
Esiste un “Mister X” che, nei mesi precedenti al duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avrebbe effettuato ricerche online considerate inquietanti dagli investigatori. Un profilo anonimo che, tra forum e community, avrebbe mostrato interesse per l’acquisto di grandi quantità di semi di ricino e per le caratteristiche della ricina, una delle sostanze più tossiche conosciute, priva di antidoto specifico.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, quelle tracce digitali sono ora al centro di una nuova attività investigativa. Il fascicolo aperto a Larino ha portato alla richiesta di intervento dello SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia, incaricato di risalire all’identità dell’utente e verificare eventuali collegamenti con il caso che ha sconvolto il piccolo centro molisano.
Tra le ricerche attribuite a questo nickname emergono domande ritenute particolarmente allarmanti dagli inquirenti: dall’acquisto di semi di ricino online e la loro tracciabilità, fino a interrogativi su sostanze capaci di agire sul sistema nervoso centrale senza dare possibilità di reazione. In uno dei messaggi, l’utente avrebbe anche fatto riferimento a una possibile “simulazione narrativa”, scrivendo di voler capire se una vittima potesse accorgersi del veleno ingerito o continuare a mangiare nonostante il sapore amaro.

Le indagini si concentrano sul duplice omicidio avvenuto tra il 26 e il 27 dicembre a Pietracatella, in Molise. Le analisi tossicologiche hanno rilevato nel sangue di Antonella e della figlia Sara valori di ricina fino a 250 volte superiori alla soglia letale, un dato che ha immediatamente orientato gli investigatori verso l’ipotesi dell’avvelenamento.
Il marito e padre delle vittime, Gianni Di Vita, presentava invece solo tracce minime della sostanza. Un elemento che ha contribuito a circoscrivere il momento dell’esposizione al veleno, individuato dagli inquirenti nella cena del 23 dicembre, inizialmente scambiata per una semplice intossicazione alimentare.
Nel frattempo gli investigatori stanno analizzando tutti i dispositivi sequestrati all’interno dell’abitazione familiare. Particolare attenzione è rivolta al telefono della figlia maggiore Alice, che quella sera non era presente a cena, e che potrebbe risultare centrale per ricostruire movimenti e contatti nelle ore precedenti e successive al decesso.
Giovedì è stato ascoltato anche don Stefano Fracassi, il parroco che avrebbe raccolto una confidenza di Antonella il 25 dicembre, quando la situazione clinica di Sara era già in rapido peggioramento. Un elemento che gli inquirenti stanno valutando per definire la consapevolezza della donna nelle ore precedenti la tragedia.
La combinazione tra dati tossicologici, tracce digitali e testimonianze sta quindi delineando un quadro investigativo complesso, in cui il ruolo del misterioso “Mister X” potrebbe diventare un tassello chiave per comprendere l’origine del veleno e la dinamica del delitto.
Ora la Procura attende gli esiti completi delle analisi informatiche e biologiche per stabilire se dietro il duplice omicidio si nasconda un piano premeditato o una concatenazione di eventi ancora da chiarire.


