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Mamma e figlia avvelenate, scoperto il movente: “Il colpevole è uno di famiglia”. Ci sono cinque sospettati

Pubblicato: 07/05/2026 09:36

Ci sono vicende che con il passare dei giorni diventano ancora più inquietanti. Storie che iniziano come tragedie inspiegabili e che lentamente, attraverso dettagli, analisi e interrogatori, assumono contorni sempre più oscuri. È quello che sta accadendo nell’inchiesta su una doppia morte che continua a scuotere gli investigatori, impegnati da mesi nel tentativo di ricostruire ogni passaggio di una vicenda segnata da sospetti, silenzi e contraddizioni.

Le indagini si stanno concentrando soprattutto sui rapporti personali e familiari delle vittime. Gli accertamenti tecnici effettuati nelle ultime settimane avrebbero infatti aperto nuovi scenari, portando chi indaga a restringere il campo attorno a un numero limitato di persone. Una svolta che arriva dopo una lunga serie di verifiche, testimonianze e analisi scientifiche considerate decisive per comprendere cosa sia realmente accaduto durante le festività natalizie.
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La svolta nelle indagini nel basso Molise

La vicenda riguarda la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo essere state avvelenate con la ricina. Gli investigatori ritengono ora di avere individuato elementi importanti sia sul possibile movente sia sulla modalità con cui il veleno sarebbe stato preparato.

Secondo quanto emerso, la sostanza tossica sarebbe stata ottenuta artigianalmente dai semi della pianta del ricino, diffusa anche nel basso Molise. Una scoperta che ha dato nuovo impulso all’inchiesta e che ha portato gli investigatori a concentrare l’attenzione sull’ambiente familiare delle due vittime.

Il cerchio si starebbe stringendo attorno a cinque persone riconducibili alla famiglia. Gli interrogatori e gli approfondimenti investigativi proseguono nel tentativo di chiarire chi possa avere avuto un ruolo nella vicenda.

I dubbi sulle dichiarazioni dei familiari

Tra le persone ascoltate dagli inquirenti c’è anche Laura Di Vita, cugina del marito di Antonella. Dopo la tragedia la donna aveva accolto nella propria casa il padre e la figlia sopravvissuta della famiglia.

La donna è già stata convocata più volte dagli investigatori e sarà ascoltata ancora. Gli inquirenti starebbero verificando alcune incongruenze emerse tra la sua versione dei fatti e quella fornita da altri testimoni, soprattutto riguardo alla ricostruzione delle giornate di Natale.

Sotto esame ci sarebbero omissioni considerate rilevanti dagli investigatori, che stanno cercando di ricostruire con precisione movimenti, presenze e rapporti familiari nelle ore precedenti all’avvelenamento.

La famiglia continua a parlare di incidente

Nonostante gli accertamenti del centro antiveleni di Pavia abbiano confermato la presenza della ricina, una parte della famiglia continua a sostenere la tesi dell’incidente. Una posizione che gli investigatori osservano con attenzione mentre proseguono le verifiche.

Più prudente invece l’atteggiamento dei parenti di Antonella Di Ielsi, che al momento preferiscono attendere gli sviluppi dell’inchiesta senza formulare accuse dirette.

Nel frattempo gli investigatori stanno analizzando anche il contesto relazionale della famiglia per comprendere se possano essere esistiti conflitti, tensioni o episodi rimasti nascosti.

Telefoni e router sotto esame

Una parte importante dell’inchiesta si concentra ora sugli accertamenti tecnologici. Gli investigatori hanno sequestrato i telefoni cellulari delle vittime e della figlia maggiore Alice per analizzare chat, cronologia e contenuti digitali.

Gli esperti del Servizio centrale operativo stanno inoltre esaminando i router wifi dell’abitazione. L’obiettivo è verificare eventuali accessi alla rete domestica, dispositivi collegati e possibili ricerche effettuate nei giorni precedenti alla tragedia.

Proprio da queste analisi potrebbero emergere elementi decisivi per ricostruire gli ultimi momenti vissuti da Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e chiarire definitivamente cosa sia accaduto durante quelle festività natalizie finite al centro di una delle indagini più delicate degli ultimi mesi.

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