
Le indagini sul caso delle due donne morte per avvelenamento da ricina restano aperte e senza risposte definitive. Il mistero che circonda la morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi continua a sollevare interrogativi, mentre gli investigatori cercano di ricostruire ogni dettaglio utile a chiarire quanto accaduto durante le festività natalizie. La vicenda, che ha scosso profondamente la comunità, si concentra ora sull’analisi dei rapporti personali delle vittime e sulle possibili piste investigative ancora da verificare.
Nel frattempo, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata nuovamente su Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, che è stato ascoltato per diverse ore negli uffici della questura di Campobasso. L’uomo, al momento non risulta indagato, ma la sua posizione resta al vaglio degli investigatori, che stanno cercando di chiarire ogni elemento utile attraverso una serie di audizioni e accertamenti mirati.
Le indagini e le verifiche sui rapporti personali
L’interrogatorio, durato circa cinque ore, si è svolto nella giornata di sabato 2 maggio e rientra in un’attività investigativa più ampia coordinata dalla procura competente. Gli inquirenti stanno passando al setaccio le relazioni personali e familiari delle due donne, nel tentativo di individuare eventuali contrasti o motivazioni che possano aver portato al duplice omicidio. L’ipotesi principale resta quella di un gesto premeditato, elemento che rende ancora più complessa la ricostruzione dei fatti.
Parallelamente, si procede con l’analisi di ogni possibile elemento utile, inclusi precedenti dissidi e dinamiche familiari che potrebbero aver avuto un ruolo nella vicenda. L’obiettivo è individuare un possibile movente e restringere il cerchio dei sospetti, anche attraverso il confronto delle testimonianze raccolte fino a questo momento.
La scientifica al lavoro nella casa di Pietracatella
Un passaggio fondamentale dell’inchiesta è rappresentato dalle attività tecniche previste nell’abitazione di famiglia a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli specialisti della polizia scientifica torneranno sul posto per prelevare tutti i dispositivi elettronici appartenuti alle vittime, tra cui cellulari, computer, tablet e supporti digitali. Si tratta di materiali considerati cruciali per ricostruire contatti, comunicazioni e eventuali elementi sospetti.
Le operazioni verranno eseguite con procedure rigorose per garantire la conservazione della scena e l’integrità delle prove. Dopo la rimozione temporanea dei sigilli, i tecnici procederanno al sequestro dei dispositivi, che saranno poi trasferiti nei laboratori della procura per le successive analisi forensi. Al termine, l’abitazione verrà nuovamente sigillata.
Le operazioni sotto controllo e la fase forense
Tutte le attività saranno documentate attraverso riprese video, a conferma della delicatezza dell’intervento e della necessità di mantenere la massima trasparenza. Le parti coinvolte nell’inchiesta, comprese quelle offese e i soggetti indagati in altri filoni, potranno assistere alle operazioni tramite un proprio rappresentante, dotato di adeguati dispositivi di protezione per evitare contaminazioni.
I dispositivi sequestrati saranno sottoposti a copia forense, una procedura tecnica che consente di analizzare i dati senza alterarne il contenuto originale. Si tratta di un passaggio cruciale per verificare eventuali comunicazioni sospette o tracce digitali utili all’indagine. Solo dopo questa fase, la procura potrà disporre ulteriori accertamenti e delineare con maggiore precisione il quadro investigativo legato al duplice omicidio.


