
Nel giorno della Festa della Liberazione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlano con toni diversi ma convergenti, segnando un passaggio politico e istituzionale non scontato. Il 25 aprile diventa così non solo memoria storica, ma anche terreno di una inedita sintonia sui valori fondanti della Repubblica, a partire da libertà, democrazia e unità nazionale.
Le parole pronunciate a San Severino Marche da Mattarella e il messaggio diffuso da Meloni restituiscono un quadro chiaro: al di là delle differenze politiche, il riferimento alla Costituzione e alla Liberazione resta un punto condiviso.
Mattarella: “La Liberazione è la festa di tutti gli italiani amanti della libertà”
Nel suo intervento, Sergio Mattarella richiama con forza il significato profondo del 25 aprile, allontanandolo da letture ideologiche e riportandolo alla sua radice più autentica: l’amore per la Patria e la conquista della libertà.
Il presidente ripercorre i sacrifici di chi contribuì alla Liberazione, dai militari lasciati senza ordini dopo l’8 settembre ai partigiani, dai civili vittime delle rappresaglie fino alle figure simbolo della Resistenza. Una memoria che, nelle parole del Capo dello Stato, non è celebrazione formale, ma riconoscimento concreto di una storia “scritta con la vita” da intere generazioni di italiani.
Mattarella insiste sul fatto che proprio da quelle macerie è nata la Repubblica, fondata su una scelta libera e consapevole dei cittadini e su una Costituzione che ha garantito decenni di pace, sviluppo e progresso.
Non manca uno sguardo al presente: il presidente mette in guardia contro i rischi di un indebolimento delle istituzioni internazionali nate per garantire la pace, sottolineando come oggi più che mai sia necessario rafforzare cooperazione e dialogo tra i popoli. Il messaggio è netto: la Resistenza non è solo memoria, ma impegno attuale contro ogni forma di violenza e sopraffazione.
Meloni: “L’Italia è forte grazie ai valori della Costituzione”
Nel suo intervento, Giorgia Meloni si colloca sulla stessa linea, riconoscendo nella Liberazione un passaggio decisivo della storia nazionale. La premier sottolinea come il 25 aprile segni la fine dell’occupazione nazista e della dittatura fascista, restituendo agli italiani libertà e democrazia.
Il punto centrale del suo messaggio è il richiamo ai valori costituzionali, indicati come la base su cui si è costruita un’Italia “forte e autorevole”, capace di avere un ruolo riconosciuto a livello europeo e internazionale.
Meloni riprende esplicitamente le parole di Mattarella, facendo proprio l’invito a vivere il 25 aprile come un momento di coesione nazionale e riflessione condivisa. Un passaggio significativo, che evidenzia la volontà di superare le divisioni e di rafforzare un terreno comune.
Anche la premier guarda al contesto internazionale attuale, segnato da conflitti e tensioni, ribadendo che la difesa della libertà resta l’unico vero antidoto contro totalitarismi e autoritarismi.
Una convergenza che pesa nel quadro politico
Il dato politico più rilevante è proprio questa convergenza. In una ricorrenza storicamente segnata da contrapposizioni, le parole dei due vertici dello Stato mostrano una sintonia sui principi fondamentali, pur mantenendo accenti e sensibilità diverse.
Il 25 aprile viene così rilanciato come momento unitario, capace di tenere insieme memoria storica e sfide contemporanee. Un segnale che arriva in una fase complessa, sia sul piano interno sia internazionale, e che punta a rafforzare l’idea di una comunità nazionale coesa attorno ai valori della Costituzione.
La Liberazione, ottant’anni dopo, torna dunque al centro non solo come evento del passato, ma come riferimento vivo per interpretare il presente e orientare il futuro.


