
Il sole tramonta dietro le sagome scheletriche di un cemento mai rifinito, proiettando ombre lunghe e inquietanti su un terreno dimenticato. In quel silenzio rotto solo dal vento che sibila tra i pilastri, si è consumato un orrore metodico, quasi rituale nella sua brutale ripetitività. Nessuno ha sentito le grida, nessuno ha visto il buio inghiottire le speranze di chi cercava solo un modo per sopravvivere. Tra polvere e detriti, il vuoto di un vano ascensore è diventato il palcoscenico di una tragedia doppia, dove la violenza ha incontrato l’indifferenza delle pareti nude, lasciando dietro di sé solo il gelo della morte e il mistero di due vite spezzate nel medesimo, spettrale perimetro.

L’identificazione delle vittime
Le indagini condotte con estrema rapidità hanno finalmente dato un nome e un volto alle due donne ritrovate nel cantiere edile di viale Italia. La prima vittima identificata è una giovane ragazza italiana di 29 anni, originaria della provincia di Caserta, mentre la seconda è una donna di 49 anni di nazionalità ucraina. Entrambe si trovavano in quella struttura incompiuta per ragioni legate alla necessità e alla marginalità sociale. La scoperta dei corpi ha scosso profondamente l’opinione pubblica locale, rivelando un quadro di estrema vulnerabilità che accomunava le due donne, nonostante la differenza di età e di provenienza geografica.
La confessione dell’assassino
A porre fine al mistero è stato un uomo di 48 anni, residente nella vicina Sant’Anastasia, fermato dai Carabinieri dopo una notte di intensi interrogatori. L’indiziato, identificato come Mario Landolfi, ha ceduto davanti alle prove raccolte dagli inquirenti e ha ammesso le proprie responsabilità. L’uomo ha confessato di aver ucciso entrambe le donne in momenti distinti, presumibilmente nelle giornate del 16 e 17 maggio. Il movente, secondo quanto dichiarato dal reo confesso, sarebbe legato a violente liti scoppiate dopo la consumazione di rapporti sessuali all’interno del cantiere. La discussione sarebbe degenerata per motivi economici, ovvero il rifiuto dell’uomo di pagare le prestazioni pattuite.
Il killer ha descritto con agghiacciante lucidità le modalità con cui ha tolto la vita alle due vittime. In entrambi i casi, dopo il litigio, l’uomo ha spinto deliberatamente le donne nel vuoto, facendole cadere attraverso i vani dell’ascensore non ancora protetti. Un volo di diversi metri che non ha lasciato scampo a nessuna delle due. La scelta del luogo non era casuale: il cantiere abbandonato offriva il riparo necessario per agire indisturbato. Al momento del fermo, l’assassino indossava ancora una maglietta con evidenti tracce di sangue, un elemento che ha pesato come un macigno sulla sua posizione giudiziaria sin dai primi istanti del controllo.
I testimoni chiave
La svolta decisiva nelle indagini coordinate dal sostituto procuratore Martina Salvati è arrivata grazie alla testimonianza di una coppia che si era appartata nei pressi della struttura. I due supertestimoni hanno riferito di aver notato movimenti sospetti vicino al cantiere di Pollena Trocchia. In particolare, hanno visto il quarantottenne entrare nell’edificio insieme a una donna e uscirne poco dopo, completamente solo, stringendo tra le mani una borsetta femminile. Questo dettaglio ha permesso ai militari della tenenza di Cercola e della compagnia di Torre del Greco di stringere il cerchio attorno al sospettato in tempi record.
Il profilo del colpevole
Dalle verifiche effettuate è emerso che Mario Landolfi era un beneficiario del reddito di inclusione, una condizione che aggiunge un ulteriore strato di squallore a una vicenda già drammatica. L’uomo è stato descritto come un individuo che frequentava abitualmente la zona del cantiere, conoscendone bene le insidie e i punti ciechi. La sua cattura è stata il risultato di un coordinamento efficace tra le forze dell’ordine e la magistratura di Nola, che hanno lavorato senza sosta per assicurare alla giustizia l’autore di questo feroce duplice omicidio. Ora l’uomo dovrà rispondere di accuse pesantissime, mentre la comunità locale resta attonita di fronte a tanta violenza.


