale.

Accanto a loro, Marta Cartabia si conferma la candidatura istituzionale più credibile, mentre Antonio Tajani viene indicato come possibile opzione moderata. Più defilati Carlo Nordio e Pier Luigi Bersani, che compaiono nei retroscena ma con un peso politico minore.

Mario Draghi, il favorito “tecnico”

Se si guarda agli equilibri teorici, Mario Draghi resta il nome più forte. Non esiste una candidatura formalizzata, ma è quello che meglio incrocia i due requisiti fondamentali: autorevolezza internazionale e accettabilità trasversale.

La sua figura continua a essere apprezzata in ambienti diversi, dal centrosinistra a una parte del centrodestra moderato. Il suo punto di forza è evidente: credibilità, reputazione economica e immagine di serietà istituzionale. In uno scenario di stallo parlamentare, potrebbe diventare il candidato capace di sbloccare l’impasse.

Il limite è politico: per alcune forze, soprattutto nell’area sovranista e nel Movimento 5 Stelle, resta una figura divisiva. Per questo Draghi è oggi il favorito “tecnico”, ma non ancora quello politico.

Giorgia Meloni, la variabile decisiva

Giorgia Meloni è il nome che pesa di più sul piano strategico. Non tanto per il profilo da garante, quanto per il fatto che tutta la partita del Quirinale ruota attorno ai risultati del centrodestra.

Se la coalizione dovesse uscire rafforzata dalle elezioni del 2027, la sua candidatura diventerebbe inevitabile almeno come ipotesi. Per una parte del centrodestra, rappresenterebbe il completamento di un ciclo politico: dalla guida del governo alla conquista della più alta carica dello Stato.

Il problema è nella natura stessa del ruolo. Il Quirinale richiede consenso largo e convergenze trasversali, elementi che oggi non rendono Meloni una figura naturalmente condivisa. La sua resta quindi la candidatura più forte sul piano politico, ma anche una delle più complesse da realizzare.

Marta Cartabia, la soluzione istituzionale

Marta Cartabia rappresenta la candidatura più coerente con il modello Mattarella. Il suo profilo unisce competenza costituzionale, esperienza istituzionale e immagine super partes, elementi che la rendono una figura particolarmente adatta al ruolo.

In più, la sua eventuale elezione segnerebbe un passaggio storico, con la prima donna al Quirinale. Il suo punto di forza è proprio quello di non essere percepita come una conquista di parte, ma come una scelta di equilibrio.

Il limite è nella dinamica politica: il suo nome circola, ma non con la stessa forza mediatica e strategica di altri. Resta però la principale alternativa in uno scenario di mediazione tra blocchi contrapposti.

Antonio Tajani, l’opzione moderata

Antonio Tajani si colloca in una posizione intermedia. Il suo profilo europeo e la lunga esperienza istituzionale lo rendono una figura rassicurante, soprattutto per l’area moderata.

Potrebbe diventare il candidato del centrodestra più spendibile in chiave di dialogo, nel caso in cui la coalizione decidesse di puntare su una soluzione meno identitaria. Tuttavia, il suo nome non genera automaticamente consenso trasversale e dipende molto dal peso che Forza Italia avrà nei prossimi equilibri parlamentari.

Carlo Nordio, un nome in calo

Carlo Nordio è stato inizialmente indicato come possibile candidato di area, grazie al suo profilo giuridico e alla visibilità istituzionale. Tuttavia, l’ultimo anno lo ha visto fortemente coinvolto nelle battaglie politiche più divisive, soprattutto sul fronte della giustizia.

Questo ne ha ridotto la capacità di essere percepito come figura “super partes”. Oggi appare meno competitivo rispetto ad altri nomi più equilibrati.

Pier Luigi Bersani, più suggestione che candidatura

Il nome di Pier Luigi Bersani è emerso in alcuni retroscena come possibile opzione del centrosinistra. Si tratta però più di una suggestione che di una candidatura reale.

Per diventare competitivo dovrebbe cambiare profondamente il quadro politico: una vittoria netta del centrosinistra e una scelta esplicitamente politica per il Colle. Al momento, il suo resta un nome da discussione interna più che da corsa concreta.

Una partita che si giocherà altrove

Tirando le somme, il quadro che emerge è chiaro ma non definitivo. Mario Draghi resta oggi il profilo più forte sul piano istituzionale, Giorgia Meloni la variabile politica che condiziona tutto, Marta Cartabia la soluzione più coerente con il modello di garanzia.

Ma la vera partita si giocherà prima del 2029. Saranno gli equilibri parlamentari usciti dalle elezioni del 2027 a determinare il campo di gioco. Perché, come insegna la storia del Quirinale, il nome finale nasce sempre all’ultimo momento, ma è quasi sempre deciso molto prima.

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