
Certe frasi restano appese nell’aria come un lampo che non si spegne: bastano poche parole, dette di getto, per riaprire una ferita e trascinare tutti dentro lo stesso brivido. A Garlasco, dove il nome di Chiara Poggi non è mai diventato davvero “passato”, una telefonata e una frase brutale continuano a rimbalzare tra carte, ricordi e sospetti.
Nel nuovo filone d’indagine che riguarda Andrea Sempio, il tema della telefonata a Chiara Poggi – e di come lui stesso ne parla anni dopo – resta uno dei punti più discussi. Non solo per il contenuto, ma per il tono emotivo che emerge e che, secondo chi indaga, potrebbe dire più di quanto sembri.
Garlasco, la frase sulla telefonata che fa discutere
Tra gli elementi finiti sotto i riflettori c’è un audio già trapelato nelle scorse settimane, relativo a una registrazione del 14 aprile 2025. In quel soliloquio, Sempio torna sulla telefonata fatta a Chiara Poggi nell’agosto 2007 e sul modo in cui la ragazza avrebbe reagito.
La frase, riportata negli atti e ripresa dai media, è rimasta identica e tagliente: “Quella st**nza mi ha messo giù”. Un’espressione che gli investigatori considerano rilevante perché, secondo la loro lettura, mostrerebbe ancora rabbia e risentimento a distanza di anni.

Tra emozioni e atti: cosa dicono le carte della Procura di Pavia
Il punto, però, è che la Procura di Pavia starebbe lavorando a un quadro più ampio, dove la telefonata non è un dettaglio isolato ma un tassello dentro una ricostruzione più articolata. Per giorni, infatti, l’attenzione si è concentrata soprattutto sul primo audio, legato a un presunto tentativo di contatto con Chiara Poggi dopo la visione di un filmato intimo della ragazza con Alberto Stasi.
Secondo quanto emerge dagli atti, gli investigatori starebbero però concentrando l’attenzione anche su un secondo audio, considerato ancora più delicato. Nelle carte depositate compare un lungo monologo registrato il 12 maggio 2025, in cui Sempio non parlerebbe di un approccio respinto, ma direttamente della scena del crimine e del sangue presente nella villetta di Garlasco.
“Test sul serial killer”: le ricerche “inquietanti” di Sempio
“Genesi dell’aggressione predatoria”: è questo il titolo di un documento word sui predatori sessuali trovato in uno dei device di Sempio, e non è neanche il più inquietante. Peggio è la qualità, a dire degli inquirenti, delle sue ricerche online in cui spicca un ricerca in particolare. Numerose sono poi le navigazioni da parte di Sempio che – secondo gli investigatori – «palesano un suo interesse per il satanismo, gli omicidi, gli assassini, i predatori sessuali, la violenza sulle donne, i cadaveri e la decapitazione, l’esame autoptico e i fenomeni cadaverici». Sempio visita la pagina «il test del serial killer: i risultati» e poi “scopri il serial killer che è in te: quanto sei psicopatico da uno a dieci?”
L’intercettazione e il nodo del sangue nella villetta
In diversi passaggi del verbale, Sempio ragiona sulla questione delle impronte e dell’assenza di tracce ematiche sulle scarpe di Alberto Stasi, un tema già emerso nei processi che portarono alla condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara Poggi. Nel soliloquio, riportato dal Corriere della Sera, l’indagato pronuncia frasi spezzate ma ritenute significative: “Quando sono andato io… il sangue c’era…”.
Secondo la lettura degli inquirenti, quel passaggio potrebbe essere più di una semplice riflessione: gli investigatori ipotizzano che Sempio possa essersi collocato inconsapevolmente sulla scena del crimine prima dell’arrivo di Stasi. Per questo viene attribuito peso anche alle parole: “Lui senza accorgersi ha evitato le macchie”, ritenute indicativas di una possibile conoscenza della disposizione del sangue all’interno della casa.

Gli appunti e la lunga ossessione per il caso Stasi
Nel fascicolo vengono citati anche appunti trovati sulla Moleskine di Sempio: annotazioni distribuite su diversi anni che, secondo gli investigatori, mostrerebbero una forte attenzione verso gli sviluppi giudiziari legati ad Alberto Stasi. Tra le frasi riportate: “Molta ansia- 2 archiviazioni”, “Stasi ha chiesto la riapertura”, “mamma in panico per la cosa di Stasi”, “Stasi ricorso in Cassazione”.
Le carte ricordano inoltre che nel giugno 2020 Alberto Stasi, tramite i suoi legali, presentò una richiesta di revisione della sentenza indicando proprio Andrea Sempio come possibile responsabile dell’omicidio. In quel periodo, secondo l’informativa, nell’agenda compaiono anche frasi considerate rilevanti, tra cui: “pare punti sui capelli …(inc) vabbè dovrebbe …(inc)… lontano da noi”, interpretate come un riferimento alle nuove analisi genetiche.
Il lato più inquietante: sogni e ricerche online
Nella stessa agenda, secondo quanto riportato, emergono elementi più personali: sogni violenti annotati da Sempio, in cui avrebbe scritto di accoltellare persone o di aggredire una donna. Vengono inoltre citate ricerche internet su temi come “satanismo, omicidi, assassini, predatori sessuali, violenza sulle donne, cadaveri e decapitazione”.
Gli stessi atti precisano che questi elementi, da soli, non costituiscono prove di colpevolezza, ma vengono inseriti dagli inquirenti nel quadro investigativo complessivo. Un mosaico in cui ogni frammento – anche quello più disturbante – viene valutato nel suo contesto.

Perché la telefonata resta una chiave emotiva del caso
Nel racconto pubblico del caso, la telefonata e la frase “Quella st**nza mi ha messo giù” colpiscono perché sembrano condensare, in pochi secondi, un’intera dinamica emotiva: frustrazione, rancore, memoria che non si scioglie. È anche per questo che, in un pezzo di cronaca che diventa conversazione quotidiana, quel passaggio continua a essere ripreso e discusso.
Ma il punto centrale, secondo quanto si legge negli atti, è che la Procura non starebbe costruendo l’impianto su un singolo elemento: l’attenzione andrebbe all’insieme di tasselli – soliloqui registrati, appunti personali, ricerche internet, annotazioni sulla revisione chiesta da Stasi – e soprattutto a quel passaggio sul sangue nella villetta di Garlasco, considerato oggi uno dei più sensibili.


