
Svolta nelle indagini sulla profanazione della salma di Pamela Genini. Francesco Dolci è stato interrogato per oltre sette ore al comando provinciale dei carabinieri, alla presenza del pubblico ministero Giancarlo Mancusi e della sua avvocata Eleonora Prandi.
Il 41enne, impresario edile residente a Sant’Omobono Terme, è uscito dalla caserma poco dopo le 18. Al termine dell’interrogatorio, la sua posizione si è aggravata: è ufficialmente indagato per vilipendio e furto di cadavere.
L’inchiesta ruota attorno alla profanazione avvenuta nel cimitero di Strozza, dove la salma della 29enne – già vittima di un omicidio a Milano – è stata violata anche dopo la morte. Un gesto macabro che ha profondamente scosso l’opinione pubblica.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il profanatore avrebbe aperto il loculo, manomesso la bara e asportato la testa della vittima, facendola sparire. Un dettaglio agghiacciante su cui si concentrano ora gli sforzi degli inquirenti.
Al termine dell’interrogatorio, i carabinieri del Nucleo investigativo si sono diretti con Dolci verso la sua abitazione per una perquisizione. L’obiettivo è chiaro: trovare elementi decisivi e, soprattutto, individuare la parte del corpo sottratta.
Resta da capire se, durante le ore in caserma, Dolci abbia mantenuto la sua linea difensiva – sostenendo di non avere alcun coinvolgimento – oppure se abbia fornito indicazioni utili agli investigatori sotto la pressione dell’interrogatorio.
Un elemento chiave dell’indagine riguarda le otto fotografie scattate dall’uomo al loculo della vittima tra novembre e marzo. Immagini che, secondo lui, servivano a documentare anomalie, ma che per gli inquirenti potrebbero assumere un significato ben diverso.
Tra i dettagli più sospetti emerge una traccia nell’angolo del loculo, compatibile con mastice utilizzato per richiudere la struttura dopo la profanazione. Un indizio tecnico che potrebbe collegare l’autore del gesto alla scena del crimine.
Gli investigatori stanno anche ricostruendo i rapporti tra Dolci e la vittima, che si conoscevano dal 2019. Nel frattempo, il caso continua a svilupparsi tra nuovi accertamenti e verifiche, con l’obiettivo di fare piena luce su uno degli episodi più inquietanti degli ultimi anni.


