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“Aumento sconcertante”. Carburanti, ora la conferma del governo. Quanto pagheremo dal 2 maggio

Pubblicato: 30/04/2026 19:28

Esistono decisioni che viaggiano sul sottile filo del rasoio, in quel territorio di confine dove la necessità di far quadrare i conti pubblici si scontra frontalmente con le aspettative di una cittadinanza già provata da mesi di incertezza. Quando le variabili internazionali si intrecciano con la gestione delle risorse interne, ogni mossa del Palazzo assume il valore di una scommessa sul futuro prossimo. Non è solo una questione di cifre o di scadenze temporali, ma di una visione strategica che cerca di anticipare i colpi di un mercato globale sempre più volubile. In questo scenario, le autorità sono chiamate a un esercizio di equilibrismo senza precedenti, tentando di mitigare l’impatto di dinamiche esterne che sfuggono al controllo diretto, mentre le sale operative monitorano costantemente l’andamento di indici che influenzano direttamente la vita quotidiana di milioni di persone. La posta in gioco è alta e le ripercussioni di queste scelte si faranno sentire molto presto, definendo il perimetro entro cui l’economia reale dovrà muoversi nelle prossime settimane, tra la speranza di una stabilizzazione e il timore di nuovi, improvvisi scossoni.

Il nuovo piano carburanti: tra costi esorbitanti e prezzi alla pompa

Alla fine il governo, sul tema delle accise, sceglie la via di mezzo tra la prudenza fiscale e il sostegno alle famiglie. Lo sconto sui carburanti è confermato ma diventa più lieve sulla benzina – 5 centesimi – mentre resta più alto sul gasolio, con un taglio di 20 centesimi. Si tratta comunque di una riduzione rispetto ai precedenti 24,4 centesimi. La direzione era stata tracciata dalla presidente del Consiglio Meloni in conferenza stampa martedì: il motivo risiede nel fatto che il prezzo del diesel è salito molto più rapidamente rispetto a quello della super. Dal 2 maggio, dunque, il prezzo del gasolio dovrebbe restare sostanzialmente stabile, mentre quello della benzina è destinato ad aumentare. La misura resterà in vigore fino al 21 maggio, un rinnovo di sole tre settimane giustificato dall’impatto devastante sulle casse dello Stato: dal 18 marzo a oggi, questo intervento ha già bruciato oltre un miliardo di euro.

L’attenzione dell’esecutivo si è concentrata sul gasolio perché, come sottolineato dalla premier Meloni, il suo rincaro è stato decisamente più aggressivo. Oggi il prezzo medio del diesel ha toccato i 2,052 euro al litro (con picchi di 2,114 euro in autostrada), mentre la benzina si è attestata su valori più contenuti, circa 1,746 euro. Senza questo intervento, il gasolio italiano sarebbe balzato tra i più cari d’Europa. Tuttavia, le previsioni restano fosche: ai valori attuali, dal 2 maggio la benzina potrebbe sfondare la soglia degli 1,90 euro al litro. Il punto critico rimane la volatilità internazionale; se il petrolio dovesse continuare la sua corsa verso l’alto, i prezzi alla pompa ne seguiranno inevitabilmente la scia, rendendo la tregua solo temporanea.

Il dilemma del governo e le criticità del taglio lineare

La scelta del governo Meloni di ridurre l’entità dello sconto risponde anche a diverse sollecitazioni arrivate da organismi internazionali come il Fondo monetario internazionale. Gli esperti avevano lanciato l’allarme: se da un lato ridurre le accise garantisce un sollievo immediato e un ritorno politico favorevole, dall’altro presenta controindicazioni strutturali. La prima è di natura comportamentale: mantenere i prezzi artificialmente bassi non incentiva il risparmio energetico, nonostante la scarsità di risorse. Si rischia di rinviare il problema, sperando che i negoziati tra Iran e Stati Uniti portino a una riapertura dello Stretto di Hormuz.

La seconda criticità è legata all’equità sociale. Il taglio delle accise è una misura orizzontale che, paradossalmente, aiuta di più le famiglie benestanti, le quali tendono a consumare mediamente più carburante. Gran parte del miliardo di euro speso finora è andata a beneficio di chi avrebbe potuto sostenere costi più elevati. Al contrario, destinare le medesime risorse a interventi mirati per i redditi bassi avrebbe garantito un effetto più equo e mirato. Il governo si trova dunque a gestire una fase di transizione delicatissima, cercando di non soffocare i consumi senza però compromettere definitivamente la tenuta del bilancio nazionale.

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