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“Anche loro…”. Alex Marangon morto nel rito, la terribile notizia sui partecipanti. Si scopre solo ora

Pubblicato: 05/05/2026 12:44

Le ombre che si allungano sui luoghi della memoria, spesso, nascondono verità che faticano a emergere dal fango e dal tempo. Ci sono raduni che nascono sotto l’egida della spiritualità e finiscono per trasformarsi in enigmi giudiziari dove il confine tra ricerca interiore e rischio fatale si dissolve pericolosamente. Quando la pace di un luogo sconsacrato viene interrotta da un’assenza improvvisa, il silenzio che segue non è mai neutro, ma carico di interrogativi che solo la scienza forense può provare a sciogliere. In questo scenario, ogni dettaglio recuperato tra i capelli dei presenti e ogni traccia sul terreno diventa un tassello fondamentale per ricostruire una notte in cui tutto è andato storto.

Il rito e le verità chimiche della notte di Vidor

La ricostruzione di quanto accaduto nell’ex abbazia di Vidor, nel trevigiano, ha subito una svolta decisiva grazie ai risultati della perizia tossicologica. Secondo gli accertamenti, quasi tutti i partecipanti al cosiddetto “rito di purificazione” avrebbero assunto ayahuasca, la potente sostanza amazzonica vietata in Italia. I dati sono numericamente impressionanti: su 17 persone sottoposte all’esame del capello, ben 16 sono risultate positive al Dmt, il principio attivo visionario, e alle beta-carboline. Ma c’è di più: sette dei presenti sono risultati positivi anche alla cocaina, delineando un quadro di estrema alterazione psicofisica proprio nella notte in cui scomparve Alex Marangon. Il 25enne di Marcon è stato poi “trovato morto sul greto del Piave”, dando il via a un’indagine che oggi vede coinvolte cinque persone per l’ipotesi di morte in conseguenza di altro reato e cessione di droghe.

L’ipotesi che sta prendendo piede tra gli inquirenti suggerisce che Alex Marangon possa essere rimasto vittima di una “violenta crisi psicotica dovuta all’assunzione di cocaina e ayahuasca”, una combinazione letale che lo avrebbe spinto a un gesto disperato. Il giovane si sarebbe gettato dalla terrazza dell’abbazia, precipitando da un’altezza di circa 15 metri. Il corpo, secondo questa ricostruzione, sarebbe stato poi “trascinato dalle piogge e ritrovato, il primo luglio, otto chilometri più a valle, a Ciano del Montello”. Sotto la lente della Procura sono finiti l’organizzatore Andrea Zuin, la compagna Tatiana Marchetto, i “curanderos” colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, e Alexa Da Secco, moglie del proprietario della struttura.

Nonostante la pista della caduta accidentale o del suicidio sia al vaglio, restano dei punti oscuri sul cadavere del ragazzo. Sebbene le ferite alla testa siano “compatibili con una caduta dall’alto”, come ipotizzato dai racconti dei testimoni che lo avrebbero visto allontanarsi in stato di agitazione, restano da spiegare “un occhio nero e numerose ferite al costato”. Sono segni che alimentano il sospetto di una possibile colluttazione avvenuta prima del volo nel vuoto. La Procura non esclude infatti che il giovane possa essere stato picchiato, aggiungendo un carico di violenza a una tragedia già segnata dall’abuso di sostanze proibite.

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