
La riforma dei programmi di letteratura italiana nei licei cambia uno dei pilastri della scuola: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni escono dal biennio e vengono spostati al quarto anno. La decisione arriva dal ministero dell’Istruzione e del Merito guidato da Giuseppe Valditara, nell’ambito delle nuove indicazioni nazionali elaborate dalla commissione presieduta dalla pedagogista Loredana Perla. Il romanzo simbolo dell’Ottocento italiano non viene eliminato, ma ricollocato nel suo contesto storico, con l’obiettivo dichiarato di rendere più efficace l’apprendimento e più sostenibile la lettura per studenti più giovani.
Secondo il documento del Mim, I Promessi Sposi non possono più essere considerati un “classico contemporaneo” per gli studenti del biennio. La loro complessità linguistica e strutturale rende difficile una lettura piena a quattordici o quindici anni, spesso ridotta a pochi capitoli analizzati in classe. Per questo motivo si apre alla possibilità, a discrezione dei docenti, di sostituire temporaneamente Manzoni con testi più accessibili, pur mantenendo l’obiettivo di arrivare ai grandi classici nel corso del triennio.
Nuovi autori e generi nel biennio
La riforma introduce una maggiore libertà nella scelta dei testi da leggere integralmente nei primi due anni. Accanto ai classici dell’epica e della tradizione, come Omero, Virgilio e Ariosto, si affiancano autori moderni e contemporanei considerati più vicini alla sensibilità degli studenti. Tra i nomi indicati compaiono Beppe Fenoglio, Cesare Pavese e Primo Levi, ma anche Alberto Moravia, Elsa Morante, Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini.
Non solo letteratura italiana: le indicazioni includono anche autori stranieri come Fëdor Dostoevskij, Emily Brontë, George Orwell e J.R.R. Tolkien, insieme a generi spesso esclusi dai programmi tradizionali come il giallo, la fantascienza e l’horror. Spazio anche a Agatha Christie, Stephen King e alle “strane storie” di Roald Dahl, oltre a sceneggiature di film e serie tv, testi teatrali e saggi. L’obiettivo è favorire la lettura integrale di almeno tre libri l’anno, che diventano quattro o cinque nel secondo biennio.
Dante ridotto a due anni
Le novità riguardano anche lo studio della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il percorso non sarà più distribuito su tre anni, ma concentrato tra terzo e quarto anno, lasciando l’ultimo anno alla letteratura post-unitaria. Non viene indicato un numero preciso di canti da studiare: l’obiettivo è offrire agli studenti una visione complessiva dell’opera, comprendendone struttura, sviluppo e valore espressivo.
Secondo le indicazioni ministeriali, la Commedia dovrà essere letta in classe con il supporto dell’insegnante, privilegiando una selezione di brani significativi che restituiscano la progressione narrativa e la varietà stilistica di Dante. Anche in questo caso, la scelta punta a rendere più efficace l’approccio a un testo complesso, evitando un percorso troppo frammentato e spesso percepito come eccessivamente gravoso dagli studenti.
Il dibattito tra i docenti
La riforma ha già acceso il confronto tra insegnanti. C’è chi sostiene la scelta, ritenendo che gli studenti del biennio non abbiano ancora gli strumenti per affrontare un’opera come I Promessi Sposi, e chi invece la considera una perdita formativa. Alcuni docenti sottolineano come lo studio approfondito di autori come Manzoni e Leopardi richieda tempo e concentrazione, difficili da garantire all’interno dei programmi attuali.
Altri, invece, ritengono che l’imposizione precoce dei classici possa risultare controproducente, trasformando la lettura in un esercizio obbligato e poco efficace. La nuova impostazione punta a trovare un equilibrio tra formazione culturale e capacità di coinvolgere gli studenti, lasciando maggiore autonomia ai docenti nella costruzione del percorso didattico.


