Vai al contenuto

La storica azienda chiude lo stabilimento italiano e taglia 1700 posti: un disastro!

Pubblicato: 11/05/2026 18:38

Electrolux annuncia un durissimo piano di ristrutturazione in Italia e scatena la protesta dei sindacati. La multinazionale svedese degli elettrodomestici ha comunicato il taglio di circa 1.700 posti di lavoro, quasi il 40% dell’intera forza occupazionale italiana del gruppo. Una decisione che colpisce soprattutto il distretto industriale marchigiano e che riaccende l’allarme sulla crisi del settore manifatturiero italiano.
La notizia è arrivata durante l’incontro di Mestre con le organizzazioni sindacali, dove l’azienda ha illustrato il nuovo piano industriale. Tra i provvedimenti più pesanti c’è la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, specializzato nella produzione di cappe di alta gamma e dove lavorano circa 170 dipendenti.

Produzione trasferita in Polonia

Secondo quanto denunciato da Fim, Fiom e Uilm, Electrolux avrebbe confermato l’intenzione di interrompere la produzione di cappe in Italia per trasferirla in Polonia. Una scelta che viene interpretata dai sindacati come un colpo durissimo per tutto il distretto degli elettrodomestici del Fabrianese, già messo in ginocchio negli ultimi anni da chiusure, crisi industriali e ridimensionamenti produttivi.

I rappresentanti dei lavoratori parlano apertamente di “ennesimo scempio industriale” e accusano la multinazionale di voler smantellare progressivamente la presenza produttiva italiana. Il timore riguarda non solo i posti di lavoro direttamente coinvolti dagli esuberi, ma anche tutto l’indotto collegato agli stabilimenti.
Secondo i sindacati, il rischio è quello di assistere a un progressivo svuotamento di uno dei comparti industriali storicamente più importanti del Paese.

Scatta lo sciopero nazionale

La reazione delle organizzazioni sindacali è stata immediata. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo stato di agitazione permanente e annunciato otto ore di sciopero nazionale da organizzare nei vari siti italiani del gruppo.

I sindacati chiedono un intervento urgente del governo e la convocazione immediata di un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo è tentare di bloccare il piano di ristrutturazione e aprire una trattativa per salvare posti di lavoro e produzioni.

Barbara Tibaldi della Fiom ha dichiarato che non verrà consentito “l’ennesimo scempio industriale”, mentre Gianluca Ficco della Uilm ha parlato di un intero settore che rischia di sparire nel giro di pochi anni senza interventi strutturali.

Il caso Midea e la crisi del settore

Durante il confronto con i sindacati, Electrolux avrebbe inoltre escluso una possibile partnership con il colosso cinese Midea, soluzione che invece era stata sperimentata negli Stati Uniti. Anche questa chiusura viene vista con preoccupazione dai lavoratori, perché riduce ulteriormente le possibilità di mantenere produzioni e occupazione sul territorio italiano.

La situazione pesa in particolare sulle Marche e sul distretto di Fabriano, storicamente legato alla produzione di elettrodomestici. Negli ultimi anni il comparto ha già perso migliaia di posti di lavoro e diverse aziende hanno progressivamente spostato produzioni all’estero per ridurre i costi.

L’annuncio di Electrolux rischia ora di trasformarsi in uno dei casi industriali più delicati del 2026, con forti ripercussioni occupazionali e sociali soprattutto nelle aree già colpite dalla crisi manifatturiera.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure