
Il 25 aprile torna al centro dello scontro politico, ma questa volta il confronto si allarga ben oltre la memoria storica. Matteo Renzi, intervenendo a Otto e mezzo su La7, punta il dito contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusandola di alimentare deliberatamente una contrapposizione ideologica per evitare un terreno ben più insidioso: quello economico.
Secondo il leader di Italia Viva, il dibattito su fascismo e antifascismo rischia di trasformarsi in una distrazione strategica, utile a spostare l’attenzione dai problemi concreti che pesano sulle famiglie italiane.
“Si parla di fascismo per non parlare dei prezzi”
Renzi utilizza parole dirette e senza filtri. A suo giudizio, lo scontro identitario sul 25 aprile non è casuale, ma risponde a una precisa logica politica. «Meloni alimenta lo scontro ideologico sul 25 aprile, su fascismo o non fascismo, perché se parliamo del carrello della spesa va a casa», afferma.
Un attacco che colpisce uno dei punti più sensibili del momento: il costo della vita, l’aumento dei prezzi e la perdita di potere d’acquisto. Temi che, secondo Renzi, metterebbero in difficoltà l’esecutivo molto più di qualsiasi polemica simbolica.

La condanna dell’aggressione e il ruolo delle istituzioni
Nel suo intervento, l’ex premier affronta anche quanto accaduto a Roma durante le celebrazioni, dove una coppia con simboli dell’Anpi è stata colpita da spari con una pistola ad aria compressa.
Su questo punto, Renzi è netto: «È evidente che se si spara a due persone dell’Anpi, è normale che le istituzioni esprimano solidarietà alle vittime, non il contrario». Un richiamo al ruolo delle istituzioni, chiamate a mantenere una posizione chiara e unitaria di fronte a episodi di violenza.
Le tensioni nella sinistra e il nodo della comunità ebraica
Renzi non risparmia critiche nemmeno a una parte del fronte progressista. Il leader di Italia Viva parla apertamente di derive ideologiche, riferendosi alle contestazioni contro la partecipazione della comunità ebraica alle celebrazioni.
«Quando qualcuno dice che gli ebrei non possono festeggiare il 25 aprile, quello è un cretino», afferma. Per Renzi, la brigata ebraica e gli italiani ebrei rappresentano una componente essenziale della storia della Liberazione e devono essere pienamente inclusi.
Un passaggio che riapre un tema delicato, quello delle tensioni tra memoria storica e attualità politica, soprattutto in relazione al contesto internazionale.
Il 25 aprile come festa della Costituzione
Nel suo ragionamento, Renzi amplia il significato della ricorrenza. Il 25 aprile, spiega, non è solo la festa della Liberazione, ma anche quella della Costituzione, cioè del sistema di diritti e libertà su cui si fonda la Repubblica.
«La Costituzione non permette a nessuno di essere bloccato quando va a festeggiare il 25 aprile», aggiunge, sottolineando il valore universale della ricorrenza.
Uno scontro destinato a crescere
Le parole di Renzi si inseriscono in un clima politico già teso, dove il 25 aprile continua a rappresentare un terreno di confronto tra visioni diverse del Paese.
Da una parte la polemica sull’identità e sulla memoria, dall’altra il tema sempre più urgente della tenuta economica. Secondo Renzi, due piani che oggi vengono tenuti separati per convenienza politica, ma che prima o poi torneranno a intrecciarsi.
E quando accadrà, lo scontro potrebbe diventare ancora più duro.


