
Una sequenza di violenza durata almeno mezz’ora, scandita da colpi sempre più feroci, spostamenti all’interno della villetta e tracce di sangue lasciate praticamente ovunque. La nuova consulenza tecnica sul delitto di Chiara Poggi prova a ricostruire nel dettaglio gli ultimi istanti di vita della giovane uccisa nella sua casa di Garlasco, offrendo una lettura estremamente minuziosa della dinamica dell’omicidio.
La ricostruzione si basa su moderne tecniche investigative e su un’analisi approfondita delle tracce ematiche presenti nell’abitazione. Attraverso scanner, avatar tridimensionali, simulazioni digitali e attività di Bloodstain Pattern Analysis (Bpa), gli esperti hanno ricostruito i movimenti dell’assassino e della vittima durante tutte le fasi dell’aggressione.
Tra gli elementi che emergono con maggiore forza c’è il comportamento finale attribuito al killer: prima di lasciare definitivamente la casa, l’assassino avrebbe lavato l’arma del delitto sotto il lavandino, per poi probabilmente avvolgerla in un asciugamano. Un gesto ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori perché compiuto dopo una lunga escalation di brutalità.
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La ricostruzione dell’omicidio
Secondo la nuova consulenza tecnica, la mattina del delitto Chiara Poggi si trovava sul divano di casa mentre faceva colazione. Da quel momento avrebbe avuto inizio una drammatica sequenza culminata nell’omicidio.
Gli esperti descrivono una progressione dell’azione violenta sempre più intensa. La giovane sarebbe stata prima aggredita nel soggiorno, poi coinvolta in una colluttazione e successivamente trascinata per le caviglie all’interno dell’abitazione. Le tracce rinvenute nella villetta avrebbero permesso di ricostruire diversi movimenti dell’assassino e della vittima durante l’aggressione.
L’analisi delle macchie di sangue e delle impronte avrebbe evidenziato più punti compatibili con le varie fasi dell’omicidio. In particolare, i colpi più violenti sarebbero stati inferti nella zona della scala che conduce alla cantina, dove la ragazza sarebbe stata colpita mortalmente alla nuca.
Secondo la consulenza, il killer avrebbe lasciato numerose impronte insanguinate mentre si spostava tra diversi ambienti della casa, dal salotto alla cucina, passando per il bagno e le scale interne.

Le tracce lasciate nella villetta
Uno degli aspetti centrali della nuova analisi riguarda proprio la quantità di tracce ematiche presenti nell’abitazione. Gli esperti del Ris di Cagliari avrebbero ricostruito ogni movimento osservando gocciolamenti, impronte di scarpe e segni di contatto lasciati sulle superfici.
L’assassino, secondo quanto emerge dalla consulenza, avrebbe continuato a muoversi nella villetta anche dopo il massacro. In particolare sarebbero state individuate tracce compatibili con il passaggio dell’omicida lungo le scale e in altre stanze della casa.
La ricostruzione attribuisce grande importanza anche alla posizione assunta dal killer prima della fuga definitiva. Sulla scala sarebbero state trovate alcune impronte considerate significative perché compatibili con una breve sosta dell’assassino, quasi un momento di immobilità successivo all’aggressione.
Un dettaglio che gli esperti considerano rilevante all’interno dell’intera dinamica omicidiaria, soprattutto perché arriva dopo una lunga sequenza di azioni violente e movimenti all’interno della casa.

Il gesto finale prima della fuga
L’ultimo passaggio ricostruito dalla consulenza riguarda il presunto tentativo dell’assassino di ripulire l’arma del delitto. Secondo gli esperti, il killer avrebbe lavato l’oggetto utilizzato per colpire Chiara Poggi sotto il lavandino dell’abitazione.
A supportare questa ipotesi ci sarebbe una traccia di sangue compatibile con un gocciolamento individuato proprio in quella zona della cucina. Dopo il lavaggio, l’arma sarebbe stata forse avvolta in un asciugamano prima di essere portata via dalla villetta.
Gli specialisti del Ris sottolineano come questo comportamento si distingua dal resto della dinamica per il livello di controllo mostrato dall’assassino dopo una fase caratterizzata da estrema violenza.
La consulenza, firmata dal colonnello Andrea Berti del Ris di Cagliari, punta così a offrire una nuova lettura tecnica del delitto di Garlasco, concentrandosi sulla successione temporale delle azioni e sulle numerose tracce lasciate dall’omicida all’interno della casa.
A distanza di anni, il caso di Chiara Poggi continua dunque a suscitare attenzione e interrogativi, mentre le nuove analisi scientifiche cercano di ricostruire con sempre maggiore precisione ogni dettaglio di quella mattina conclusasi in tragedia.


